Petino: "Allegri ha rimesso tutto in discussione, Anguissa è uno dei pochi fuori categoria"
Il giornalista Pierpaolo Petino è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
La FIGC ha scelto Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico della Nazionale e Claudio Ranieri come direttore tecnico. Qual è la sua opinione su questa doppia scelta?
"Più che commentare i due personaggi, Mancini l'allenatore della Nazionale l'ha già fatto e ha vinto un Europeo. Ranieri è sicuramente una persona di straordinaria qualità e ha anche quell'esperienza che, secondo me, può far bene. Quello che è assolutamente incredibile è come si sia arrivati a questo punto, a quello che hanno combinato fondamentalmente. Malagò, diciamo, non ha iniziato col piede giusto, questo lo possiamo dire tranquillamente. Si poteva arrivare a questa scelta in una maniera completamente diversa. Tra l'altro immagino di essere un po' nei panni di Mancini quando vieni chiamato dopo che si è fatto il tentativo per Guardiola, dopo che si è arrivati addirittura a immaginare Pirlo. Comunque allenare la Nazionale, per chi fa questo mestiere, è sempre qualcosa di lusinghiero e molto importante. Ricordo l'ultima conferenza stampa di Conte al Maradona, e noi parlavamo di Guardiola con Conte. Lui lanciò un messaggio sibilino, dicendo: se volete Guardiola dovete pensare se avete i soldi per prenderlo. Fu profetico, perché credo che uno degli elementi sia stato proprio quello economico. Detto questo, era anche abbastanza ipotizzabile che tutto ciò accadesse. Ti dico che Ranieri mi piace molto, mentre Mancini è una soluzione di compromesso, ma non è una scelta che mi entusiasma particolarmente. Io avrei scelto Baldini tutta la vita, per dare un segnale di discontinuità rispetto alle gestioni precedenti."
Si è conclusa la prima parte del ritiro del Napoli a Dimaro. Quali indicazioni le ha lasciato il lavoro di Massimiliano Allegri?
"Secondo me ci ha detto che tante convinzioni maturate nell'ambiente dopo i due anni di Conte sono state un po' azzerate. Credo che una delle prime cose fatte da Allegri sia stata rimettere tutto sul tavolo, anche le ipotesi di cessione di alcuni giocatori. Uno su tutti è Anguissa. Se ne è parlato già alla fine del campionato precedente e anche nel passaggio da un allenatore all'altro. Ma Anguissa ha dimostrato sul campo, e credo che Allegri se ne sia accorto, di essere uno dei pochi giocatori sopra la media di questa squadra, soprattutto in una zona cruciale come il centrocampo. Se vendi Anguissa devi essere capace di prenderne uno uguale o più bravo e non so quanti ce ne siano in giro. Credo che Allegri abbia rimesso tutto sul tavolo e abbia fatto valutazioni importanti. Questa prima parte di ritiro è stata particolare, perché lui ha sostenuto un ritiro tradizionale dopo tantissimi anni e credo sia stata una curiosità anche per lui. Restano però degli equivoci importanti, come Lucca, De Bruyne e lo stesso Lukaku, che andranno affrontati con lucidità e anche con cinismo, anteponendo il bene del Napoli a qualunque altro tipo di ragionamento. Credo che questo Allegri lo farà, anche se il suo essere aziendalista potrebbe essere condizionato da qualche logica non strettamente sportiva."
Quanto la preoccupa la lunga assenza di Alessandro Buongiorno? E Rafa Marin, Marianucci e Olivera possono dare garanzie?
"Questo è uno degli enormi equivoci che vanno superati con il famoso cinismo di cui parlavo prima. Bisogna fare una valutazione: a Napoli il miglior Buongiorno non si è visto, salvo qualche sprazzo iniziale, perché il giocatore è stato condizionato dagli infortuni che, secondo me, ne hanno segnato il rendimento. Fondamentalmente non è mai tornato quello che avevamo visto al Torino e per il quale era stato acquistato. Questo è un problema che va valutato anche al di là della stagione attuale, perché oggi parliamo di un giocatore che aveva un certo valore e che adesso non ce l'ha più. Potrà tornare a quei livelli? Non lo so. Per la struttura fisica che ha, per il ruolo che ricopre e per l'esplosività richiesta nei contrasti, la vedo complessa. Rafa Marin è uno dei pochi spagnoli che ha qualche difficoltà ad approcciarsi al calcio italiano. È un giocatore che è stato venduto bene, ma Allegri dovrà farci uscire da questo equivoco. Marianucci, invece, credo sia uno che in prospettiva, se ben guidato, ben allenato e ben motivato, possa dare tanto. Dei tre è quello che potrebbe offrire di più."
Nelle prime amichevoli Allegri ha dato molto spazio a Giovane, utilizzandolo in più ruoli e affidandogli anche un calcio di rigore. Pensa che il brasiliano possa essersi rilanciato?
"Giovane ha caratteristiche sia del brasiliano sia del giocatore europeo. Non è uno di quei brasiliani indolenti, funambolici o dribblomani. Ha qualità e numeri. Secondo me, impiegato da centravanti come è stato fatto con Conte, non rende al massimo. Invece largo a sinistra, largo a destra o addirittura da interno di centrocampo, dove lo vedo ancora meglio, può avere una bella efficacia. Però gli allenatori vivono di convinzioni. Nella mia esperienza, e considera che il primo allenatore che ho conosciuto sul campo è stato Albertino Bigon, non ho mai trovato uno che cambiasse idea. Sono legati alle proprie convinzioni in maniera granitica, capaci anche di andare contro un muro. Tu da fuori puoi solo raccontare quello che vedi. Allegri, però, mi sembra uno molto pratico, pragmatico, furbo e speculativo. Fa parte della scuola toscana degli allenatori efficaci. Ha valori tecnici, umani e una grande esperienza, perché ha allenato gruppi che negli ultimi anni hanno vinto scudetti e coppe. Questo Napoli ha bisogno di crescere ancora in Europa e sono molto curioso di vedere cosa riuscirà a fare."
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