Da 0 a 10: l’intervento shock di ADL, la crisi isterica di Allegri per Lucca, la stupida guerra di Lang e la grande paura

Da 0 a 10: l’intervento shock di ADL, la crisi isterica di Allegri per Lucca, la stupida guerra di Lang e la grande pauraTuttoNapoli.net
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di Arturo Minervini
Napoli-Lazio 1-1, il nostro Da 0 a 10: l’intervento shock di ADL, la crisi isterica di Allegri per Lucca, la stupida guerra di Lang e la grande paura

Zero alla confusione che regna sovrana in casa Napoli. Un tutti contro tutti dopo le dichiarazioni di Politano e Hojlund post Champions, con una conferenza organizzata e poi annullata con la sala stampa già piena. Tutto ciò che un club di primo livello non dovrebbe fare, tutte le crepe di una gestione troppo emotiva e poco programmata. Il Napoli oggi somiglia a un'orchestra in cui ogni musicista suona uno spartito diverso, mentre il direttore continua a chiedere al pubblico di apprezzare la sinfonia. Ma il frastuono, per quanto forte, non diventerà mai musica.

Uno, forse qualcosa meno, il metro di distanza dalla porta da cui Hojlund compie l’impresa storica: riesce a non fare gol. Va sul pallone di Olivera con la stessa voglia che avrei io di mettermi in fila alle poste nel giorno in cui vengono distribuite le pensioni, atteggiamento difficilmente accettabile a questi livelli. Rasmus è un talento, ma il talento non sempre basta a giustificare una fiducia illimitata. Il talento è una parte di un tutto e, ad oggi, stanno mancando tanti elementi al danese.

Due punti contro Roma e Lazio, le sconfitte con Inter, Juventus e Como. Quando si alza il livello delle avversarie, non che con le altre vada tanto meglio, le difficoltà diventano maggiori, le fragilità azzurre si evidenziano come il libro di uno studente universitario prima dell’esame. Se perdi col Venezia e fatichi pure con le big, allora l’uscita da questo tunnel appare più lontana delle prossime vacanze estive. 

Tre competizioni, dice Allegri, in cui il Napoli sarebbe in corsa. Tecnicamente, pure io sarei in corsa per fidanzarmi con Emily Ratajkowski, ma la vedo dura, caro Max. Ma in corsa de che? In corsa cosa? Che corsa mi dici! “È una giungla, cazo!” Direbbe Malesani. Ma che dici Allegri, che dici! Come si fa a dire che siamo ancora in corsa per la Coppa Italia? È come dire che sei ancora in corsa per vincere la maratona di New York mentre sei seduto sul divano a mangiare una parmigiana

Quattro a De Laurentiis, che rischia di aggiungere confusione ad una situazione già caotica. Chissà se Aurelio non stia rimpiangendo Conte, una cosa è certa: continua a far fatica a gestire i trionfi. Si fa inebriare e perde la retta via. “Se avessi imparato da uno sbaglio ogni volta, sarei davvero ricco. Continuo a cercare tutte le risposte scritte sul soffitto. E mi rigiro la notte, che mal di te… Come fare a botte contro di me…Con le parole quanti danni fai”. Mal di Aurelio.

Cinque e mezzo a Kevin, che davanti a Mandas fa un controllo da leccarsi i baffi ma poi rovina l’opera come un artista in preda ad una crisi esistenziale. Un Michelangelo che, dopo aver scolpito il David, decide di prenderlo a martellate sul naso. De Bruyne in quella situazione non ha alternative al gol, se ciò non accade è un attentato alla bellezza, un sacrilegio che proprio da uno come lui non ti aspetti mai.

Sei il capitano di oggi e fai il capitano. “Comandare non significa dominare, ma compiere un dovere”, un compito che Rrahmani compie in maniera encomiabile quando, con un Lang pronto a perdere la testa per i fischi del Maradona, gli prende fisicamente la testa tra le mani e lo riporta ad uno stato di calma, almeno apparente. Evitare che si aggiungano altri guai, di questi tempi, è già un'impresa da premio Nobel per la pace.

Sette in pagella a Lang, che gioca una delle gare migliori da quando sta al Napoli ma spreca energie per litigare con l’intero stadio.  Tutti gli estremismi di un ragazzo complesso, particolare, che non è mai riuscito a sintonizzarsi sulle stesse frequenze del pubblico azzurro. Da quella prima conferenza da fenomeno da baraccone, a certi atteggiamenti che in questo momento sono più inutili di una borsa frigo al Polo Nord.

Otto all’intervento in scivolata di Lucca, che ferma così un McTominay lanciato verso la porta della Lazio. Tutto meraviglioso, se non fosse per il fatto che Lucca ha fatto confusione tra l’azzurro e il celeste della Lazio. Il Maradona l’aveva già accolto con i fischi, che hanno fatto impazzire Allegri  che ha manifestato con due “Noooo” urlati ad alta voce la scelta del pubblico. Insomma, il clima in casa Napoli è più teso di una cena di famiglia in ‘Parenti serpenti’ di Monicelli. 

Nove all’ultima speranza: la sosta. Questo continuo procrastinare, rimandare a domani la possibile risalita. Torneranno gli infortunati, ma il problema non pare essere solo di uomini. C’è un collettivo che collettivo non è, che è fragile e schizofrenico, viaggia costantemente sul proprio punto di rottura. Nelle orecchie le parole di un gigantesco Eduardo De Filippo: in questo Napoli pare sempre che ‘È cosa 'e niente…” senza voler affrontare realmente i problemi.

Dieci ad Allegri, che sta battendo tutti i record negativi dell’era De Laurentiis. Tutti i dati convergono verso una mediocrità che spaventa un anonimato a cui non eravamo preparati. Pare di assistere, inermi, a tanti treni che passano senza prenderne nessuno, ritrovarsi all’8 novembre in una stazione che non porta da nessuna parte. Allegri sta provando a interpretare Tom Hanks in The Terminal, ma qui gli ostaggi siamo noi, ostaggi di un progetto tecnico che continua a promettere partenze senza conoscere la destinazione.