L’editoriale di Chiariello: “L’Inter vola, obiettivo 45 punti per il Napoli. Infortuni? Ecco la banale verità"
Nel corso di ‘Campania Sport’, il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto col suo consueto editoriale: “Le partite stanno dando dei risultati a volte anche inaspettati, inattesi, e questo turno di campionato non sfugge alla situazione di questa stagione dove a ogni turno c'è una sorpresa. La sorpresa negativa del turno precedente è stata del Napoli, che ha pareggiato col Parma inaspettatamente in casa 0-0. In questo turno è caduta la Juventus. A Cagliari, squadra cicala e vanesia, che ha dominato ma ha perso. Il calcio è questo. Allegri a Como lo ha insegnato ancora una volta, la giocata a volte è più importante del gioco. Non c'è un assioma per cui il gioco vince sulla giocata. Può accadere l'uno come può accadere l'altro. Il Como ha giocato a calcio e il Milan ha mostrato le sue grandi individualità, partendo dal portiere Maignan, Leao e Rabiot, grande protagonista, che ha confezionato la vittoria del Milan. I grandi giocatori fanno grandi le squadre, anche se si passa attraverso un gioco. Altrimenti non si capisce perché questi allenatori guadagnino cifre oggi che sono veramente incredibili. Perché il loro lavoro è diventato sempre più importante, con i loro staff pretorici. Per come oggi viene studiata una partita di calcio, prima di far scendere in campo i calciatori, c'è un lavoro che negli anni passati era assolutamente impensabile. Se solo voglio ricordare gli anni ruggenti di Luis Vinicio, lo staff era composto da lui, il suo vice, il medico sociale. Non c'era neanche il preparato atletico, la preparazione atletica la faceva Vinicio in persona. Erano 4, massimo 5 persone. Il preparatore dei portieri è nato negli anni successivi, li allenava stesso l'allenatore dei portieri. Cioè era tutto un altro modo di impostare una gara.
Però io sento narrazioni che mi lasciano molto perplesso. È un campionato dove può accadere di tutto, è un campionato dove non c'è una padrona, nessuna squadra è dominante. Questa è una fesseria grande quanto una casa. C'è una squadra che sta dominando il campionato. E chi non se ne accorge vuol dire che dorme della grossa. Perché l'Inter dopo aver perso col Milan nel derby, nelle ultime 9 partite, le ha vinte tutte. Le ha vinte 8 su 9 a pareggiato con il Napoli. Che è un pareggio che è stato visto come una cosa favorevole al Napoli, ma che di fatto può essere come il pareggio del Napoli dell'anno scorso con Billing, cioè all'Inter serviva a tenere a distanza il Napoli. Per il resto l'Inter non perde un colpo, a Udine ha vinto in carrozza. E se qualcuno sperava nell'Udinese per accorciare la vetta della classifica, è stato servito. L'Inter ha fatto ampio turnover, ha le risorse quest'anno per poterlo fare. Ha un allenatore che si sta dimostrando una guida sicura che è esordiente. Non è l'Inter dell'anno scorso. A me viene in mente un fatto personale. Noi stiamo tutti giudicando l'Inter per quella che è stata l'Inter d'Inzaghi, una squadra bella impossibile. Una squadra che, pur essendo la più forte di tutte, ha vinto un solo campionato negli ultimi quattro, uno solo, e un paio li ha proprio buttati. Ad una non si è manco iscritta, quello che ha vinto il Napoli di Spalletti. Perché quell'anno fece cinque sconfitte nelle prime dieci partite, se ricordo bene. Partì malissimo, il Napoli volò. E a quel punto l'Inter si dedicò completamente alle coppie europee. Ma l'Inter è stata la squadra più forte degli ultimi cinque anni, da Conte in poi. Conte ha fatto alzare il tiro all'Inter dopo dieci anni dove non dicevano niente. Ha vinto, se n'è andato. E Inzaghi, sull'onda lunga di Conte, si è trovato una squadra veramente forte. Solo che quella squadra è stata piuttosto incompiuta. Ha fatto due finali di Champions per carità, imprese leggendarie come il Bayern Monaco e il Barcellona, però, stringi stringi, nei momenti determinanti veniva meno. Tutti pensiamo sempre a quell’Inter. E' come quando io conobbi mia moglie. Una bella ragazza, ma era giovane, acerba. Io non è che le diedi tutto questo credito. Dopo due anni la incontrai e la trovai meravigliosa. E ovviamente me la sono sposata, col suo consenso ovviamente. Oggi l'Inter è una ragazza meravigliosa. Non è la ragazza acerba di due anni fa o dell'anno scorso. Signori cari, noi dobbiamo contestualizzare le cose. Questa Inter vola.
Che può fare Napoli in questa situazione? Diventare strabico, guardarsi dietro, perché è più importante guardarsi dietro. E provare ancora a guardare avanti. Sapendo che lo scudetto è è sicuramente un'impresa. Nessuna squadra che chiude a 39 punti il giorno di andata e si trova la prima in classifica con 6 punti di vantaggio a 45 ha mai vinto lo scudetto, partiamo da questo presupposto. E' la storia che lo dice. Il Napoli ora che deve fare? Deve fare due operazioni, due obiettivi. Obiettivo 45 punti, cioè deve replicare l'Inter. Noi proviamo a fare l'Inter, vediamo se voi fate il Napoli. E allora se si realizzano queste due condizioni siamo ancora competitivi. Altrimenti dobbiamo lottare per un posto Champions, che comunque è una cosa ragguardevolissima perché l'obbligo di vincere il Napoli non ce l'ha. Questo lo devo sempre ricordare a tutti, quelli che dicono: ‘Non esiste!’. Il Napoli non può sovvertire la storia all'improvviso. La storia dice che dal Grande Torino in poi nessuno li ha mai vinti i due scudetti consecutivi dell'altra Italia, nessuno. Sembra quasi che il mio è come un frate trappista che dice: ‘Fratello, ricordati che devi morire’. Ma purtroppo è così. Questa è la storia. Quindi il Napoli che va davanti in Champions, che arrivi nelle prime quattro, sperabilmente nelle prime due-tre, e non proprio quarta in campionato, che faccia ancora un buon percorso di Coppa Italia, perlomeno una semifinale alzata alla Supercoppa italiana, sarebbe comunque una buonissima stagione. Non dobbiamo giudicare solo dai trofei alzati, perché come dice Conte alla fine vince solo uno gli altri che fanno. Bisogna ragionare invece in termini più complessivi di crescita del club, un club che deve rimanere competitivo. Quindi obiettivo 45 punti al ritorno, cioè di fare quello che ha fatto l'Inter. Obiettivo 11 punti in Champions, fare quattro punti nelle prossime due gare, perché questo è il momento determinante della stagione. Per fortuna la Juve si tiene dietro a quattro punti, che se anche dovesse batterci a Torino non ci raggiungerebbe, né scavalcherebbe. Ma c'è la Roma che è in combe, perché la Roma nel frattempo il centravanti lo ha comprato e ha segnato. Malen è il centravanti titolare della nazionale olandese, non una nazionale di secondo piano. E quindi la Roma adesso ha rafforzato la sua competitività. Bisogna stare molto attenti, perché sono cinque squadre, salvo altre intromissioni, per quattro posti. E sono tutte forti. Poi due hanno il bomber in porta, che si chiamano Maignan e Svilar, altre hanno il bomber davanti. Ma contano anche i portieri, non solo i centravanti.
Detto questo, il Napoli visto ieri non va giudicato per quello che ha fatto. Testa pesantissima, Copenaghen alle viste, l'Inter che vola a nove punti, il Parma dopo il Verona che ha scioccato un po' l'ambiente e poi gli infortuni. Tutti hanno qualche ricetta colpa di Conte, colpa dei preparatori colpa di Tizio, colpa di Caio c'è sempre qualche colpa in questa città, ma forse c'è una cosa banale che è la più banale di tutte, come ha detto oggi Gasperini: ‘Quando si gioca ogni tre giorni, gli infortuni sono una cosa normale’. E se una squadra è anziana, perché il Napoli è molto anziano. Il Napoli ha una linea difensiva con un portiere di 28 anni, con Di Lorenzo che è del 1993, ne ha 32, Politano esterno che ne ha 32, Rrahmani ne ha 31, Juan Jesus ne ha 34 compiuti e Spinazzola ha 32. C'è una linea difensiva parecchio attempata e i due di centrocampo, quando torna Anguissa, hanno 30 e 31 anni. E davanti non è che abbiamo tutta sta gioventù, perché lo stesso Neres va per i 30, McTominay va per i 30. Abbiamo un solo giovane Hojlund, che è un vero gioiello da sgrezzare ancora, ma che diventerà probabilmente uno dei più forti d'Europa se non lo è già un grande centravanti. Quindi il Napoli, essendo una squadra anziana, è più soggetto ad altri infortuni muscolari. Potrebbe essere semplicemente questa la banale e semplice verità, visto che si gioca ogni tre giorni. Poi il Napoli in queste condizioni, avendo perso altri pezzi, stando veramente in una situazione difficilissima di organico, di uomini che non rientrano. Il mistero Neres rientra, non rientra, sta bene, non sta bene. Conte dice seccato: ‘Domandate ai medici, io non voglio sapere niente’. Anguissa rientra, non rientra. Come sta Lukaku? Non lo sa nessuno, è in questa situazione riusciranno i nostri eroi, che hanno giocato la fisch Vergara sul tavolo della Serie A, guidati da questo straordinario condottiero che è Antonio Conte, che riesce sempre a trovare la soluzione nei momenti di massima difficoltà, riesce sempre a tirar fuori grandi prestazioni, a tenere botta in Champions e in campionato? La settimana che ce lo dice: Copenaghen, Juventus. Io so solo che passiamo da un giudizio all'altro con il Napoli in una velocità estrema, ma è colpa nostra o è colpa degli eventi della cronaca? il Napoli 15 giorni fa ha dominato a Roma con la Lazio e si è detto il più bel Napoli di sempre, uno dei più belli di sempre. Il Napoli che ha dominato a Riad, che ha vinto a Cremona, che ha vinto a Roma, è uno dei Napoli più belli di sempre. Dopo 15 giorni stiamo dicendo quanto è brutto il Napoli di Conte, forse in questo caso dovremmo dire qualcosa di un po' più equilibrato. Il Napoli di Conte ha difficoltà ad attaccare difese schierate, non è di quest'anno, è già dall'anno scorso che è così. E’ una difficoltà endemica, che ha questo Napoli. Ma il Napoli di Conte è stato capace anche di grandi prestazioni, soprattutto nelle grandi partite. Visto che è una settimana da grandi partite, apriamo il cuore alla speranza e alla fiducia. Diceva Palmiro Togliatti: ‘Il pessimismo della ragione, l'ottimismo della volontà’. Figuriamoci il cuore come vola poi”.
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