Conferenza Allegri, Parlato: "Surreale! Pare che il Napoli parta sconfitto in partenza..."
Manuel Parlato, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Allegri? Una conferenza surreale. Di conferenze surreali con Allegri ne abbiamo vissute diverse in questa stagione, ma stavolta il messaggio è stato particolarmente negativo. Solitamente sono conferenze da 0-0, ieri invece sembrava di aver perso 2-0 ancora prima di giocare. Non si può pensare di qualificarsi soltanto attraverso le ultime tre partite. È un messaggio negativo sia per la trasferta di Porto sia per quella di Manchester. Il calcio può riservare qualsiasi sorpresa, non vedo perché il Napoli debba partire già battuto. Non mi è piaciuta neppure la frase sul rischio di uscire con le ossa rotte, la stessa espressione utilizzata prima della partita contro il Venezia. Al contrario, ho apprezzato molto Politano, che ha utilizzato una comunicazione da leader, parlando del gruppo e della compattezza".
Gli infortuni possono giustificare questo atteggiamento così rinunciatario?
"Gli infortuni sono un problema enorme, ma non possono diventare la spiegazione di tutto. L'anno scorso il Napoli, con una rosa sostanzialmente simile, è arrivato secondo in campionato nonostante tantissime assenze, pur disputando una Champions deludente. Quella squadra, nonostante le difficoltà, aveva provato a trovare delle soluzioni. Ricordiamo gli adattamenti di diversi calciatori in ruoli differenti. Si cercava di fare di necessità virtù. Quest'anno, invece, mi sembra che manchino idee e soluzioni. De Laurentiis aveva dichiarato che con la rosa al completo dell'anno scorso il Napoli avrebbe potuto vincere lo Scudetto. Le aspettative erano quindi quelle di restare vicino alle prime quattro e soprattutto di migliorare il percorso europeo. Non posso accettare che oggi l'allenatore dica sostanzialmente che la qualificazione si giocherà soltanto nelle ultime tre partite".
Hai approfondito anche le responsabilità di Conte nelle scelte di mercato. Noa Lang era davvero un calciatore richiesto dal tecnico?
"Bisogna raccontare come sono andate le cose. La prima scelta era Greenwood, ma l'operazione non è stata conclusa anche per le richieste relative a una percentuale sulla futura rivendita. C'erano poi altri nomi, tra cui Lookman, che l'Atalanta non voleva cedere, e Ndoye. Lang era una delle ultime alternative, non certamente la prima scelta. C'erano anche delle perplessità legate al carattere del giocatore, che successivamente sono emerse. Non dimentichiamo che Conte arrivò ad allontanare alcuni calciatori a gennaio: se fossero stati tutti acquisti fortemente voluti da lui, bisognerebbe spiegare perché poi abbia deciso di lasciarli partire".
Anche Lorenzo Lucca non sarebbe stato una prima scelta. Quali erano gli altri obiettivi?
"Lucca non era la prima scelta e neppure la seconda. Il Napoli aveva provato a prendere prima altri attaccanti, tra cui Jackson, valutando anche altre soluzioni in prestito. Il problema è capire chi abbia concluso determinate operazioni e soprattutto a quali cifre. Un allenatore può dare delle indicazioni sui calciatori che desidera, ma non è lui a discutere il prezzo con le altre società. Parliamo di operazioni molto costose. Lucca è stato pagato tantissimo e, se un calciatore rappresenta una terza scelta, bisogna chiedersi perché si arrivi a spendere cifre del genere".
Il discorso riguarda anche la scelta del portiere?
"Anche lì Milinkovic-Savic non era la prima scelta. Il Napoli voleva Suzuki, ma non è riuscito a prenderlo e successivamente ha virato su un portiere con caratteristiche differenti. Bisogna inoltre ricordare la gestione di Caprile, ceduto al Cagliari con un riscatto a cifre che considero troppo basse. Sono tutte operazioni che meritano una riflessione".
Quindi ritieni sbagliato attribuire a Conte tutte le responsabilità del mercato?
"Assolutamente. Bisogna partire anche da quanto accaduto in precedenza. Il Napoli cedette Kvaratskhelia e poi si presentò con Okafor. Secondo me Conte non sapeva neppure che gli sarebbe stato preso quel calciatore. Successivamente sono arrivati gli incassi delle cessioni di Kvaratskhelia, Osimhen, Raspadori e di altri giocatori. Bisogna considerare tutte queste risorse e poi analizzare come siano state utilizzate. Non è soltanto una questione di nomi e cognomi. Il punto è capire perché il Napoli abbia pagato così tanto giocatori che, in diversi casi, non rappresentavano né la prima né la seconda scelta. È su questo che bisogna ragionare, anziché attribuire automaticamente tutte le decisioni all'allenatore".
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