Napoli vecchio? Gaito: "Narrazione esagerata! Anno scorso non lo era?”
Il direttore Antonio Gaito è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli per parlare dell’età media della rosa azzurra, della sfida contro la Fiorentina e delle scelte tattiche di Massimiliano Allegri. Di seguito l’intervista.
Si sta esagerando nella narrazione del Napoli come squadra troppo vecchia?
“Capisco i tifosi che in questo periodo, anche per il malumore legato al mercato, sono un po’ bombardati da questa narrazione sui vecchietti. L’età media è una criticità del Napoli, però, dal mio modesto punto di vista, si sta un pochino esagerando. È una criticità che raccontiamo già dal mercato di gennaio, neanche da quello estivo. Il Napoli qualcosa ha fatto, però è chiaro che si tratta di una squadra con un’età media già vicina a quella dell’Inter. Poi fai un biennio con Antonio Conte, che ha determinate idee: sappiamo che, se fosse stato per lui, avremmo preso anche Danilo, De Vrij e altri giocatori a fine carriera. Il Napoli ha provato a salvare il salvabile e a gennaio ha inserito altri calciatori. Qualcosina è stata fatta: Hojlund, Alisson Santos, Giovane – che può piacere oppure no –, Vergara e Favasuli, che è già nell’Under 21. Non puoi fare tutto in un colpo solo. Il problema è soprattutto che nell’ossatura ci sono quattro o cinque pilastri del Napoli abbondantemente sopra i trent’anni. Questo è vero ed è una criticità che sottolineavamo nell’ambito di un discorso a medio-lungo termine. Da qui a due o tre anni devi intervenire gradualmente, per non arrivare in una situazione critica di fine ciclo nella quale sei costretto a cambiare tanti giocatori. Fermo restando questo, io Lobotka me lo tengo e Di Lorenzo me lo tengo. Si sta raccontando il Napoli come se questi calciatori fossero improvvisamente invecchiati da un anno all’altro. L’anno scorso il Napoli doveva vincere il campionato e c’era chi urlava che saremmo arrivati in semifinale di Champions. A Napoli, però, questi personaggi che le sparano piacciono. Parliamoci chiaro: ognuno può avere i propri gusti, ma si tratta di slogan. Dopo un anno, gli stessi raccontano che siamo troppo vecchi e logori.
Esistono alcune criticità legate agli infortuni di calciatori specifici, che vanno monitorati. Penso a Spinazzola, Meret e ad altri elementi che sono recidivi. Non dobbiamo però esagerare. Adesso il Napoli sembra l’ultima squadra del campionato, una banda di vecchietti con il bastone che non riescono a concludere le partite e hanno tutti cinquant’anni. C’è un fondo di verità, ma stiamo calmi e non esageriamo con questa narrazione. Come sapete, per noi è tutto finalizzato al bene del Napoli. Anche quando siamo critici, lo facciamo perché speriamo nel meglio per la nostra squadra. C’è però anche un’altra parte che spinge questa narrazione ed è la stessa che l’anno scorso sosteneva che il Milan fosse una polveriera e che lì non si potesse fare bene. Non vorrei che fosse qualcosa raccontato per favorire qualcun altro. A noi interessa il bene del Napoli. Non ci interessa il bene di Allegri, di un singolo giocatore o del presidente. Ci interessa una narrazione finalizzata al bene del Napoli e spero che chi ci segue lo abbia capito. Noto invece che ognuno dice qualcosa per favorire il proprio amico, che sia un dirigente, un allenatore, un presidente oppure un calciatore. Spero di aver interpretato male, perché così si perdono i criteri dell’oggettività e questo non dovrebbe accadere”.
Tornando al campo, quali possono essere le insidie della partita contro la Fiorentina? Quanto è importante questa gara, soprattutto in un turno nel quale si affrontano Roma e Inter?
“L’importanza è notevole. Mi ha sorpreso che siamo arrivati con molta calma alla vigilia. Vedremo anche cosa dirà Allegri, però questa è già una partita di una certa pesantezza. Siamo all’inizio, ma senza una vittoria la classifica del Napoli rischierebbe di diventare ancora più brutta di quanto non sia già. Torniamo al discorso precedente: dipende dalle aspettative. C’è già chi ha deciso che il Napoli non possa fare molto e, quindi, che vada bene qualsiasi risultato. Io penso invece che sia una squadra forte. Probabilmente sulla carta non è all’altezza dell’Inter, per una serie di motivi legati al mercato e all’età media, ma resta una rosa che, quando ritroverà calciatori come McTominay, Anguissa e Alisson Santos, credo debba essere considerata almeno nel gruppo delle squadre alle spalle dei nerazzurri. Il Napoli deve giocarsela assolutamente con Roma, Como, Juventus, Milan e tutte le altre. È chiaro che Roma e Como in questo momento ci sembrano di un altro livello, soprattutto per il progetto tecnico. Gasperini e Fabregas hanno portato le rispettive rose a un livello superiore. Se consideriamo le squadre ai nastri di partenza, però, chi avreste scelto tra Anguissa, Lobotka e De Bruyne e un calciatore come Da Cunha, arrivato per circa 700mila euro dopo essere stato messo fuori dal Nizza? C’è stato un lavoro che ha portato Da Cunha a sembrare un giocatore di altissimo livello rispetto a come era considerato prima. Va detto che Roma e Como hanno progetti tecnici avviati da più tempo, quindi ad Allegri bisogna sicuramente concedere tempo. Quando si giudica una rosa, però, dobbiamo stare attenti alla differenza tra il valore effettivo dei calciatori e quello che assumono quando vengono inseriti in un determinato contesto. Torniamo al discorso dell’Atalanta: ricordate quando si diceva di stare attenti ad acquistare i suoi calciatori? Quelli che venivano ceduti spesso non rendevano, perché il loro reale valore non era di trenta, quaranta o cinquanta milioni. Una volta usciti dal contesto costruito da Gasperini, alcuni non valevano quasi niente. Sarebbe antipatico fare nomi, ma li ricordiamo.
Per tornare alla partita, il Napoli deve fare almeno quello che ha fatto contro il Bologna. Le gare si possono pareggiare oppure perdere, per carità, ma la squadra deve recitare il ruolo di una grande. Deve fare la partita, mettere i propri giocatori migliori nella condizione di incidere e non subire l’avversario. Non bisogna pensare soltanto ai punti di forza degli avversari, come spesso dichiara Allegri quando dice che proverà a limitarli. Pensiamo ai nostri punti di forza, come fanno ormai tutte le grandi squadre italiane ed europee. Poi puoi creare tante occasioni, Hojlund può divorarle e nel post-partita posso dire che non abbiamo vinto per la giornata storta dell’attaccante. Bisogna evitare, invece, quelle partite passive nelle quali si produce poco, perché poi finiamo per criticare calciatori che hanno ricevuto mezza palla gol. Facciamo la nostra partita con una certa spensieratezza, mettiamo gli attaccanti in una zona offensiva e non facciamo fare loro i terzini. Sono cose normali e spero di vederle. Contro il Bologna il Napoli lo ha fatto, anche considerando il momento disastroso degli avversari. Quantomeno gli azzurri hanno creato occasioni sia nel primo sia nel secondo tempo, giocando meglio nella ripresa. Hanno assediato la metà campo avversaria e i calciatori erano più vicini all’area di rigore e alla porta. Sono stati compiuti piccoli passi in avanti e speriamo che la tendenza sia ormai cambiata”.
Quali pericoli potrebbe creare la Fiorentina se il Napoli adottasse nuovamente un atteggiamento troppo basso?
“Se ci portiamo la Fiorentina nella nostra area per troppi minuti, diventa un problema. Hanno Pellegrino, non so se giocherà lui, che è un grande colpitore di testa e uno specialista. Se li portiamo in area e subiamo tutti i cross concessi nelle altre partite, siamo già in difficoltà. Se non attacchi Mastantuono e ti fai attaccare, lo porti dentro la tua area di rigore. È un calciatore che possiede grandi colpi e puoi prendere gol. Poi magari ce la prendiamo con Olivera, perché ogni volta che il Napoli affronta un grande esterno da quel lato leggo sui giornali che deve giocare lui, essendo il terzino più difensivo. Va bene che adesso non c’è Spinazzola, ma solitamente non funziona così. Se sono una grande squadra e affronto un ottimo attaccante, non devo necessariamente schierare un difensore bloccato: posso attaccare da quel lato e costringere lui a difendere. Vi porto questi esempi per arrivare al Napoli che vogliamo vedere, non soltanto per uno sfizio personale, ma perché dal mio punto di vista, giocando in questo modo, hai più possibilità di vincere. Puoi anche restare basso e indovinare una ripartenza, ma ormai non so quali siano i calciatori da contropiede del Napoli. Perso Alisson Santos, chi sono i giocatori di transizione adatti a un calcio più remissivo e fondato sulle ripartenze? Il Napoli non li ha. Non ci sono calciatori capaci di arrivare velocemente dall’altra parte del campo. De Bruyne non è certamente quel tipo di giocatore. C’è soltanto Hojlund, che attacca gli spazi, ma è un po’ poco”.
Si dice che il Napoli abbia una squadra troppo vecchia per effettuare un pressing alto e proporre un calcio offensivo. Anche difendersi passivamente, però, costringe poi a percorrere sessanta o settanta metri per attaccare. Nelle prime giornate il Napoli è stata la squadra con l’età media più alta, davanti a Inter e Juventus, ma proprio Roma, Juventus e Inter sono le formazioni che hanno effettuato più pressioni alte. È quindi soprattutto una questione di scelte?
“Assolutamente. Il calcio andrebbe spiegato così. Noto invece che in Italia persiste una narrazione opposta, che manda un po’ fuori strada i tifosi invece di aiutarli e fornire loro gli strumenti per valutare. Si dice che una squadra anziana non possa pressare, ma il pressing nasce come un’arma difensiva. La differenza è che non difendi nella tua area di rigore, ma magari nella metà campo offensiva. Paradossalmente spendi meno energie effettuando il pressing rispetto a quando rimani basso e corri dietro al palleggio avversario. Capisco i tifosi, ma la nostra categoria dovrebbe aiutarli a comprendere. Nel pressing sembra che i giocatori corrano di più, ma percorrono meno metri e, soprattutto, corrono in avanti. Quando invece non pressi, devi indietreggiare, tornare nella tua metà campo e magari inseguire due o tre minuti di possesso degli avversari, come è successo contro il Genoa e in quasi tutte le partite disputate finora dal Napoli. In quel caso spendi molte energie anche negli spostamenti da destra a sinistra. Quando finalmente riconquisti quel pallone, dopo tutti quei minuti di palleggio avversario, la porta è molto lontana. Le energie che non hai utilizzato nella pressione devi spenderle per tornare dall’altra parte.
Non voglio fare necessariamente un collegamento, ma contro l’Arsenal Alisson Santos aveva effettuato quarantacinque scatti di cinquanta metri dalla propria area a quella avversaria. Può essere stata una casualità, però in quel modo aumenta la probabilità di farsi male. Oltre all’età media e allo storico degli infortuni, guardiamo anche come gioca una squadra. Il Napoli di Sarri concluse una stagione con un solo infortunio, perché non effettuava corse lunghe. Era una squadra sempre raccolta, sia quando difendeva sia quando attaccava: era compattissima, manteneva le linee strette, palleggiava molto e compiva corse brevi. Non esisteva l’idea di schiacciarsi in difesa e poi partire in contropiede con una corsa lunghissima. Quando sei costretto a effettuare continuamente corse lunghe, molto lunghe ed estenuanti, è più probabile che tu possa farti male”.
Serie A Enilive 2026-2027
![]() |
VS | ![]() |
| Fiorentina | Napoli |
Editore TC&C srl - Testata giornalistica
aut. Tribunale Napoli n. 4 del 12/02/2020
Iscritto al Registro Operatori
di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale: Antonio Gaito
Direttore responsabile: Francesco Molaro




