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Paradiso: “Il Napoli ha una mentalità sbagliata! Arroccarsi dietro è calcio di 20 anni fa"

Paradiso: “Il Napoli ha una mentalità sbagliata! Arroccarsi dietro è calcio di 20 anni fa"
Oggi alle 20:00Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Angelo Paradiso a Radio Tutto Napoli critica l'atteggiamento difensivo degli azzurri e analizza il futuro di Allegri.

L'ex calciatore del Napoli Angelo Paradiso, oggi impegnato nell'attività di scouting in Premier League, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania, per analizzare la sfida di Champions League tra Porto e Napoli. L'ex centrocampista ha espresso forti perplessità sull'atteggiamento tattico degli azzurri e sulle dichiarazioni di Matteo Politano, che aveva prospettato una partita di grande sofferenza. Paradiso ha sottolineato la necessità di adottare una mentalità più offensiva e internazionale, mettendo in discussione un calcio eccessivamente prudente.

Che partita ti aspetti tra Porto e Napoli?

“Sicuramente il Napoli ha fatto vedere delle buone cose in campo internazionale. Le ultime partite prima della Juve ho visto dei buoni segnali, delle buone cose e in campo internazionale ha fatto vedere delle cose brillanti. Certo, il Porto sta facendo benissimo in campionato, ma in campo internazionale è diverso. Abbiamo visto anche ieri la Roma contro il Manchester: quando è calata un pochettino, il Manchester a livello di gamba l'ha surclassata. Anche una squadra come la Roma, che in Italia a livello fisico domina, in campo internazionale, come cala un attimo, le altre ne approfittano. Secondo me il campionato italiano si deve abituare a un certo tipo di velocità proprio per non sfigurare in campo internazionale”.

Considerata l'emergenza e le poche alternative a disposizione, che tipo di partita deve fare il Napoli? Può difendersi attraverso il possesso palla?

“Questa è un'idea intelligente. Se tu ti abbassi con il baricentro senza toccare palla è un problema. Mi ricordo che il Barcellona, quando voleva difendere, si difendeva con il possesso palla basso e lì recuperava. Quindi potrebbe essere una chiave: mi difendo palleggiando e poi cercando l'imbucata. Il problema è che il Napoli non ce l'ha nelle corde questo tipo di gioco e soprattutto ha fatto fatica quest'anno quando ha abbassato il baricentro. Quando ha giocato a ritmi alti, quando è andato a prendere alto l'avversario, ha fatto belle partite. Bisogna vedere se possono mettere in pratica questa idea. Il Porto è una squadra che gioca molto a livello tecnico e di possesso. Se il Napoli fa l'errore di dargli troppo campo, poi è difficile”.

Allegri e Politano hanno parlato di una partita di grande sofferenza, con la possibilità di arroccarsi dietro. Non è un rischio contro un avversario tecnicamente forte come il Porto?

“Da un giocatore come Politano mi aspetto un discorso diverso: cerchiamo di attaccare, di fare la giocata, magari di fare quel dribbling in più negli ultimi trenta metri. Se un giocatore come Politano, che è un esterno alto, ti fa un discorso del genere, ti fa capire la mentalità che c'è nello spogliatoio, una mentalità sbagliata. Il 95 per cento delle squadre adesso in campo internazionale ha un atteggiamento diverso: ti vengo a prendere alto e cerco di attaccare subito. Il discorso che mi arrocco dietro e riparto è un discorso che potevi fare vent'anni fa. Adesso il calcio è cambiato. Da un giocatore come Politano mi aspetto un altro discorso, però lui sicuramente continua il filo logico di Allegri. Quelle non saranno parole di Politano, ma sicuramente sono parole del mister. Politano è un bravissimo ragazzo, umile, che non si espone, e dalle sue parole si evince proprio che il discorso è quello di Allegri”.

Il Napoli può sfruttare gli spazi con Hojlund e McTominay? E quali difficoltà può incontrare un esterno offensivo come Noa Lang o Politano nel 3-5-2?

“Hojlund e McTominay sono due giocatori importanti, quindi cercare di ripartire con la forza e la profondità di Hojlund potrebbe essere un'arma importante. Lui è bravo anche a tenere palla e soprattutto c'è la gamba di McTominay. Se sta bene, gioca a tutto campo, sa calciare, tecnicamente è fortissimo, percorre in media 11-12 chilometri a partita. È un giocatore totale. La seconda domanda è un problema, perché un esterno abituato a fare la giocata, il dribbling, il doppio passo, la sterzata, il cross e il tiro, se deve fare tutta la fascia va in crisi, perché deve coprire e poi per ripartire è dura. Ci sono giocatori come Lang che non possono fare la doppia fase. Deve giocare negli ultimi trenta metri, gli metti una mezzala di contenimento che gli fa il raddoppio e gli lasci la sua creatività e fantasia, perché altrimenti si stravolgono i ruoli”.

Il calcio italiano continua a privilegiare un atteggiamento troppo difensivo?

“Io credo che anche i tifosi vogliano vedere un attaccante che fa la giocata, che fa la sterzata. I tifosi si sono rotti un po' le scatole di vedere questi raddoppi, dieci difensori dietro la linea della palla. È anche brutto da vedere. Quando parlo con i miei amici inglesi, loro sanno solo una parola di italiano: catenaccio. A me dà anche fastidio, perché poi gli devo spiegare alcune cose. Vent'anni fa facevamo il catenaccio, giocavamo con Del Piero, Totti, Baggio, Zidane e vincevamo le partite 5-0. Però adesso il calcio è cambiato. Il calcio adesso è pieno di idee, è diverso anche l'allenamento. L'allenamento va fatto a mille all'ora. Sono tutte ripartenze, uno contro uno, corpo a corpo. Questo è il calcio. Purtroppo in Italia tanti allenatori ancora non l'hanno capito”.

Quanto conta la scelta del sistema di gioco rispetto alle assenze e agli infortuni?

“È una scelta, è un sistema di gioco. Voi siete giovani, vi aggiornate, guardate il calcio e anche altre realtà, dei contesti vincenti. Quando uno guarda anche il contesto vincente, di conseguenza può fare un parallelo con il discorso Napoli. Il discorso Napoli, ahimè, purtroppo, a parte i tifosi, che sono straordinari, però lo stadio è ancora quello, il centro sportivo è ancora quello, il sistema di gioco è ancora quello. Quindi uno qualche domanda se la fa, se poi non emerge in campo internazionale”.

Se il Napoli dovesse perdere contro Porto e Lazio, Allegri potrebbe rischiare la panchina?

“Il discorso è che, se tu non cambi proprio il sistema di gioco e di allenamento, poi se viene un altro allenatore e fa le stesse identiche cose di Allegri, è tempo perso. Alla fine Allegri è uno che ha vinto, quindi anche a livello psicologico magari ti può dare quel consiglio in più. Però io sono sempre del punto di vista che devi cambiare proprio quella mentalità e devi avere un'impronta internazionale. Abbiamo visto la Roma come sta giocando bene, perché Gasperini dà proprio quell'impronta internazionale. Abbiamo visto il Como come gioca, il Frosinone che ha questo atteggiamento diverso. La Lazio con Gattuso, che è ritornato da tante esperienze internazionali, sta facendo bene. Ecco perché punto su questo discorso, perché è fondamentale. Vedendo anche i top club come si allenano, posso magari dare un consiglio proprio perché vedo queste cose”.

Da ex centrocampista, ti convince De Bruyne nel nuovo ruolo di play più arretrato?

“Penso che un giocatore come De Bruyne sia il sogno di tutti gli esterni, perché ha quel calcio sia di destro che di sinistro che ti dà subito la palla filtrante e soprattutto vede cose che magari altri non vedono. Il discorso è che poi anche De Bruyne lo devi mettere in condizione di giocare con degli esterni che ti danno il punto di riferimento, per fare finta di andare incontro e poi andare in profondità. De Bruyne a livello balistico è uno dei più forti giocatori e l'ha dimostrato, perché ha un calcio spettacolare. Quindi a mio avviso lo vedo bene in quel ruolo”.