Prof. Clemente di San Luca su Orsato: "Non può fare lui le regole! Istiga all'eversione"
Guido Clemente di San Luca, docente di Giuridicità delle regole del calcio al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli per analizzare la prossima sfida tra Fiorentina e Napoli.
Che tipo di partita ti aspetti al Franchi contro la Fiorentina?
“È una gara difficilissima. L’ho scritto anche nel consueto pezzo su Tuttonapoli. Però è una gara dalla quale, se tu ne esci vincitore, secondo me sortiscono effetti allo stato imprevedibili. Credo che le due contendenti principali al titolo pareggeranno e, se noi vinciamo a Firenze, ci mettiamo a quattro punti prima della sosta. Durante la sosta vedrai che recuperiamo. Il problema è vincere domani, perché è una partita tostissima. Ho visto la Fiorentina, mi sono studiato entrambe le partite di Vanoli. Da quando è tornato, mi è sembrata una squadra in salute, viva. Bisognerà giocare una grande partita. Io, per esempio, azzardo una delle idee folli che contraddistinguono gli amanti del bello: da quello che leggo, sembra che Neres sia in forma e si stia riprendendo. Io farei una mattata domani: metterei Neres a destra e Lang a sinistra”.
È una soluzione che potrebbe garantire equilibrio tattico con due esterni puri. Ti convince?
“Assolutamente. Non è una cosa impossibile da vedere. Se pensi che Olivera è dall’altra parte, a sinistra, da quel lato tieni lo stantuffo. Poi c’è sempre Favasuli, che può entrare sia a destra sia a sinistra”.
Il Napoli dovrebbe partire con l’obiettivo di aggredire la Fiorentina?
“A questo non ci piove, hai perfettamente ragione. Ti ho seguito lunedì sera nella tua analisi tattica durante la trasmissione di Canale 8: ho visto le spiegazioni che hai dato e mi hanno convinto. L’ho scritto e quello che sta facendo adesso in Turchia lo conferma: io ero assolutamente per Italiano. Ho detto che Conte ci ha rovinato, ma ci ha rovinato sul fisico. Abbiamo vinto uno Scudetto e ottenuto un secondo posto, ma restano le scorie di quello che è accaduto. Hai voglia a parlare dei bilanci. Ieri sentivo Bellinazzo dire che il bilancio è a posto. Grazie, ma, a parte il mercato, noi non abbiamo operato in nessun modo per risanare la situazione. Questa è la situazione che si vede dall’esterno, perché non sono un esperto di bilanci. Si vede anche sotto il profilo della squadra, perché si è usurata in quei due anni. Io non faccio il medico né il preparatore atletico, però vedo pallone da sessant’anni. Ti accorgi quando i giocatori vengono spremuti. Leggo le ironie di chi dice che anche gli infortuni sarebbero colpa di Conte. È chiaro che non esiste un nesso eziologico diretto di causa ed effetto, però è fuori discussione che una rosa già anziana, invecchiata di un altro anno e reduce da due stagioni di spremitura, sia più soggetta agli infortuni”.
Non sono stati tutti problemi muscolari: diversi calciatori hanno subito eventi traumatici o si sono sottoposti a interventi.
“Marianucci ha ricevuto una botta in amichevole, mentre Giovane e McTominay si sono sottoposti a interventi. Non ne parliamo, stendiamo un velo pietoso, perché qui non si può dire niente sulla società. Ma com’è possibile che questi calciatori abbiano determinati problemi e tu non li risolva prima del ritiro? La trovo una cosa di una gravità assoluta. Alisson Santos, per esempio, si è fatto male dopo uno scatto e anche quello di Meret è un problema muscolare. Non voglio estremizzare e guardo le cose dall’esterno. Ripeto ancora una volta: la vera eredità pesante di Antonio Conte è il fatto che tutti si siano convertiti alla cultura della vittoria e basta. Questo conferma che la mia è un’ossessione fondata. È come se il Mezzogiorno d’Italia avesse bisogno di vincere a ogni costo per omologarsi a quelli del Nord. Noi dobbiamo andare a vincere senza rinnegare noi stessi, perché, se vinci per diventare tale e quale a loro, allora non abbiamo vinto niente. È così difficile da spiegare questa cosa?”.
A proposito di ragazzi napoletani, cosa pensi della prima convocazione di Antonio Vergara in Nazionale?
“È una bella notizia. Per la verità, un’altra delle cose che non ho capito è perché non siano stati conservati quei due o tre ragazzi che erano Under e, quindi, non influivano sulle liste. Tra l’altro, leggo che non stanno nemmeno giocando. Ho visto Rao nella partita Pisa-Fiorentina ed è un bel giocatore. Poi c’è il mediano-regista napoletano, Prisco, che è andato al Bari. I miei amici che sono stati a Dimaro e Castel di Sangro lo hanno visto. Non si poteva mantenere, considerando che siamo senza centrocampisti? A maggior ragione sapendo che McTominay si doveva operare, perché non possono farmi credere che non lo sapessero. Hanno fatto una fesseria a non farlo operare prima del ritiro, ma conoscevano il problema. Tieniti Prisco, no? Lo stesso vale per Garofalo. Teneteli questi ragazzi in rosa, anche perché Rao, per esempio, a Pisa non sta giocando da titolare. Se non gli fai disputare un campionato intero lì, non hai questa garanzia. Non sarebbe meglio allenarsi insieme a Di Lorenzo e Olivera? Crescerebbe, o sbaglio?”.
Un nostro ascoltatore, propone l’azionariato diffuso: se il Napoli ha decine di milioni di tifosi nel mondo, perché non raccogliere capitali per realizzare lo stadio e il centro sportivo e contribuire a costruire una squadra più forte e giovane?
“Ragazzi, sono questioni sulle quali è difficilissimo disquisire. Ne sento di ogni tipo, tutto e il contrario di tutto. C’è chi mi dice che il presidente si sia sfasteriato, che non ne possa più e voglia andare via. Altri mi dicono l’esatto contrario: che ci sarebbe chi vorrebbe che vendesse e che De Laurentiis avrebbe già risposto di no. Arrivano voci di tutti i tipi: come fai a stabilire quale sia la verità? Diversamente da quello che lui pensa di me, io penso che abbia fatto il bene del Napoli. L’ho scritto decine di volte. Lui ha una cattiva opinione di me, fondata soltanto sul fatto che è impermeabile a qualunque tipo di critica. Questo non va bene, soprattutto quando si riveste una posizione del genere. Gli ho sempre riconosciuto un ruolo fondamentale. È un impresario – perché così si chiamano gli imprenditori del settore dello spettacolo – come ce ne sono pochissimi. Ha un fiuto straordinario e ci ha regalato un salto enorme rispetto alla situazione deficitaria nella quale ci trovavamo. Non possiamo non essergliene grati. Per il resto, però, non c’è tutta questa chiarezza nella gestione della società. Manteniamo il bilancio a posto e ne sono felice, ma non si riesce a capire chi sostenga che abbia ricevuto determinate offerte. Mi arrivano voci da persone che sarebbero addentro alle cose. Ma chi avrebbe presentato questa offerta da due miliardi? È reale? C’è chi mi parla di un soggetto e chi di un altro: quelli della pallacanestro oppure quelli delle crociere. Girano continuamente voci in questa città e tutti accreditano sé stessi come portatori della verità. Noi non possiamo saperlo, ma ci farebbe piacere”.
De Laurentiis dovrebbe cominciare a immaginare una successione?
“Non si può immaginare il futuro pensando di non essere più protagonisti. Io faccio tanta fatica a pensare all’inizio dell’anno accademico senza avere la mia aula con 150 studenti, insieme ai quali trascorrere un anno. Faccio fatica ad accettarlo, ma devo farlo. Lo stesso, mutatis mutandis, vale per chi fa l’imprenditore. Un impresario dello spettacolo di quel livello deve capire che, a un certo punto, forse anche per il bene della società civile, della città e dell’ambiente, bisogna immaginare di lasciare gradualmente, disegnando un futuro roseo. Questo lo iscriverebbe nella storia. Se se ne andasse in maniera traumatica e poco gradevole, rischierebbe di rovinare la propria immagine, che potrebbe invece rimanere nella storia. Deve avere la capacità di pensare che forse è arrivato il momento di immaginare una successione che gli consenta di restare nella memoria e di essere apprezzato sub specie aeternitatis”.
Come giudichi il nuovo metro arbitrale adottato in questo campionato?
“La cosa che irrita è l’atteggiamento degli arbitri. Su una spinta o una trattenuta c’è chi fischia e chi lascia giocare. Com’è possibile? Cinque minuti dopo, per la stessa cosa, viene fischiato fallo. Si perde completamente l’uniformità ed è una cosa di una gravità assoluta. Qui sono tutti ad applaudire il designatore, ma il designatore è un eversore. È un eversore. Avete visto le raccomandazioni?”.
Non ti sta piacendo, quindi, questo nuovo modo di interpretare le partite? Si gioca un po’ di più e c’è un minore ricorso al VAR.
“La questione dei falli è diversa. Quelle sono regole modificate dall’IFAB, quindi giuridicamente cambiate come si deve. Le raccomandazioni di Orsato sono invece quelle che, in gergo giuridico, vengono definite soft law, ma non hanno alcuna capacità prescrittiva. Sono una violazione della legalità. Chi è Orsato per fare le regole? Nessuno. È incredibile che ci sia questa pletora di commentatori televisivi, tutti plaudenti. Vi rendete conto che quella è un’istigazione all’eversione?”.
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