Da Zero a Dieci: Sarri sotto inchiesta, il colpo da 100 mln, la risposta agli opinionisti non vedenti e l'attentato alla salute di ADL

Da Zero a Dieci: Sarri sotto inchiesta, il colpo da 100 mln,  la risposta agli opinionisti non vedenti e l'attentato alla salute di ADLTuttoNapoli.net
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lunedì 30 ottobre 2017, 09:05Zoom
di Redazione Tutto Napoli.net

(di Arturo Minervini) - Zero a chi puntualmente sente la necessità di processare in contumacia Maurizio Sarri. Quando c’è il tecnico si cospargono il capo di cenere davanti al maestro, quando manca inneggiano a presunte lezioni di deontologia. Sarri diserta le tv, dopo le insulse domande sul nervosismo di Insigne a Genova. Lo fa perché influenzato e probabilmente stanco di un trattamento sempre da serie B, quando ad altri vengono stesi tappeti rossi che nemmeno nella notte degli Oscar. Il rispetto deve essere reciproco, altrimenti si chiama ‘fesseria’. Pare che il Ministero del lavoro voglia aprire un'inchiesta, oggi invieranno il medico della Mutua a Castel Volturno.

Uno come il primo intervento del Var nelle gare del Napoli. Sembra di assistere ad una tragedia greca, risolta dall’intervento dall’alto del Deus ex machina. La giustizia che si impone, un rigore inesistente che si trasforma in innocua punizione. Quante volte siamo tornati a casa con il veleno iniettato nella schiena da questo scorpione che si muoveva indisturbato nel nostro calcio. Adesso non più. Il vero grande acquisto nel mercato estivo del Napoli è proprio il Var, colpo che vale più di 100 milioni, è inestimabile. Con buona pace di chi ha criticato il supporto tecnologico. Indovinate perché si lamentavano? 

Due legni colpiti dal Sassuolo. Decontestualizzati potrebbero far pensare ad una gara in bilico, ma fondamentalmente non è mai stato così. Se l’ex Juve Marocchi, ma non fate cattivi pensieri (almeno voi), dice che ‘non ha visto il dominio del Napoli’ gli consigliamo seriamente di fare qualcosa. Per la sua vista. Com’è la storia che non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere?

Tre come una tassa imposta da uno stato democratico (non parliamo dell’Italia ovviamente). Contro gli azzurri ti ritrovi come Benigni e Troisi ad una dogana di smemorati, paghi un fiorino, poi un altro ed uno ancora. Se ti va bene. In nove gare su undici almeno tre reti segnate da un attacco più produttivo di Charlie Chaplin nella catena di montaggi in ‘Tempi moderni’.

Quattro volte grazie a quel palo che respinge il destro di Ghoulam. Ve lo immaginate se questo Faouzi si mette a segnare anche con il piede che non è il suo? Finiva che slittava di nuovo il rinnovo, chiedendo un altro aumento. Aurelio avrebbe rischiato un malore, come il memorabile vecchietto di ‘Così parlò Bellavista”: "'Nu milione...aneme 'ddo Priatorie”. Non tutti i pali vengono per nuocere…

Cinque alle piccole sbavature che portano Falcinelli, bravo nel terzo tempo, ad infilare la porta di Reina. L’errore è a monte, con quel pallone perso con troppa facilità ed una difesa che si fa trovare mal posizionata. Se da una parte Maggio sembra il protagonista Fry di Futurama, fattosi ibernare e resistente ai segni del tempo (meriterebbe veramente 92’ di applausi per dedizione e professionalità), le crepe nella prestazione di Chiriches sono la spiegazione pratica di quel concetto di identità di cui spesso parla Sarri quando gli chiedono del turn-over. Il concetto è chiaro: se ne cambi due su quattro non è la stessa cosa. 

Sei a quel meraviglioso no look di Insigne al minuto 53’. Lo ricordate? Passaggio che finisce direttamente in fallo laterale. Quel passaggio a memoria è un trattato di Sarrismo, meccanismo infallibile e che non lascia nulla al caso (è infatti Ghoulam a scusarsi con il compagno perché non era dove doveva essere). Chiamasi sistema: paracadute sempre pronto ad attutire le incertezze del mondo. Chiamasi lavoro, sudore, pratica: unico vero grande segreto di questo Napoli che Sarri ha tenuto in caldo come fosse l’uovo di una specie protetta. Vuoi vedere che Avatar è stato girato a Castel Volturno? Benvenuti su Pandora!

Sette gare con almeno un gol in campionato su dieci presenze da titolare. Qualcuno chiedeva a Mertens di confermarsi dopo l’exploit dello scorso anno. Quel qualcuno adesso dovrebbe inginocchiarsi su ceci grandi quanto patate e recitare le proprie scuse. Ricorda Romario per le movenze da cobra in area, ma è utile anche quando sale a fare da vertice alto con una tecnica che gli permette di essere faro che illumina i compagni quando la notte è troppo scura. Eppure, la giocata più bella la compie nella propria metà campo con un recupero rabbioso che nemmeno un’anziana signora in fila alla cassa del supermercato. Tutta la voglia, tutta la fame, tutto il concetto di amore per la maglia in uno scatto. 

Otto a questo Allan 2.0, clamoroso upgrade di un centrocampista che in questo momento pare senza difetti. Quantità e qualità che si fondono in 175 centimetri di puro dinamismo, il tutto mettendo in discussione ogni volta concetti come stanchezza o la storia dell’ossigeno limitato nel nostro organismo come ci aveva insegnato ‘Siamo fatti così’. Evidentemente Allan è fatto diversamente. Evidentemente non si riesce a pensare ad un Napoli senza di lui in questa cavalcata della quale potrà essere assoluto protagonista. E pensare che qualcuno avrebbe voluto svenderlo fino a qualche mese fa. Che fantastica storia è la vita…

Nove ad un San Paolo caldo e consapevole, nonostante il senso di smarrimento tipico delle mattine post ora legale. "Che ora è? Dove mi trovo? Veramente i puffi erano sono un sogno? Che fine ha fatto Carmen Sandiego?”. In città sembra essere scattata una vera corsa ‘al voler esserci’. Perché nell’aria che respiri c’è un retrogusto di storia, un giorno prima della felicità lungo dieci mesi. La gente si guarda negli occhi, non dice nulla, non serve. Ma la gente sa, lo avverte che questa può essere la volta buona. Ecco perché non si può mancare, ecco perché a questo piccolo miracolo tutti vogliono assistere con i loro occhi. Per poter dire ‘Io c’ero’. Per poter raccontare ai propri nipoti di quel Napoli che fece tremare l’Italia ed innamorare tutti quelli che si sono emozionati almeno una volta rincorrendo un pallone.

Dieci vittorie nel giorno del DIECI. Un ponte temporale che lega Napoli a Diego Armando Maradona, proprio nel giorno del Natale calcistico partenopeo. Una strana combinazione dei numeri, omaggio al più grande di sempre. In quelle dieci vittorie c’è l’animo ribelle di Diego, l’incoscienza di chi si è messo in testa di voler rompere le catene di un tricolore ancorato ai poteri forti del Nord. Un dieci da portare con orgoglio, irriverenza, con la faccia da schiaffi di chi ora ha chiaro nella testa l’obiettivo. Come Diego, che quando giocava ancora nel fango aveva chiara la volontà di vincere un Mondiale e se l’era andato a prendere praticamente da solo quel sogno. Questo Napoli è più corale, ma deve avere la stessa determinazione, sfacciata convinzione che i sogni si realizzano se ci credi davvero. Se ci credi ogni secondo. Oggi Napoli celebra due volte il numero Dieci. Che le stelle accolgano questo desiderio nato dalla città che ha accolto l’eterno D10S.