Prima del calcio c'era l'ippodromo: la tradizione sportiva napoletana da Agnano a oggi

Prima del calcio c'era l'ippodromo: la tradizione sportiva napoletana da Agnano a oggiTuttoNapoli.net
© foto di Federico Titone/BernabeuDigital.com
Ieri alle 22:39Notizie
di Redazione TN

Napoli è una città che respira calcio, ma la sua anima sportiva ha radici che affondano molto più indietro del pallone. E hanno quattro zampe. Il cavallo, non a caso, è uno dei simboli araldici più antichi della città, e per generazioni di napoletani la domenica sportiva non si è consumata sugli spalti di uno stadio ma sulle tribune di un ippodromo. Quello di Agnano, per la precisione: un impianto che quando l'attuale stadio Diego Armando Maradona non era nemmeno un progetto, richiamava già folle da tutta Italia.

Una donazione, un lago e un'inaugurazione regale
La storia comincia negli anni Venti, quando il cavaliere Raffaele Ruggiero dona al Comune di Napoli l'area del lago di Agnano con un'idea precisa: costruirci un tempio per le corse dei cavalli. Il progetto prende forma in uno scenario che ancora oggi non ha eguali tra gli ippodromi italiani, incastonato tra il parco naturale degli Astroni e le terme di Agnano, su un'area verde di 48 ettari. L'inaugurazione arriva il 2 ottobre 1935, con una cerimonia solenne benedetta dal cardinale Ascalesi e la presenza della futura regina Maria José. Da quel giorno le piste di Agnano, oltre 200.000 metri quadrati tra trotto e galoppo con tribune da 16.000 spettatori, diventano il centro dell'ippica del Mezzogiorno.

Il Gran Premio che nacque da una lotteria
Il salto nella leggenda arriva nel dopoguerra. L'11 maggio 1947 si corre la prima edizione di quella che allora si chiamava "Lotteria di Primavera", abbinata a una delle quattro lotterie nazionali dell'epoca: vince Giaur da Brivio, guidato da Ugo Bottoni, "l'ammiraglio" del trotto. È il battesimo del Gran Premio Lotteria, la corsa che avrebbe consacrato Agnano nel calendario mondiale. Il legame tra la corsa e il pronostico, del resto, è scritto nel suo stesso nome di battesimo: l'ippica è da sempre lo sport in cui la competizione e la giocata convivono, dal totalizzatore delle tribune di allora fino a oggi, quando le scommesse ippiche si sono spostate in gran parte sulle piattaforme online autorizzate ADM, seguendo il pubblico dove il pubblico è andato.

Nel 1951, alla ripresa dopo tre anni di pausa, Agnano regala all'ippica mondiale un'invenzione destinata a fare scuola: per la prima volta al mondo una corsa al trotto si disputa con la formula delle tre batterie eliminatorie più finale nell'arco della stessa giornata, un format spettacolare che trasforma il Gran Premio in un evento. Oggi la Lotteria, come ricostruisce la storia ufficiale della corsa, è una prova di Gruppo 1 sui 1.600 metri inserita nel gotha del trotto internazionale accanto al Prix d'Amérique di Parigi e all'Elitloppet svedese, e chi la vince alza il Maschio Angioino, il trofeo che porta il nome del castello simbolo della città.

Da Varenne a Febbre da Cavallo: quando la pista diventa mito
Su quella pista di sabbia sono passati tutti i giganti della disciplina. Il più grande di tutti, Varenne, il "Capitano" considerato il miglior trottatore della storia, nel 2002 ha fissato ad Agnano il record dell'impianto, ancora oggi imbattuto. E la pista napoletana è entrata perfino nell'immaginario cinematografico nazionale: è ad Agnano che fu girata una delle scene più celebri di Febbre da Cavallo, con Gigi Proietti e la sfortunata puntata su Can Can, a certificare che l'ippodromo napoletano era, anche per il grande pubblico, l'ippodromo per antonomasia del Sud.

Un patrimonio che cerca il suo secondo tempo
Come tutta l'ippica italiana, anche Agnano ha attraversato stagioni difficili: il pubblico delle tribune si è assottigliato, il baricentro dello sport si è spostato altrove e l'impianto ha dovuto reinventarsi, aprendosi a concerti, eventi e famiglie per riportare i napoletani in un luogo che resta un patrimonio unico di storia, sport e paesaggio. Ma la tradizione resiste: ogni primavera il Gran Premio Lotteria continua a portare a Napoli i migliori cavalli e driver del mondo, rinnovando un rito che va avanti da quasi ottant'anni.

C'è qualcosa di profondamente napoletano in questa storia: la capacità di trasformare uno sport in un'identità collettiva. È lo stesso meccanismo che decenni dopo avrebbe trovato nel pallone la sua espressione più travolgente, dalla fondazione azzurra fino agli scudetti che hanno riscritto la geografia del calcio italiano. Prima che il sabato del tifoso napoletano profumasse d'erba dello stadio, profumava di sabbia battuta e di sella. E ad Agnano, tra gli Astroni e le terme, quel primo capitolo della grande storia sportiva della città continua a correre.