Renica: "Avrò il cuore diviso a metà. Napoli in crescita, Samp in calo"

Alessandro Renica ha indossato la casacca blucerchiata tra il 1982 e il 1985, conquistando la prima Coppa Italia, prima di approdare nel Napoli degli Scudetti.
09.01.2010 08:35 di La Redazione   Vedi letture
Fonte: Sampdorianews.net
Renica: "Avrò il cuore diviso a metà. Napoli in crescita, Samp in calo"

Napoli–Sampdoria, oltre che uno scontro diretto in chiave europea, sarà anche la sfida tra i numerosi ex: Mazzarri, Quagliarella, Campagnaro e Maggio da una parte, Mannini dall’altra. Per trascorrere la vigilia tra ricordi e imprese del passato, Sampdorianews.net ha avuto il piacere di contattare in esclusiva Alessandro Renica, difensore che ha indossato la casacca blucerchiata tra il 1982 e il 1985, contribuendo alla conquista della prima Coppa Italia, prima di approdare nel Napoli degli Scudetti:

Cosa ha rappresentato la Sampdoria nel corso della sua carriera?
“Arrivare alla Samp fu la realizzazione di un sogno. Passavo dalla C con il Vicenza alla serie A, nutrivo tanta curiosità e altrettanto timore nell’affrontare da diciottenne una grande città come Genova. Era indescrivibile l’entusiasmo per essere arrivati in serie A, il sogno di tutti i giocatori”.

Che Presidente è stato Paolo Mantovani?
“Più che un Presidente è stato un secondo papà. Umanamente è stata la persona più importante che ho incontrato nell’ambiente calcistico, penso si tratti di un sentimento comune a tutti i giocatori che lo hanno conosciuto. Era una persona squisita, generoso, aveva grandi progetti e ambizioni, ai suoi tempi si respirava grande entusiasmo, aveva voglia di far le cose per bene, di comprare i migliori giovani in circolazione”.

Come è stato il rapporto con la piazza genovese e la tifoseria blucerchiata?
“Ottimo, i tifosi mi hanno aiutato e incoraggiato, dal canto mio mi impegnai molto, fa parte del mio carattere. Nell’ambiente regnava l’entusiasmo, me ne sono poi andato con dispiacere, ma per fortuna ho iniziato un’esperienza molto interessante a Napoli, alla Samp le “porte” per me erano ormai chiuse sotto un certo punto di vista”.

Quali sono state le ragioni che hanno portato al suo trasferimento dalla Samp al Napoli?
“Bersellini non mi vedeva come libero, bensì come terzino, mentre volevo giocare da libero, anche perchè, se avevo le caratteristiche tecniche e tattiche, non avevo quelle fisiche per ricoprire il ruolo di terzino sinistro, necessarie per svolgere le due fasi. A Napoli ho avuto la possibilità di giocare nel ruolo che sentivo più mio”.

Il rimpianto più pesante e la gioia più indescrivibile provate da calciatore.
“Il primo scudetto a Napoli, dove provai un’emozione irripetibile, una città intera era impazzita, e la prima Coppa Italia vinta alla Samp. I rimpianti invece fanno riferimento ai numerosi infortuni che mi hanno limitato a fine carriera e alla considerazione che il Napoli di quegli anni ha vinto poco rispetto al proprio valore, avrebbe potuto vincere la Coppa dei Campioni e più scudetti”.

Napoli è stata una tappa fondamentale nella sua carriera da calciatore. Che sensazioni prova nel rivedere i partenopei a lottare per un piazzamento europeo?
“Fa piacere constatare la presenza di un Presidente capace di riportare dopo tanti anni Napoli nei quartieri alti del calcio che conta. A mio parere ha tutte le possibilità per giocarsi un piazzamento Champions”.

Mentre il Napoli non conosce più il significato del termine “sconfitta” dall’avvento in panchina di Mazzarri, la Samp sta rinviando, dal 22 novembre, l’appuntamento con la vittoria. Che partita si aspetta domenica al San Paolo?
“Il Napoli è in grande crescita, mentre la Samp è in calo. Del Neri è un grande allenatore, ma la squadra non riesce più giocare ai ritmi da lui richiesti; difficile capire come mai da un importante inizio qualitativamente parlando si è passati ad un crollo verticale, una netta involuzione. Pronostico? Se la Samp tornasse quella ammirata ad inizio stagione, o mantenesse per l’intera partita i ritmi tenuti contro il Palermo, allora può anche fare risultato. Ultimamente però in trasferta i blucerchiati sono molto latitanti nel gioco e troveranno un Napoli nelle migliori condizioni psicofisiche possibili, peraltro allenato dall’ex Mazzarri, bravissimo a caricare la squadra. Al momento chiunque farebbe un pronostico favorevole al Napoli, ma tutto dipenderà se il 4-4-2 presentato da Del Neri tornerà ad essere sorretto da bel gioco, ritmo e pressing ben organizzato”.

Sarà anche la sfida tra grandi coppie goal: Lavezzi e Quagliarella da una parte, Cassano e Pazzini dall’altra. Chi potrebbe rivelarsi il match–winner?
“A mio parere è il collettivo ad essere decisivo. Hai citato giocatori straordinari, i cui colpi individuali dipendono però dal gioco della squadra, dall’intensità di gioco, dal riuscire a seguire alla lettera i dettami dei tecnici e ad un’ottimale condizione fisica, elemento fondamentale per qualunque squadra”.

Che spiegazione si è dato della recente e netta involuzione dell’attuale Sampdoria?
“Da lontano è difficile spiegarselo, ma a mio parere qualcosa potrebbe essersi rotto nello spogliatoio, perché no, dopo le dichiarazioni di Cassano contro i fischi dei tifosi ricevuti nella partita contro il Bari. Può capitare di perdere, non si può sempre vincere, ma secondo me le reazioni del ragazzo sono state eccessive. Cassano è una persona simpatica, divertente, capace di esasperare, nel bene e nel male, un po’ croce e delizia della squadra, un motivatore per tutti i compagni quando sta bene, ora è tornato delizia. Senza ombra di dubbio rappresenta un patrimonio del calcio italiano, ogni tifoso maturo dovrebbe capire quando ha senso fischiare, anche se chi paga il biglietto ha pure il diritto di lamentarsi ogni tanto. Del Neri è tra i più bravi allenatori in circolazione, ma deve ritrovare l’entusiasmo e la convinzione della sua squadra”.