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“Scugnizzo Viola”, napoletano ma tifoso della Fiorentina: “Vi dico come nasce la mia passione”

“Scugnizzo Viola”, napoletano ma tifoso della Fiorentina: “Vi dico come nasce la mia passione”
Oggi alle 21:40Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone

Francesco Pistola è un napoletano doc, ma con il cuore rigorosamente viola. Tifoso della Fiorentina, è conosciuto sui social con lo pseudonimo di "Lo Scugnizzo Viola", nome con cui racconta e commenta quotidianamente le vicende della squadra toscana. E' diventato negli anni un punto di riferimento per chi vuole conoscere più da vicino il mondo Fiorentina, con analisi, commenti e un punto di vista particolare: quello di un napoletano che ha scelto di tifare viola. L'opinionista e creator è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Lo pseudonimo “Scugnizzo Viola” è stato creato appositamente? “È nato tanti anni fa, almeno sei anni fa. Era uno pseudonimo che avevo scelto per pubblicare i miei articoli su Labaro Viola, che continuo a pubblicare ancora oggi. Sono tutti articoli post-partita, quindi diciamo che è stato creato proprio per questa contrapposizione”.

Adesso com'è l'ambiente viola? Vi sentite rinfrancati da questo cambio in panchina? E soprattutto, che ambiente troverà il Napoli? “Diciamo che l'ambiente di Firenze è un po' come quello di Napoli. Prima vi sentivo proprio parlare del discorso allenatori. Sicuramente su Grosso eravamo tutti d'accordo sul fatto che andasse mandato via, anche perché le sue conferenze stampa erano diventate conferenze in cui si cercava soprattutto di dare la colpa ai giocatori. Forse lui non se ne rendeva nemmeno conto mentre parlava, ma nell'ultima conferenza stampa avrà commesso almeno sei o sette errori a livello comportamentale, di quelli che un allenatore e un vero leader non dovrebbe fare. Per quanto riguarda l'ambiente Fiorentina, è diviso a metà. C'è una parte che è super gasata, mentre ce n'è un'altra, un po' più razionale, che dice che non era tutto da buttare prima e che non è tutto da santificare adesso. La cosa importante, però, è che Vanoli ci ha dato entusiasmo. In una recente intervista con Ivan Zazzaroni al "Corriere dello Sport", da esterno aveva detto che la Fiorentina aveva fatto un grande mercato e che per lui sarebbe stato un privilegio allenare questa squadra. Quindi è come se Vanoli sapesse già come mettere in campo questi giocatori, anche perché si è visto. Gli avversari, però, non me ne vogliano, non erano particolarmente probanti: Venezia e Pisa sono comunque squadre di un livello inferiore rispetto alla Fiorentina. L'ambiente per la partita contro il Napoli sarà invece sempre molto carico, anche perché, sebbene non tutti lo dicano e qualcuno lo neghi, Fiorentina-Napoli è una partita molto sentita dal popolo fiorentino”.

Che partita ti aspetti contro il Napoli, visto anche il secondo tempo disputato dagli azzurri contro il Bologna? Cosa credi possa realmente succedere? “Il popolo napoletano, parlando di tifo, lo associo molto al popolo romano e a quello fiorentino. Sono tre piazze che si somigliano molto nel santificare tutto un giorno e buttare tutto nella spazzatura il giorno dopo. Io spero che la Fiorentina possa sfruttare qualche eventuale debolezza psicologica, perché il Napoli è nettamente superiore alla Fiorentina, sempre parlando di rosa e facendo il gioco delle figurine”.

A tuo avviso, dove è migliorata la Fiorentina nel passaggio da Grosso a Vanoli, oltre che nella testa? “Nelle convinzioni, soprattutto. Tatticamente Vanoli ha fatto una cosa semplicissima. Grosso giocava sia con Jimenez sia con Valdepeñas, quindi con due terzini che spingevano, e spesso c'erano spazi enormi tra la difesa e il centrocampo e tra il centrocampo e l'attacco. Di conseguenza non riuscivamo a costruire un'azione per Pellegrino, che è uno che deve essere servito con i cross. Poi Grosso faceva anche peggio: magari faceva entrare Beto, che invece è un giocatore di profondità, e in quel caso arrivavano i cross. Ha mischiato tutto, in pratica. Anche la questione dei doppi terzini non funzionava. Vanoli, invece, a Venezia ha fatto subito una cosa molto solida. Ha sigillato il lato sinistro con Viti e Ranieri. Viti, che ha giocato anche in carriera da terzino sinistro, è stato acquistato come difensore centrale o come braccetto di sinistra, ma ha fatto una partita più difensiva, almeno su una fascia, lasciando spingere Jimenez dall'altra parte. Non puoi pretendere di giocare con due terzini di spinta, due esterni e un attaccante. Anche se, a livello personale, questa cosa un po' l'ho sofferta, perché credo tantissimo in quel ragazzino, in Valdepeñas. Mi piace tantissimo”.

Come nasce, da napoletano dei Quartieri, questa passione per la Fiorentina? “Nasce da una paura. Quando ero piccolo, nel mio quartiere, c'erano parecchi problemi di droga, di ragazzi che si bucavano. Io avevo molta paura di questi ragazzi e anche i nostri genitori ci formavano per evitarli. Ti parlo di un bambino di dieci anni: avevo paura di queste situazioni. La prima partita che mio padre mi portò a vedere al Maradona, che all'epoca si chiamava San Paolo, furono gli ultimi quindici minuti di Napoli-Pisa. Poi mi promise che l'anno nuovo mi avrebbe portato a vedere una partita e mi portò a vedere Napoli-Fiorentina. Io finalmente volevo andare a vedere Maradona dal vivo. Solo che, nel tragitto verso lo stadio, sulla metropolitana e sulla funicolare, sentii diversi tifosi napoletani parlare male di Diego: dicevano che si drogava, che si faceva, che era un drogato. All'epoca, quando hai dieci anni, non sai che l'eroina è una cosa e la cocaina è un'altra. Dicevano che Maradona non avrebbe mai giocato e infatti non giocò nel primo tempo. Io ricordo Baggio che fece quel gol dribblando praticamente tutta la difesa del Napoli. Nel secondo tempo, però, Landucci parò anche un rigore a Maradona. Finì 3-2, dopo lo 0-2 del primo tempo per la Fiorentina. Il Napoli rimontò. Ricordo benissimo quella partita: il gol di Baggio, Landucci, che fu il primo portiere a parare un rigore a Maradona”.

Quindi sei entrato quasi tifoso del Napoli al San Paolo e sei uscito tifoso della Fiorentina? “Sì, però sicuramente il primo scudetto da bambino lo ricordo. Lo dico anche in un mio articolo che dedicai proprio a Diego quando è morto, dal titolo "Dalle Mani di Dio alle Mani di Dio". Alla fine sono entrato allo stadio per cementare l'amore con Maradona, perché comunque nell'87, con il primo scudetto, ero piccolo e avevo festeggiato con tutta la città. Però, a dieci anni, ho iniziato a capire che la squadra me la potevo scegliere anche da solo. Poi sono sempre stato un po' diverso dagli altri, quindi c'era questa unica squadra di colore viola. Come dico sempre nel libro, Maradona e Baggio se ne sarebbero andati e questo amore sarebbe finito, ma poi ne sarebbe rimasto un altro”.