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Il doppio ex Pazienza: “Vi dico cosa può cambiare il Napoli a Firenze. Doppio play? Dà vantaggi”

Il doppio ex Pazienza: “Vi dico cosa può cambiare il Napoli a Firenze. Doppio play? Dà vantaggi”
Oggi alle 12:30Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Michele Pazienza analizza Fiorentina-Napoli e promuove la soluzione tattica del doppio play Gilmour-Lobotka.

Michele Pazienza, ex centrocampista di Napoli e Fiorentina, è intervenuto ai microfoni di Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

La partita contro la Fiorentina può dare ulteriori indicazioni sul momento del Napoli?
“Parlare di stato critico del Napoli non mi sembra giusto se non si va poi ad approfondire quella che è la situazione attuale del Napoli, a sviscerare tutte le dinamiche e le partite che il Napoli ha fatto, perché sicuramente il Napoli ha avuto un inizio difficile, ma dovuto anche alla qualità, al valore degli avversari che ha affrontato. Se a questo poi ci si aggiunge l’assenza di giocatori importanti che vanno a determinare poi il risultato, è chiaro che si può, non dico giustificare questo avvio in salita del Napoli, ma perlomeno dare un senso, una logica alle difficoltà che il Napoli in questo momento sta avvertendo. Viene sicuramente da una vittoria che ha dato morale, ha dato fiducia, autostima alla squadra, all’allenatore, ma soprattutto all’ambiente che ormai stava perdendo fiducia nella squadra e nel proprio allenatore. Io credo che oggi il Napoli debba per forza di cose reggere le difficoltà in attesa poi di poter recuperare quei giocatori fondamentali per il proprio allenatore”.

Che tipo di partita ti aspetti dal Napoli di Allegri a Firenze?
“Sono d’accordo sull’importanza del risultato di domani, che potrebbe dare uno slancio alla classifica e al percorso del Napoli, ma domani ci saranno due squadre che si affrontano, due squadre che hanno avuto entrambe un avvio difficile per motivi diversi. Quello del Napoli ne abbiamo parlato ora, causa anche il valore probabilmente degli avversari. Nella Fiorentina ci sono state delle situazioni poco chiare, è un qualcosa che non si è innescato tra l’allenatore e la propria squadra, i propri calciatori, per cui i motivi sono chiaramente diversi. Ma ora, con il ritorno di un allenatore che aveva comunque fatto bene nella passata stagione, che conosce l’ambiente, conosce molti dei giocatori oggi in rosa, chiaramente ha quei vantaggi temporali per cui, avendo cambiato in corsa, potrebbe già trovare dei sincronismi, dei meccanismi tra i propri calciatori. Per cui diciamo che la Fiorentina ha cambiato allenatore, ma non troppo, non tanto, per pochi mesi, per pochi giorni”.

Ti aspetti un Napoli più aggressivo e offensivo rispetto alle partite contro avversari come Inter e Arsenal?
“Per quanto riguarda il piano gara, le strategie, io credo che il Napoli non si sposterà di molto da quello che ha fatto finora, se non magari aumentare una fase di pressing di qualche metro in avanti rispetto a quanto fatto fino ad oggi. Perché chiaramente nel momento in cui tu lo fai con una squadra, con un avversario come l’Inter, come l’Arsenal, nel momento in cui a loro concedi cinque-sei occasioni, su queste cinque-sei probabilmente tre ti fanno gol. Con la Fiorentina c’è una squadra comunque giovane, una squadra che, nonostante le difficoltà all’interno della propria rosa, ha dei valori comunque interessanti, ma che ha bisogno comunque di tempo per mostrarli, per tirarli fuori. Chiaramente, rispetto alle squadre che ha affrontato oggi il Napoli, se alla Fiorentina concedi cinque-sei situazioni probabilmente ne riuscirà a fare una o massimo due. Per cui io credo che il piano gara potrebbe essere anche un po’ più offensivo, un po’ più alto, alta la linea di pressing, ma non credo che si possa spostare più di tanto rispetto a quanto visto fino ad oggi”.

Il doppio play Gilmour-Lobotka può diventare una soluzione da utilizzare anche quando torneranno McTominay e Anguissa?
“Con Conte l’abbiamo visto, McTominay lavorare e giocare in quella zona del campo. L’utilizzo del doppio play visto con l’Arsenal ha dato sicuramente dei vantaggi perché dà la possibilità alla squadra di respirare e di difendere mantenendo il possesso palla. Per cui io credo che sia un qualcosa che ha funzionato, che ha dato comunque dei risultati, degli esiti positivi e che il Napoli potrebbe continuare ad adoperare, andando poi a fare degli accorgimenti e degli aggiustamenti per migliorare la fase offensiva”.

Quanto può incidere sulla stagione di Anguissa la situazione contrattuale, considerando la scadenza e la possibilità di firmare con un altro club da gennaio?
“Parliamo di un giocatore importante per la rosa del Napoli, parliamo di un giocatore che ha dato tanto, parliamo di un giocatore che si trova nel pieno del suo percorso, della sua carriera ed è chiaro che trovarsi in una situazione contrattuale del genere non aiuta né dal punto di vista psicologico il ragazzo per potersi sentire libero di esprimersi in campo, ma non aiuta neanche la squadra. Perché comunque, vuoi o non vuoi, oggi magari ne parlo io, domani ne parlerà qualcun altro e questo continuo parlare di una situazione extracampo, che va fuori dal rettangolo verde, vuoi o non vuoi a livello mentale sia sul singolo che sul collettivo un po’ qualcosa va a togliere. Per cui non è una situazione sicuramente positiva e piacevole per il Napoli, ma che secondo me potrebbe essere anche sistemata nel breve futuro”.

Da ex centrocampista, come giudichi la soluzione del doppio play con Gilmour e Lobotka e il loro diverso posizionamento in campo?
“Quella del doppio play che adotta il Napoli, ora l’ha adottata chiaramente per necessità, per emergenza, ma la adoperano anche tantissime altre squadre. Dà la possibilità alla squadra di mantenere un fraseggio, di mantenere un possesso palla. Per cui, nel momento in cui hai la palla, hai il possesso del gioco, hai il dominio del gioco, chiaramente non sei costretto a difendere e quindi, in gergo, si dice: si difende con la palla. Adottare il doppio play dà il vantaggio al Napoli nella fase di impostazione, perché il Napoli oggi, per quanto ho visto nelle ultime due gare, fa delle rotazioni, abbassando uno dei due mediani. Spesso Lobotka o Gilmour si abbassano sulla linea dei difensori e i terzini si alzano e vanno a lavorare all’interno del campo per l’attacco allo spazio. L’ho visto spesso fare a Di Lorenzo sulla destra, lo fa Spinazzola, lo fa Olivera, andando a dare fisicità e gamba in una zona del campo dove probabilmente, o sicuramente, Gilmour e Lobotka avrebbero più difficoltà”.

Qual è il principale vantaggio offensivo di questo meccanismo?
“Danno la possibilità di impostare a dei giocatori che hanno le caratteristiche per poterlo fare. Quindi il Napoli si ritrova a impostare sulla linea difensiva con dei centrocampisti che hanno la qualità per poter fare un passaggio tra le linee, per poter fare un passaggio lungo, per poter fare un attacco diretto. Poi hanno quei giocatori che vanno a occupare la metà campo avversaria, costringendo gli avversari comunque ad avere un riferimento. Nel momento in cui tu porti, ora lo fanno un po’ tutte le squadre, cinque giocatori sulla linea della difesa avversaria, vuoi o non vuoi, anche se sei un difensore, gli avversari ti marcano e questo permette agli attaccanti del Napoli, quelli che hanno quelle caratteristiche per poter dare e procurare delle difficoltà alle difese avversarie, di essere un po’ più liberi, un po’ più smarcati. Questo è il vantaggio che può avere il Napoli nell’utilizzo del doppio play”.

Perché Gilmour tende a rimanere più basso mentre Lobotka accompagna maggiormente l’azione?
“Per quanto riguarda invece la situazione di Gilmour, che ragiona e viene impiegato più da mediano, è vero, ma per il semplice fatto, credo, che sia meno dinamico rispetto a Lobotka, che comunque è portato ad accompagnare l’azione per le caratteristiche fisiche che ha, per la qualità di corsa che ha. Ma questo modo di giocare, questo modo di utilizzare i centrocampisti, vuoi o non vuoi, alla fine anche l’altro mediano è costretto ed è portato a continuare ad accompagnare l’azione. Perché, se non ricordo male, credo sia successo anche con Gilmour nella partita contro il Bologna, dove De Bruyne credo sia arrivato al tiro, ma nella stessa circostanza, nella stessa situazione, a un metro c’era anche Gilmour in area di rigore. Per cui uno dei due è chiamato spesso e volentieri ad accompagnare l’azione all’arrivo dell’area di rigore”.