Da 0 a 10: l’abbraccio dopo le pugnalate, la rivolta social dopo le infamie su Ancelotti, il siluro di ADL e l’ultimo appello per Insigne

Ancelotti esonerato: arriva Gattuso. Milik segna una tripletta, De Laurentiis e quella frase sul tecnico che fa sorridere. Insigne ora si ritroverà col 4-3-3?
11.12.2019 13:38 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Da 0 a 10: l’abbraccio dopo le pugnalate, la rivolta social dopo le infamie su Ancelotti, il siluro di ADL e l’ultimo appello per Insigne

Zero ad alcune lacrime che  puzzano di ipocrisia. Quelle masticate da un coccodrillo che ha appena pranzato con la prole. Non esiste un solo colpevole in questa storia, ma nemmeno un innocente.Ancelotti paga innanzitutto l'incapacità di cambiare l'approccio al calcio di De Laurentiis, la sua dialettica eccessiva e spesso corrosiva. Questo Napoli è stato divorato dalle chiacchiere, spifferi che uno con le spalle larghe come Carlo avrebbe dovuto la forza di azzerare. Nessuno pensi di custodire la verità. Evitiamo però di prolungare una farsa che si era già consumata il 5 novembre e che si è trascinata per troppo tempo. Ora è tempo di fare gli uomini, che il parafulmine è cascato.

Uno l’abbraccio sincero, ad un uomo sincero. Il fermo immagine delle braccia di Callejon che si cingono attorno alla sagoma ormai già sbiadita di Ancelotti nasconde quasi un senso di colpa, delle scuse tardive come esponente di un gruppo che ha abbandonato il suo condottiero. Un ripensamento fuori tempo massimo, l’ammissione di una coscienza che si trascinerà qualche macchia difficile da punire tutto. Nostalgica sineddoche di un Napoli che ha forse prima pugnalato, poi abbracciato il suo capitano. In ogni caso un momento che vale la pena ricordare. Un momento che va oltre il calcio.

Due-tre-tre-otto: alle 23.38 sul profilo Twitter del Napoli cala la mannaia quando ancora si bisbigliava sull’accorato appello di Carlo in conferenza ‘Spero di essere in panchina nella prossima gara’. Una volontà espressa e calpestata qualche minuto dopo, nel calcio che non ti aspetta, che ha tanti giudizi e tanti boia sempre affamati di sangue. Se c'è una cosa che questa vita mi ha insegnato è che certe corde non fanno mai rumore prima di spezzarsi. Dopo, però, avviano un clamore quasi inatteso, concedono spazio a ribaltoni emotivi inattesi. Fino a prima dell’esonero nel mondo social Ancelotti era il male assoluto, ora più della maggioranza è in rivolta per la scelta del club. Ed il naufragar c’è dolce in questo mar…

Tre reti in trentotto minuti passate quasi inosservate. La sfiga cosmica di Milik si manifesta anche in questo nella serata che mette chiaramente il campo in secondo piano. Are segna la prima tripletta di un calciatore nella storia della Champions del Napoli, ma nessuno ne parla. Come essere il figlio di Michael Phelps e vantarsi per aver vinto la gara di nuoto della scuola. Frustrante.

Quattro esoneri dell’era De Laurentiis: Ventura, Reja, Donadoni ed adesso Ancelotti. Coito interrotto di un atto sessuale che in realtà non aveva mai entusiasmato, grandi aspettative nei preliminari, un’attesa quasi spasmodica quando scopri che il tuo amante è uno premiato ad ogni livello. E poi, invece, il piattume. Eros e Tanatos, in cui prevale solo Tanatos. L’Eros tra Napoli ed Ancelotti non c’è mai stato, perché amore e sesso nascono dalla chimica, da elementi che combinati insieme possono generare reazione che non puoi controllare e prevedere. Woody Allen (non il nostro Allan), chiuderebbe la questione così: “Ti ho tradito, ma solo a scopo terapeutico. In fondo l’ho fatto per te. Volevo sapere se riuscivo ancora ad avere orgasmi multipli”. E adesso: sesso".

Cinque punti di vantaggio sul Salisburgo per chiudere un girone più complicato di quanto di pensasse ad un’incollatura dalla squadra Campione d’Europa. Il bipolarismo acuto di una squadra colpevolmente incoerente in campionato e puntualmente feroce nelle notti con i riflettori del mondo ben accessi. Un cammino che esalta e che deprime al tempo stesso ripensando a certi atteggiamenti visti quando si gioca nei nostri confini, una doppia faccia che da una parte versa una lacrima come Pierrot.

Sei alla notte che Gianluca Gaetano custodirà nella cassaforte della memoria come un ricordo intenso. Ancelotti mostra una sensibilità che altri non avevano mostrato in passato (ogni riferimento al caso Sarri-Maggio è VOLUTO), regalando al talento di Cimitile sprazzi di gioia in una stagione per lui dedicata al mero apprendimento e poco alla pratica. Un regalo consegnato con mani delicate da chi ha trovato la lucidità di un gran gesto quando all’orizzonte già avvistava onde alte pronte a travolgerlo. 

Sette all’attacco che torna a segnare, ai sorrisi tra Mertens e Milik nel decidere chi dovesse battere i rigori. A Dries che al secondo si prende il pallone e lo culla dolcemente verso la rete numero 118 in azzurro. Insigne osserva dalla panchina, magari medita, forse ripercorre un cammino che non è stato virtuoso. Sta per arrivare Gattuso e la via tracciata è quella del 4-3-3, staremo a vedere se il problema era giocare qualche metro più avanti o semplicemente un atteggiamento disastroso e deleterio. Le strade sono due: o Ancelotti era il problema, o il problema sono tutti gli altri. Non ci saranno più alibi o scusanti.

Otto reti in stagione partendo titolare sette volte. Milik ritrova subito il sorriso e conferma di essere fondamentale col suo movimento, che permette al Napoli di essere pericoloso con modalità differenti. Una diversità tecnica e tattica che è stata mancanza, carestia, lacuna troppo pesante da sostenere in alcune occasioni. Sbaglierà pure qualche occasione di troppo, ma resta per caratteristiche un ‘Unicum’ da tutelare in questo Napoli. Vedere gioire Arek è come ammirare un salmone che risale la corrente avversa. Acqua e pazze idee sono molto simili: hanno forza dirompente e carica esplosiva. Mi chiamo Milik e vorrei rinascere Salmone…

Nove al momento più alto della serata. Si sarebbe meritato una notte diversa, una cornice diversa, un animo diverso. Ad alzarsi in piedi per Hamsik dovrebbero essere in almeno 6 milioni, tutti quelli che anche per un solo fugace istante hanno patito passionevole sofferenza per la maglia azzurra.Marek su quel campo, sarà sempre qualcosa di differente. Abbiamo battuto forte le mani. Più forte che potevamo. Ma non sarà mai abbastanza per quello che hai fatto. "Leader silenzioso" ha detto Reja. PAROLE SANTE. Tributo dai forti risvolti emotivi per un prato che ha avuto l'onore di ospitare i passi di uno dei migliori centrocampisti al mondo degli ultimi vent'anni.

Dieci anni, Ancelotti può stare qui anche dieci anni. Così parlò De Laurentiis, che come Bellavista è Cassazione quando emette certe sentenze. Era il 17 ottobre, sembra passata un’eternità. Dieci anni che si riducono a due mesi, come in certe condanne bislacche dei nostri tribunali. Il tempo ha logorato in fretta un rapporto che sembrava stabile, il campo ha rosicchiato le idee di Ancelotti voracemente, senza lasciare appello. I numeri, impietosi, sono una base solida a cui affidare le motivazioni della scelta, i rimpianti restano intrappolati in quello che poteva essere e non è mai stato. Ancelotti è istituzione calcistica, tradizione letteraria, divinità pallonara. Le tradizioni sono una grande occasione per spiluccare da un bicchiere sempre più piccolo un cucchiaino di nostalgia. Oggi ci sentiamo tutti un pizzico blasfemi, complici di una blasfemia che sembrava follia fino a qualche settimana fa. Il comunicato del Napoli risuona come l’editto di Costantino del 313 d.C. (dopo Cristo, non dopo Carlo), che accomuna tutti sotto una sola fede: il qualunquismo. “In hoc signo vinces’: ma il simbolo da seguire non è ancora chiaro. E magari nemmeno De Laurentiis lo ha ben individuato…