Chiariello: "Ha rappresentato l'anticalcio, ma Allegri può portare le tre cose richieste da ADL"

Chiariello: "Ha rappresentato l'anticalcio, ma Allegri può portare le tre cose richieste da ADL"
Ieri alle 23:00Le Interviste
di Antonio Noto
Chiariello analizza le tre qualità richieste da De Laurentiis ad Allegri per il Napoli.

Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "Veniamo a una frase, che secondo me è passata un po' sotto silenzio e invece bisogna rifletterci su. De Laurentiis, appena pochi giorni fa, intervistato in America dalla Gazzetta dello Sport sul nuovo allenatore, si è espresso in maniera molto succinta, molto breve, molto caustica, direi. Il nuovo allenatore? "A lui chiedo grande personalità, umiltà ed entusiasmo". A cosa pensava De Laurentiis quando ha pronunciato queste parole? Liberté, fraternité, égalité? No. Personalità, umiltà, entusiasmo. La parola "umiltà" gli è venuta in mente pensando a quello che per lui è un vulnus profondo nella sua carriera e nella sua anima di presidente. Rudi Garcia, con quell'allure francese e quell'atteggiamento algido, da vero e proprio ghiacciolo, è mancato soprattutto nell'umiltà. Non ha avuto l'umiltà di calarsi in uno spogliatoio vincente, legatissimo al suo allenatore-guru, Luciano Spalletti, con l'umiltà di chi doveva carpire l'anima di quello spogliatoio. 

E questo è stato il maggior tradimento delle aspettative del presidente e anche delle mie personali, visto che su Garcia mi esposi in maniera positiva, sbagliando. Perché proprio nella sua precedente esperienza romana, se c'era una cosa che era piaciuta ai romanisti, non solo tifosi o addetti ai lavori, o attorno alla Roma, i vari Telese, Dotto, Verdone, Amendola e tutto il cucuzzaro romanista... Ma anche Totti e gli altri giocatori. Totti ne parla nel suo libro. Garcia si pose con grande umiltà e conquistò subito il cuore dei suoi ragazzi, che divennero suoi. Si creò un legame forte tra la squadra e lui. Partì a razzo, venne accolto con le camionette della polizia a Trigoria, in una contestazione mostruosa, con la squadra che sembrava sfasciata per le cessioni, e inanellò dieci vittorie di fila. E Garcia si innamorò di una giornalista romanista, che poi è diventata la sua compagna e la mamma di un bambino avuto insieme. A Napoli questa operazione non è riuscita. Lui si è sentito attaccato fin da subito. Osimhen, in primis. Non ha saputo legare con i big della squadra, non ha saputo legare con l'ambiente, non ha saputo legare col presidente e si è fatto cacciare. La partita con l'Empoli fu paradigmatica in tal senso. Decise di fare la voce grossa, mettendo fuori Kvaratskhelia dall'undici iniziale. Fece un braccio di ferro con De Laurentiis su chi comandasse di più. Fu mandato via. Perse in casa ed era ancora quarto in classifica, era ancora in zona Champions.

Quindi arrivare dopo uno che ha vinto – e Conte quest'anno ha vinto solo la Supercoppa, ma l'anno scorso ha vinto lo Scudetto, insomma un ciclo vincente – non è facile, specie se sei un allenatore titolato quasi in egual guisa, se non addirittura puoi vantare qualcosa in più. Perché, oltre ai sei Scudetti, Allegri ha fatto due finali di Champions, ha vinto quattro Coppe Italia con la Juventus e, credo, anche un paio di Supercoppe. Ora non ricordo perfettamente tutto il curriculum, però Allegri il testimone da Conte vincente lo ha già preso una volta. Quando Conte sbatté la porta in malo modo, a ritiro già cominciato, lui era stato appena mandato via da Berlusconi, che lo appellò senza mezzi termini: "Quello scemo del mio allenatore". Sappiamo che Berlusconi parlava a ruota libera e, in mezzo alla folla di elettori, gli chiesero del Milan e lui chiamò Allegri "scemo". Pensate un po'. Lo mandò via. Fu accolto malissimo dalla Juventus. Mai male quanto Ancelotti, che fu chiamato "maiale" dai tifosi juventini. Ma, a differenza di Ancelotti, lui vinse e vinse tanto. I tre Scudetti diventarono cinque consecutivi e l'Europa, che sembrava preclusa alla Juve perché non aveva i soldi per il "ristorante buono", diventò un salotto ben frequentato, addirittura con due finali contro i mostri spagnoli del Barcellona e del Real Madrid. Le migliori versioni del Barcellona e le migliori versioni del Real Madrid. Quindi lo spocchioso Allegri, quello che nelle conferenze stampa si infervora, quello che litiga con Adani, quello tarantolato che sbatte la giacca, butta tutto per terra, attacca al muro il direttore di Tuttosport e che con Giuntoli per poco non viene alle mani... L'umiltà la conosce. Quella di non fare il guru arrivando dopo un allenatore importante. Quindi io penso che, quando usa queste tre parole, De Laurentiis si rifaccia al vissuto, alle esperienze che ha già vissuto e abbia delle idee molto precise. Quando dice "umiltà" significa sapere che arrivi dopo qualcosa di molto ingombrante e devi essere tu ad adattarti, non loro a te, come fece Benítez, ma tu a loro.

La terza parola che dice è "entusiasmo". Sì, non è un caso. Lui non dice che l'allenatore deve venire con idee, con carisma e con sete di vittoria. No, dice il contrario. Fly down, vola basso. Umiltà, non carisma. Entusiasmo, non sete di vittoria. Perché con Conte l'entusiasmo si era perso. Aveva minato nelle fondamenta il gruppo con il suo modo estremo di accendere la luce, fino a portarlo al cortocircuito. Il gruppo era stanco e aveva perso entusiasmo con Conte. Grandissimo nell'accendere l'anima del gruppo, nel sollecitare e stimolare l'orgoglio, ma alla lunga stancante e usurante. L'entusiasmo è fondamentale per lavorare bene. Allegri ha un modo di operare che non sarà quello dell'allenatore di campo indefesso, ma sicuramente è un tipo, nomen omen, allegro. Io li ho visti gli allenamenti di Conte, ma anche quelli di Allegri. Me li sono studiati. C'è un documentario sulla Juventus allenata da Allegri in cui si vedono gli allenamenti e me li sono studiati per capire come allena. Lui fa scommesse con i giocatori, calcia insieme a loro, gioca insieme a loro, rende le cose allegre e divertenti. Magari non fa un grande lavoro tattico, però sicuramente non è banale. Deve avere entusiasmo e portare entusiasmo. 

E poi soprattutto personalità. Perché a Napoli, ed è questo, credo, il fattore per cui ha scelto Allegri e non Italiano, conta la personalità. Perché a Napoli, se non hai una personalità derivante anche dal curriculum, dal vissuto, dal tuo passato, vieni schiacciato. Gente che ha vinto due Scudetti. Se Vincenzo Italiano gli dice: "Guarda che il movimento deve essere questo", o ti segue e allora torni a vincere, come successe con Sarri che rimproverò Albiol dopo un minuto che lo stava allenando, campione del mondo e campione d'Europa, dicendogli: "Tu hai la postura del corpo sbagliata nell'uno contro uno, non si difende così". E Albiol, zitto e muto, si mise a disposizione e migliorò a 29 anni. Oppure il gruppo dice: "Ma chi sei che parli? Chi sei? Noi abbiamo vinto. Tu chi sei?". Ad Allegri non glielo possono dire. E Allegri non è uno che si fa tirare i compitini dietro. Ripeto, io non parlo di campo perché, fino a oggi, per me Allegri ha rappresentato l'anticalcio. Voglio essere sorpreso, smentito profondamente da questo punto di vista. Non posso fare altro che augurarmelo. Però che Allegri porti entusiasmo, umiltà e personalità, che sono le tre richieste del presidente, lo trovo assolutamente possibile. E, ancora una volta, il mio elogio al presidente è totale, perché ha saputo scegliere i tre tasselli chiave di quella che deve essere la gestione vincente di Massimiliano Allegri".