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Emergenza infortuni, ex fisioterapista Napoli: "Non solo sfortuna, vi spiego"

Emergenza infortuni, ex fisioterapista Napoli: "Non solo sfortuna, vi spiego"TuttoNapoli.net
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Oggi alle 17:40Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Il fisioterapista ed ex Napoli Giovanni D'Avino analizza l'emergenza infortuni degli azzurri: "Le variabili sono tante".

Luigi D'Avino, ex fisioterapista del Napoli, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Infortuni Vergara-Favasuli? Capire l'entità, l'origine e la genesi di questi infortuni non è facile, perché ci sono tante variabili che possono influenzarli e determinarli. Anche per quanto riguarda i giovani bisogna considerare che sono calciatori con grande voglia di giocare: magari un affaticamento o un piccolo dolore vengono minimizzati e, anche per inesperienza, possono trasformarsi in qualcosa di più serio. Bisogna poi considerare le Nazionali, le trasferte europee e il fatto che spesso il recupero non sia ottimale a causa delle partite ravvicinate. Possono esserci viaggi intercontinentali e cambi nei sistemi di allenamento, con poco tempo a disposizione per ottenere il massimo. A questo aggiungerei anche una dose di sfortuna, il vissuto clinico precedente di ogni giocatore e naturalmente l'età. In generale un ventenne può recuperare più facilmente di un calciatore di 30-32 anni, ma non è una regola assoluta".

Per Vergara si parla di un'assenza abbastanza lunga. Quali sono i rischi di accelerare il recupero dopo un infortunio muscolare?
"Innanzitutto bisogna stabilire la restitutio ad integrum della lesione. Io non conosco nel dettaglio quella di Vergara, quindi non posso entrare nel caso specifico. Bisogna conoscere grado ed estensione della lesione e anche altri elementi che possono incidere sulla qualità della cicatrice. Una volta che la lesione si è completamente chiusa comincia un'altra fase, quella del ritorno sul campo. A quel punto il calciatore viene valutato quotidianamente attraverso il confronto tra giocatore, preparatori e staff medico. Esistono protocolli che indicano determinate tempistiche, ma ogni atleta reagisce in maniera differente. Per questo eviterei di stabilire immediatamente tre o quattro settimane. Bisogna osservare l'evoluzione e, soltanto dopo gli opportuni test fisici e con tutte le garanzie necessarie, riportare il giocatore in campo".

Quanto può fare oggi la fisioterapia nella prevenzione, considerando le enormi sollecitazioni alle quali sono sottoposti i calciatori?
"I giocatori sono super controllati e negli staff delle grandi squadre si svolge tantissima attività preventiva. Il mio pensiero personale, però, è che puoi fare tutta la prevenzione e avere tutte le attenzioni possibili, ma contro la natura non puoi fare tutto. Oggi gli atleti vengono monitorati e, quando emerge un affaticamento, si cerca chiaramente di preservarli. Il problema nasce anche quando quel calciatore è fondamentale e non hai un sostituto della stessa qualità. Può capitare allora di utilizzarlo anche in una situazione non ideale. Una partita comporta uno stress fisico e mentale importante e, se non sei al cento per cento, può aumentare il rischio di incappare in un problema".