Dodo-Napoli, da Firenze: “Piace ad Allegri, ma è coperto con Favasuli che si sta imponendo”
Il Napoli è atteso da un blocco di partite importante per capire quale direzione potrà prendere la stagione. Dopo un avvio caratterizzato da risultati altalenanti, la squadra di Massimiliano Allegri dovrà trovare maggiore continuità e dare risposte concrete, mentre Roma, Inter e Como hanno già mostrato segnali importanti. Per analizzare gli equilibri del campionato, il momento del Napoli e anche le possibili dinamiche di mercato in vista di gennaio, abbiamo fatto il punto con Dimitri Conti, giornalista di Tuttomercatoweb.com e profondo conoscitore delle vicende della Fiorentina, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Finora abbiamo visto un’Inter e una Roma quasi imprendibili. Pensi che possano cambiare gli equilibri e che questo possa favorire il Napoli, ma anche le squadre che arrivano un po’ dalle retrovie della classifica? “Sì, possono esserci dei cambiamenti, penso anche a stretto giro di posta. Banalmente, il calendario offre già un test interessante per la Roma, che dovrà vedersela con il Como. A mio parere sono entrambe squadre candidate a fare il grande salto quest’anno. Si continua a sottovalutare il Como, nonostante si sia qualificato in Champions League e nonostante il mercato fatto. Ho la sensazione, ma è un’impressione puramente soggettiva, che il Como venga trattato un po’ meno per quello che realmente è, perché le alternative che ha davanti, secondo me, non le ha nessun’altra squadra di Serie A.
Per il Napoli, invece, questo sarà a mio parere il blocco decisivo per capire la direzione. Da qui alla prossima sosta avremo indizi importanti, perché secondo me chi fa processi definitivi sulla base di cinque giornate di campionato sbaglia. È altrettanto vero che lo stesso Allegri è un profeta delle tappe, chiamiamole così. Ha detto tante volte che i campionati si decidono ad aprile ed è uno che ama mettere dei checkpoint, delle tappe intermedie nel percorso. Quindi questo blocco di partite da qui alla prossima sosta per le Nazionali sarà indubbiamente una cartina di tornasole per capire quali siano le ambizioni del Napoli e dove possa realmente arrivare. Però questo lo ricordo sempre quando parlo del Napoli: è una squadra in cui la società non ha tenuto il passo delle altre sul calciomercato. Favasuli è una buona intuizione, ma è un ragazzo ancora giovane, tutto da costruire, e c’è stata una certa assenza di movimenti. È vero che il blocco di partenza non era affatto male, ma va anche considerato che molti giocatori erano sopra i 30 anni e quindi aggiungono un anno in più”.
Voi a Firenze avete già affrontato sia il Napoli sia il Frosinone. Ti chiedo, dal punto di vista del gioco, quali sono state le tue impressioni sulle due squadre? “Sono state due partite molto diverse, ma non c’erano due allenatori differenti, perché la Fiorentina è una di quelle squadre che ha già cambiato guida tecnica e lo ha fatto anche molto presto. Fiorentina-Frosinone 0-3 è stata un po’ la fotografia del disastro fatto con Grosso in panchina, che sarebbe stato poi esonerato. Alla sconfitta successiva con il Torino si è aggiunto, in generale, il disastro nell’indirizzo di questo nuovo corso tecnico, soprattutto perché quella era stata anche la serata del centenario del club. È stata proprio la classica situazione horror. Il risultato contro il Frosinone è stato anche un po’ bugiardo, perché la Fiorentina ha sprecato diverse occasioni in quella partita. Poi chiaramente i risultati e i punteggi esistono per un motivo, però dire che quella Fiorentina-Frosinone possa essere stata rappresentativa al cento per cento sarebbe eccessivo. Quella contro il Napoli era già la Fiorentina di Vanoli, una squadra un po’ meno incerta, un po’ più sicura e chiamata anche a rispondere immediatamente alla pressione di non essere sempre quella dello scorso anno. Perché il sospetto che qualcuno ha è che la Fiorentina, nonostante i tantissimi milioni di euro investiti sul mercato, sia una squadra che forse non abbia alzato il proprio livello così tanto. Il discorso fatto per il Napoli vale anche per la Fiorentina: il giudizio, eventualmente, si può dare almeno alla fine di questo blocco di partite. Tornando al Napoli, a Firenze ha giocato una buona partita. Non ho contezza totale di come sia stata analizzata da ciascuno dei rappresentanti della stampa azzurra, però per il Napoli non ci sarebbe stato nulla di strano nel fare quella prestazione. È stata una partita particolarmente divertente, entrambe le squadre potevano vincerla, ma non direi che il Napoli abbia offerto una prestazione insufficiente o negativa. Ci vorrà un pochino di fiducia, per come la vedo io, anche da parte dell’ambiente, e di considerazione del fatto che, partendo dal presupposto di voler vedere il calcio spettacolo, si va da poche parti. Bisogna anche valutare le partite per quello che sono”.
Qual è stata la tua percezione di Rasmus Højlund? "Ormai, secondo me, da qualche anno, anche se Højlund è a Napoli dallo scorso anno, si tende a giudicarlo molto. L’anno scorso i 12 gol che ha fatto, insieme agli assist, sono stati anche frutto di un Napoli che ha giocato molto per lui, ma non sempre sono stati il risultato della sua grande qualità balistica. Però guardo anche alla pausa per le Nazionali: ha fatto diversi gol anche durante la sosta. Tutti i giorni lo abbiamo visto segnare. Lo stesso vale per De Bruyne, e anche Ndour ha segnato da 70 metri.
Secondo me si fa male a voler categorizzare troppo le cose. Vi faccio un esempio vicino al mondo della Fiorentina: Pellegrino, che è stato acquistato quest’estate tra diverso scetticismo e con un’etichetta, quella di essere un giocatore che segna solo di testa. Adesso Pellegrino ha segnato in tutti i modi. Quindi capite che, alle volte, si rischia di dare delle definizioni troppo nette. Io su Højlund ho un’opinione positiva. Non so come venga raccontato nell’ambiente Napoli, ma è un ragazzo del 2003. È un giocatore che vedo molto generoso, non mi sembra un grosso piantagrane e, dal punto di vista della mentalità, secondo me è giusto. Tecnicamente non è un fenomeno, non è un bomber per come qualcuno forse ancora oggi lo intende, basta vedere le stagioni che ha disputato. Però è comunque un 23enne, quindi non si può emettere una sentenza definitiva neanche da questo punto di vista. Per me è un giocatore sul quale ho pochi dubbi. Forse è uno di quei calciatori che, una volta arrivato a Napoli, deve adattarsi a una dimensione di tifo molto particolare. Ma Højlund non è un giocatore che metterei in discussione in questo momento. È vero che il suo inizio in campionato e anche in Champions League non è stato granché, però, per dire, a Firenze ha trovato sulla sua strada Dragusin nella sua miglior partita, probabilmente l’unica buona partita che ha fatto fino a qui. Quindi io aspetterei a trarre conclusioni così definitive. Secondo me Højlund è una punta molto forte, che farebbe la differenza in tutte le squadre di Serie A, probabilmente anche all’Inter. Forse non in senso assoluto e totale, ma è uno che fai male a mettere in panchina. Se dovessi cercare i problemi del Napoli attuale, forse guarderei altrove”.
È uscito fuori il nome di Dodô, che magari potrebbe lasciare la Fiorentina. Ti risulta un interesse anche del Napoli? “Dodô, sicuramente, era uno dei giocatori che piacevano ad Allegri. È altrettanto vero, però, che con Favasuli che si sta imponendo non so se sia ancora al primissimo posto nella lista. C’è poi un ragionamento da fare su Dodô: per il Napoli c’è la possibilità di prenderlo a costo zero a giugno del 2027, per cui non so se possa essere una possibilità concreta già a gennaio. Sicuramente è nell’interesse della Fiorentina trovargli una sistemazione a gennaio, così da poter monetizzare almeno qualcosa dalla sua partenza. Mi sembra, però, che il Napoli non possa essere interessatissimo a spendere dei soldi per un esterno destro difensivo in un ruolo nel quale, ribadisco, sta scoprendo un ragazzo italiano di 22 anni come Favasuli, che peraltro è anche lui un ex Fiorentina. Quindi, per non lasciare nulla al caso, dico che se sarà Dodô-Napoli me lo immagino più a giugno che a gennaio”.
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