Paradiso: “Bisogna aggiornarsi! Ora non ci sono campioni e tutti giocano, non si vince in contropiede!”
Angelo Paradiso è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania, per analizzare l’emergenza infortuni che sta condizionando la stagione degli azzurri. Secondo Paradiso, oltre alla preparazione atletica, è necessario interrogarsi sulle strutture a disposizione della squadra e sulla necessità di realizzare un centro sportivo moderno: “Io ve l'ho detto tantissime volte quanto è importante avere un centro sportivo che ti permette anche di recuperare e di fare dei tipi di lavori che ti permettono di prolungare le partite dei giocatori e soprattutto anche la longevità dei calciatori. Quindi non è un caso che sia l'anno scorso e quest'anno ci sono tanti infortunati, perché poi magari questi ragazzi si devono andare a curare chissà dove. Quando tu hai un lab, un centro sportivo che ti permette di fare fisioterapia, alcuni allenamenti mirati proprio per la longevità del muscolo, lì sono punti, soprattutto permettono anche ai ragazzi di stare bene e avere quella continuità. Noi sapevamo che il mister Conte adottava una preparazione molto tosta, però, vedendo anche quest'anno questi infortuni, allora io qualche domanda me la faccio. Va bene la preparazione, va bene tutto quanto, però poi una società come il Napoli deve dare secondo me un extra in più, perché ha proprio bisogno di un centro sportivo. Io non voglio essere retorico, guardo i centri sportivi qua in Inghilterra, ma parliamo di 20 campi di allenamento, campi da golf, lab, fisioterapia, professori che ti massaggiano, pilates, reformer, esercizi di stretching di tutti i tipi. Non penso che a Castel Volturno ci sia questo discorso. Rispetto alla Premier, no sicuramente. Secondo me dobbiamo prendere esempio da queste realtà, anche perché poi pure per il tifoso è bello che va a vedere gli allenamenti, che sta vicino alla squadra, specialmente un tifoso come quello del Napoli, un tifoso che veramente ti trascina. Secondo me, oltre alla preparazione dell'anno scorso, quest'anno c'è stato un discorso anche di recovery, di recupero, e secondo me quel recupero è dato da attrezzature non idonee per alcuni giocatori. Noi abbiamo tanti nazionali, i giocatori poi vanno in giro con le Nazionali, quindi fanno tante partite, ci sono le coppe. È incredibile che una squadra come il Napoli dimezzi la squadra un anno per infortuni, quindi per forza c'è un problema di questo tipo, se no noi che guardiamo il calcio 24 ore su 24 dobbiamo andare a fare un altro lavoro, perché evidentemente non abbiamo capito niente. Ma quello secondo me è uno dei problemi che può avere il Napoli”.
La Nazionale ha mostrato segnali importanti e Vergara ha giocato con grande personalità. Che idea ti sei fatto della nuova generazione italiana?
“La nuova generazione è molto forte, io li seguo già da un po', è già un po' che lo dico. Ci sono dei ragazzi veramente forti. La nuova generazione italiana è forte. Bisogna vedere se questi ragazzi riescono a plasmarli bene, perché adesso i giocatori ce li hai, possono arrivare anche tanti. Mancini sta facendo un lavoro, a mio avviso, molto intelligente. Anche il discorso dell'altro giorno, che si riavvicinava un po' a Gianluca Vialli, quello è un discorso di valori: la Nazionale ha bisogno di questi valori e di ripartire con questi ragazzi giovani. Vergara ha giocato da veterano, è un giocatore di qualità, gamba. Questo ragazzo, è il discorso che facevo prima, se lo tuteli bene soprattutto dopo l'allenamento, è veramente un macchinone, una macchina incredibile però inespressa, che può dare tanto perché ha un tipo di fisico particolare, queste cosce grosse, baricentro basso, esplosivo, andatura caracollante. Mi ricorda un po' quei vecchi giocatori di qualità di altri tempi, però ha forza e velocità. Certo, questi tipi di giocatori poi non li puoi più allenare come 300 anni fa e adesso bisogna cambiare le metodologie, perché i giocatori ci sono e ce ne sono anche tanti. Guardando i giovani devo dire che ci sono dei profili veramente interessanti”.
De Bruyne e Hojlund hanno fatto molto bene con le rispettive Nazionali. Possono caricarsi il Napoli sulle spalle in questo momento di emergenza?
“Questi giocatori fanno bene in Nazionale perché è un altro tipo di calcio: giocano in verticale, le ripartenze a duemila e poi tornano con i club, vedi dieci giocatori dietro la linea della palla, palle laterali, gioco lento, allenamenti magari diversi. I giocatori di qualità non rendono, è chiaro. Perché poi in campo internazionale, con le loro Nazionali, questi ragazzi giocano bene? Perché è un altro tipo di calcio, la palla ti arriva con altri tempi, ti arriva sempre in verticale. Un giocatore come De Bruyne va servito sempre sui piedi, va servito in profondità per quel giocatore che, quando ha la palla, la palla la fa cantare. Hojlund è un giocatore che va servito sugli spazi, è uno anche che fa scattate e devi sfruttare le sue caratteristiche. Quello che dico io è questo: mettere anche in condizione alcuni tipi di giocatori di dare il massimo. Se poi la palla arriva sempre mezza e mezza a De Bruyne o a Hojlund arriva un cross ogni tre ore... Il dettaglio adesso, nel calcio moderno, ti fa fare la differenza. Ecco perché ti dico un centro sportivo di un certo modo, metodologia di calcio diversa. Una volta nel calcio italiano ti adagiavi, perché c'erano i giocatori forti e giocavi un po' così: mi difendo e riparto. Ma adesso no, adesso sono tutti attrezzati, hanno tutti dei centri sportivi impeccabili, hanno una metodologia di calcio più veloce e soprattutto più esplosiva. Ci sono tanti corpo a corpo, quindi bisogna anche allenare i ragazzi a fare l'uno contro uno, l'uno contro due, ripartenza, corpo a corpo, partitelle a pressione. Però se tu pretendi di poter vincere i campionati ancora come 15 anni fa è sbagliato: se non ti aggiorni fai fatica”.
In Italia si parla molto della necessità di valorizzare i giovani. Cosa manca al nostro sistema?
“Io non sono né stipendiato né pagato da nessuno. Io mi vado a vedere tutti i giocatori più promettenti e poi parlo con le agenzie top e faccio l'advisory o l'intermediazione, ma io investo su me stesso. Un professionista, soprattutto se è pagato per fare determinate cose, deve farlo. Io tante volte vado a vedere i giocatori e sto trovando tanti ragazzi di 12, 13, 14 anni che poi segnalo agli scout e dico: ‘Scusate, venite a vedere questo ragazzo’. Bisogna ritornare anche alle origini, come si faceva un tempo. Io mi ricordo mio papà, che è stato un grande allenatore a livello di calcio giovanile, ha lanciato nomi importanti come Tiribocchi e altri ragazzi, Bovo per dire. Mio papà andava a vedere proprio per strada i ragazzi, però qua non c'è voglia di lavorare. Io immagino nei quartieri napoletani quanti ragazzi di talento. Bisogna avere l'occhio, bisogna studiare. Torniamo a prendere i ragazzi dalle strade. Perché in strada, specialmente in questi quartieri tipo Napoli o i quartieri di Roma, i quartieri poveri, questi ragazzi giocano per strada, loro ci provano. Però in Italia c'è l'allenatore individuale che chiede 50 euro a un ragazzo per allenarsi, le scuole calcio che chiedono 1.000-2.000 euro. Ma è una cosa incredibile. Io quando ero piccolo ero bravo, a me mi hanno comprato. Io giocavo in una squadra che si chiamava Maccarese e la Lazio mi ha comprato. Io avevo a disposizione tutto. Quando sei bravo è normale, ma anche a quelli meno bravi gli devi dare la possibilità di diventare bravi. No, qua vogliono solo chiedere soldi e basta. E va a discapito dei ragazzi, perché in Italia, soprattutto in questo periodo, non è che si vive d'oro. Ci sono tanti ragazzi che purtroppo non si possono permettere di andare a scuola calcio e quindi magari smettono o cercano un'altra strada. Invece no, tu questi ragazzi li devi levare dalla strada e gli devi dare la possibilità”.
Il Napoli dovrebbe investire maggiormente sui giovani? E da chi ripartiresti per costruire la squadra del futuro?
“Sicuramente, se quest'anno non va come deve andare, innanzitutto ripartirei da McTominay, perché McTominay è un giocatore troppo importante. Se lo devi accontentare, lo devi accontentare, perché McTominay ha dimostrato di essere un professionista centrale e un giocatore fantastico. Il discorso dei giovani: devi prendere i giovani che ti costano poco, o se no devi fare dei prestiti da accademie importanti che magari hanno già giocato, che ti costano poco. Magari tu investi su McTominay e lo accontenti. Fai una squadra di giovani forti, magari prendi qualche giovane in prestito e prendi due o tre giocatori di esperienza. Però se devi fare un concetto così di calcio, sicuramente devi anche puntare su un altro allenatore, perché Allegri è un mister che ha vinto tanto, però ha vinto sempre con i campioni. Io punterei sempre su McTominay, perché è un ragazzo che ha dimostrato veramente tanto e soprattutto è amato a Napoli. E lo devi accontentare, però devi investire a livello intelligente. Come dicevo prima, qualche prestito importante di accademie, di giocatori giovani forti. Ci sono i giovani forti che ti possono far fare il salto di qualità, ci sono. È normale che io non faccia più nomi, anche perché il Napoli, se vuole, chiama e io mi metto a disposizione. Tutti quelli che abbiamo piazzato stanno facendo benissimo, hanno triplicato il loro valore, evidentemente stiamo facendo un lavoro importante. E la chiave è quella: se devi fare uno squadrone e prendere cinque, sei giocatori fenomenali, è difficile perché l'investimento è veramente troppo alto”.
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