Anellucci: "ADL non vede l'ora di liberarsi di Conte! Ha già scelto il nuovo allenatore"
A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Partiamo dalla Champions League, in finale ci arriva l’Arsenal. Il gioco di contenimento del Cholo Simeone non ha avuto gli effetti sperati. In Italia sono molti gli allenatori che giocano in catenaccio e contropiede, proprio come Simeone: cosa dobbiamo dedurre da tutto ciò?
“Ieri abbiamo visto una partita abbastanza noiosa, diciamoci la verità. Nulla di particolarmente interessante o entusiasmante. Forse, tra le due semifinali, è andata avanti la squadra che ha meritato di più, soprattutto perché ha avuto gli episodi dalla propria parte e, in queste sfide, fanno sempre la differenza. Però non stiamo parlando dell’altra semifinale, quella tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, che invece è stata straordinaria dal punto di vista emozionale. Quello è il calcio che piace a me. Poi esistono scuole di pensiero diverse: c’è chi sostiene che la partita perfetta sia quella che finisce 0-0. Io, sinceramente, non mi sono mai divertito a guardare uno 0-0. Evidentemente ho una concezione diversa del calcio. Ma, alla fine della doppia sfida, è andata avanti la squadra che ha meritato di più.”
Cosa si aspetta dall’altra semifinale tra Bayern Monaco e Paris Saint-Germain?
“Mi aspetto sicuramente una partita divertente, perché hanno un’idea di calcio completamente diversa. Credo che vedremo tanto spettacolo. Quest’anno il Bayern mi sembra una squadra molto forte, però il Paris Saint-Germain è una di quelle squadre che può segnare in qualsiasi momento, perché davanti ha una qualità incredibile. Mi immagino una gara aperta a ogni risultato, ma alla fine credo che il Bayern abbia qualcosa in più.”
Nel caso in cui dovesse andare avanti il Paris Saint-Germain, secondo lei ci sarebbero possibilità di vedere il Pallone d’Oro assegnato a Khvicha Kvaratskhelia?
“Sicuramente ci sono stati giocatori del Paris Saint-Germain che quest’anno hanno spostato molto in alto l’asticella, e uno di questi è sicuramente Khvicha Kvaratskhelia. Ha fatto cose straordinarie. Non pensavo potesse avere una crescita così esponenziale e non lo avevo mai visto così dominante e performante. Però, per la tipologia di gioco e per il modo in cui gioca la squadra di Luis Enrique, credo che Kvaratskhelia sia stato davvero il giocatore più determinante.”
Poi sappiamo bene da dove nasce il Pallone d’Oro, chi vota e quali sono certe dinamiche.
“In Francia, certo.“
Tornando alla Serie A: ora che è ufficiale la vittoria dello scudetto da parte dell’Inter, è stata più la vittoria di Cristian Chivu o la sconfitta di Antonio Conte e Massimiliano Allegri?
“Per me è stata la vittoria di Cristian Chivu. A inizio anno dissi che l’Inter aveva fatto la scelta giusta, perché ritengo Chivu un allenatore decisamente sottovalutato. Prima ancora è un grande uomo. Ho avuto modo di conoscerlo prima della sua disavventura fisica avuta ai tempi della Roma, e quell’esperienza lo ha cambiato molto. Lo trovo un allenatore molto intelligente nella gestione del gruppo. Quando hai giocatori con 150, 200 o 300 partite in Serie A, cosa vuoi insegnargli tatticamente? Devi soprattutto capire le dinamiche umane, dare serenità e tranquillità. Lui quest’anno è riuscito a ottenere il massimo da tanti giocatori.”
Conte e Allegri, invece, vengono accostati alla panchina della Nazionale. Nei precedenti quindici anni hanno vinto undici scudetti complessivi, ma oggi si ritrovano dietro a Chivu. Lei è d’accordo sul fatto che la Nazionale debba ripartire da uno di loro?
“Io andrei su altro. Intanto la Nazionale deve ripartire davvero, con una programmazione seria e con un presidente federale capace, cosa che negli ultimi quindici anni non abbiamo avuto. Se dovesse vincere Giovanni Malagò, cosa che io mi auspico per le sue capacità manageriali e politiche, allora credo che l’uomo giusto sarebbe Antonio Conte. Il progetto partirebbe da lui e credo ci sarebbe anche la sponda del Napoli, che probabilmente non vede l’ora di liberarsi di un contratto così pesante. Penso che il percorso di Conte a Napoli sia ormai definito e che possa davvero diventare il prossimo commissario tecnico della Nazionale.”
Mi piace molto questa sua dichiarazione secondo cui De Laurentiis non vedrebbe l’ora di liberarsi di Conte. Lo dice soprattutto per un aspetto economico?
“Assolutamente sì. Oggi non ha senso pagare un allenatore così tanto, perché non sono gli allenatori a far vincere da soli. Soprattutto in Serie A. Gli allenatori hanno valore, ma non così tanto da trasformare undici giocatori medi in undici fenomeni. Sono i giocatori che vincono. L’allenatore deve essere soprattutto un grande gestore di uomini e di teste. Se giochi nell’Inter, nel Milan, nella Juventus o nel Napoli, sei già un giocatore importante: certe cose le conosci già. Devi solo essere messo nelle condizioni giuste per rendere.”
Quindi Conte più da Nazionale che da club?
“Sì, molto più da Nazionale. Per il suo carisma e per la sua personalità. Poi magari il suo calcio non mi entusiasma, ma nel calcio conta vincere. Ricordiamoci Fabio Capello: le sue squadre magari non giocavano bene, però vincevano sempre.”
De Laurentiis, secondo lei, si sta già muovendo per il futuro?
“Per me il prossimo allenatore del Napoli sarà Maurizio Sarri.”
Ma non sarebbe una minestra riscaldata?
“Ci sono minestre riscaldate buonissime. Quello che sta facendo Sarri alla Lazio è un capolavoro. Un capolavoro con la C maiuscola. Ti assicuro che vale più di uno scudetto.”
Anche perché ha avuto mille problemi, tra mercato bloccato e infortuni.
“Esatto. Gli hanno bloccato il mercato, poi gli hanno venduto i migliori giocatori e ha dovuto ripartire con tanti giovani. Gli infortuni sono stati tantissimi.”
A proposito di infortuni: a Napoli molti puntano il dito contro lo staff di Conte, soprattutto per i problemi muscolari. Alla Lazio, invece?
“No, lì parliamo di infortuni diversi: tendinopatie, traumi, spalle rotte. Non sono infortuni muscolari. Quando giochi con tanta intensità e tante partite può succedere. Per questo ti dico che, se Maurizio Sarri dovesse arrivare in finale, sarebbe come vincere scudetto e Champions nello stesso anno.”
Secondo lei Kevin De Bruyne è stato un investimento corretto per il Napoli? E resterà anche nella prossima stagione?
“Io non avrei mai fatto un investimento del genere, l’ho detto sin dall’inizio. Per me è stato un investimento inutile. Il giocatore che conoscevamo a Manchester City è ormai un lontano parente. Dopo tanti anni a quei livelli, più gli infortuni, era inevitabile un calo. Qui poi si è fatto male di nuovo in maniera pesante e non è mai stato decisivo. Tra qualche mese, quando finirà il campionato, lei da tifoso del Napoli si ricorderà una partita straordinaria di De Bruyne? Io credo di no. Se invece le chiedo di ricordare una giocata di Dries Mertens, Edinson Cavani o Gonzalo Higuaín, potrebbe raccontarmene cento. Per questo non credo sia stato un acquisto giusto.”
Probabilmente i metodi di Conte si sposano male con un fisico già usurato?
“Esattamente. Quando rientri dopo tanto tempo da un infortunio, le prime partite le giochi a mille. Poi inevitabilmente arriva il calo fisico. E con l’infortunio che ha avuto lui, alla sua età, è normale. Già il fatto che sia rientrato è tanto.”
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