Nargiso: "Il problema del Napoli è che gioca solo a destra! E se non hai Neres..."
Diego Nargiso, ex tennista, è intervenuto nel corso di Napoli Talk, trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): "Io personalmente ho visto una squadra che nei primi 60 minuti, pur con tutte le difficoltà, ha mostrato anche un aspetto mentale: secondo me i ragazzi vanno in campo un po’ meno sicuri delle loro possibilità. Si sono fatti aggredire, ho visto un po’ di stanchezza in Hojlund, che nelle partite più importanti aveva tenuto benissimo la squadra e aveva fatto la differenza. Neres manca tantissimo: era lui a tenere in apprensione le difese avversarie. Vergara, per me, come abbiamo visto tutti, è stato il migliore in campo, ma ovviamente non è ancora ai livelli di Neres. E questa cosa ti schiaccia un po’ dietro: buttiamo via qualche pallone, e noi non siamo così bravi a difenderci bassi. Non ci dobbiamo difendere bassi: dobbiamo difenderci alti. Ma se non teniamo la palla su, facciamo fatica”.
Nelle ultime settimane è successo davvero di tutto… “Infatti: non mi piace parlare di queste cose, non sono quel tipo di tifoso. Però a tutti gli effetti, per quello che abbiamo visto nelle ultime settimane, qualche episodio è stato difficile da mandare giù. Abbiamo avuto un rigore contro il Verona che era imbarazzante: il gomito in faccia a Buongiorno mentre cade, e per forza di cose alzi le braccia. Poi un fuorigioco di un millimetro e mezzo: va bene quello che vuoi, però… Un gol non dato a Hojlund è imbarazzante, perché non si vede il tocco di mano. E ieri sera due braccia sul collo: sul collo, davvero. È vero anche quello che dicevate voi in studio: Hojlund poi sente le braccia, la spinta, e magari si lascia cadere. Come fanno tutti gli attaccanti ormai. Però non c’è stato neanche un check vero, io non l’ho visto. In altri casi richiamano l’arbitro per tocchi impercettibili, e qui nulla”.
Qual è il problema del Napoli? "La diagnosi, per me, è un’altra: giochiamo quasi solo a destra, non riusciamo a tenere palla su. Dietro, diciamoci la verità, senza Rrahmani non hai quella solidità che ti permette di stare tranquillo. Buongiorno e Juan Jesus sono due giocatori che, se c’è Rrahmani, lavorano in un modo; ma non possono guidare loro la difesa. Juan Jesus ha fatto anche buone partite, però quando deve guidarla, anche tecnicamente fa fatica. Non c’è nessuno che faccia girare palla in modo veloce: la palla va piano, veniamo pressati, e i ragazzi hanno bisogno di due o tre tocchi prima di farla viaggiare. Se la palla arriva lenta, sugli esterni – Spinazzola, Di Lorenzo, dall’altra parte Vergara o chi gioca alto – ti trovi sempre l’uomo addosso. La Supercoppa, secondo me, ci aveva illuso: Neres faceva il bello e il cattivo tempo. Senza Neres siamo prevedibili. È tutto leggibile”.
Diego, torno un attimo sul VAR perché tu vieni da uno sport dove la tecnologia ha cambiato davvero le cose. Nel tennis, se la palla è fuori è fuori: punto. Nel calcio, invece, anche col VAR si discute sempre. Perché? “Allora: c’è una differenza enorme tra sport senza contatto e sport con contatto. Tennis, pallavolo: è più semplice, o la palla è dentro o fuori. Nel calcio invece c’è l’interpretazione. E secondo me c’è un buco gigantesco: chi decide deve avere sensibilità da campo. Il calcio è giocato da calciatori, non può essere giudicato solo da gente che in campo non ci ha mai messo piede. La sensibilità su certi movimenti – su cosa è naturale e cosa no – ce l’ha chi quel gesto l’ha fatto. È per questo che senti giudizi diversi tra ex calciatori e altri. Io penso che l’assenza di ex calciatori nelle sale VAR sia assurda: dovrebbero esserci, perché possono interpretare meglio certe dinamiche. E poi, regolamentariamente, devi decidere che calcio vuoi: a me, per esempio, Inter-Napoli è piaciuta tantissimo perché si fischiava poco. Se l’arbitro non fischia i mezzi contatti, i giocatori smettono di buttarsi. Io sono contro il calcio spezzettato”.
Ti chiedo anche della questione infortuni: come te la spieghi? “Quando capita un’annata così, secondo me c’è un pezzo di verità in tutto quello che dite. Un po’ preparazione, un po’ usura, un po’ fretta nei rientri, un po’ sfortuna. E poi c’è un fattore enorme: l’età media. Noi abbiamo una rosa tra le più “vecchie” del campionato. Recuperare giocando ogni tre giorni a 23 anni è una cosa, a 30 un’altra, a 33 un’altra ancora. E poi, diciamolo: su alcuni rientri si è andati di corsa. Se uno va in panchina, significa che qualcuno ti ha detto che è pronto. Se poi si rifà male, qualcosa non ha funzionato. Però io non darei la colpa a un settore solo: quando vinci vincono tutti insieme, quando va così è inutile scaricare tutto su uno. Sono tutti responsabili: ognuno ha fatto magari piccoli errori, in buona fede, ma si sommano”.
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