Basta difendere Allegri: non esiste mercato o età media per giustificare un Napoli da metà classifica
Non è più il momento di nascondere la polvere sotto al tappeto. Almeno per chi ha realmente a cuore le sorti del Napoli. Il ko di Venezia, contro l’ultima in classifica, ha reso la crisi del Napoli conclamata anche a chi con i paraocchi mette in secondo piano i discorsi su proposta e contesto tattico. Risultato clamoroso a Venezia, ma che non sorprende del tutto considerando le difficoltà del Napoli emerse sin dalla prima partita con il Genoa, i tanti primi tempi regalati in attesa della giocata estemporanea e tutti gli indicatori che evidenziano che il Napoli ha la classifica che merita (e forse poteva essere persino peggiore). Cinque sconfitte nelle prime nove gare stagionali: un dato che non si registrava addirittura dal 2001/02, quando gli azzurri giocavano in Serie B. Non è una flessione, qui parliamo di una squadra totalmente in imbarazzo con la nuova guida tecnica ed una crisi profondissima che rischia di riscrivere tutti i record negativi dell'era ADL e di compromettere anche il futuro del club tra rosa che va deprezzandosi ulteriormente e qualificazione Champions che sembra già una chimera ad appena metà ottobre. E per alcuni è tutto normale.
Allegri non ha alibi: mercato e età media non spiegano la metà classifica
Il mercato non può e non deve spiegare un Napoli inesistente, pochi mesi dopo un campionato comunque chiuso al secondo posto. Così come l'età media, un anno sopra l'Inter per la realtà nel complesso, non può spiegare le difficoltà anche di tanti elementi nel pieno della loro carriera o che sono/erano in grande crescita, a partire da Hojlund. Sono fattori da mettere sul tavolo, certo, ma possono spiegare al massimo un Napoli non in lotta per il titolo, magari alle spalle anche di club che hanno progetti tecnici avviati e che esaltano il materiale a disposizione come quello della Roma di Gasp, ma non giustificano un Napoli che in questo momento faticherebbe anche per un posto in Europa League o in Conference.
Perché Allegri è il principale responsabile della crisi del Napoli
Non dare un'identità alla squadra nel 2026 non è più un qualcosa da catalogare come scelta o strategia. In un campionato senza più campioni e segnato da grande equilibrio, la proposta di gioco è sempre più importante ed è quella che può far lievitare o diminuire il valore di un gruppo. Non si parla di bel calcio o estetica, come provano maldestramente a sostenere alcuni legati ad un vecchio calcio o semplicemente legati da amicizia a certi nomi, ma di efficacia: il Napoli non ha alcuna idea né di come difendere e tantomeno di come attaccare e così diventa difficile vincere partite contro ogni tipo di avversario.
Fase offensiva mortificante
I problemi offensivi sotto gli occhi di tutti semplicemente vedendo le partite. I dati però rendono tutto decisamente inquietante. Hojlund è fermo a due reti inventate dal nulla contro Como e Inter, senza assistenza dai compagni. Qualche occasione sporca qua e là, per il resto tanta lotta, palloni nel traffico o da gestire di spalle. Fuori dai primi 50 per tiri in porta e dietro tutti i pari-ruolo delle prime 10 in classifica per tocchi in area di rigore. Sulla scia di Vlahovic che dimezzò i suoi numeri passando da Italiano all'Allegri bis alla Juve o di tutti gli attaccanti del Milan dell'anno scorso (a proposito, Fullkrug è capoocannoniere della Bundesliga con 7 gol in questo momento). Peraltro, questa attenzione a non sbianciarsi ed a non alzare più di tanto neanche il pressing (da qui lo sfogo di De Bruyne sotto 2-1 a Villarreal, al richiamo di non pressare e non lasciare il blocco 4-5-1), cosa porta diensivamente? Nulla.
Fase difensiva: la peggiore dell'era ADL
Rinunciare alla fase offensiva praticamente sempre, come baricentro o talvolta come uomini come a Venezia (5 difensori e due play davanti alla difesa) , togliendo potenziale a tanti giocatori, che efficacia porta? Non solo nulla, ma è deleteria. Il Napoli è 13esimo per tiri concessi e con 15 tri subiti di media a partita ha numeri che sono i peggiori dal ritorno in Serie A, persino di quando la qualità della difesa e del collettivo era lontana da quella attuale. Anche perché da anni ormai le due fasi sono collegate e - senza una pressione corretta ed almeno intermedia - portati gli avversari a ridosso dell'area è qualcosa che non fanno neanche le medio-piccole.
ADL-Allegri Cosa succede adesso?
ADL ovviamente difenderà la sua (incomprensibile) scelta fino a quando sarà possibile, provando a 'tirare a campare' anche con qualche vittoria sporadica senza continuità e chiaramente senza un futuro. Martedì però è uno snodo già cruciale per la Champions e per i conti del Napoli: una mancata vittoria significerebbe già compromettere l'accesso agli spareggi e riuscire nell'impresa di fare peggio dell'anno scorso. Se dovessero andare male le prossime due gare, a quel punto per ADL sarebbe di fronte ad una scelta: ammettere l'errore estivo oppure far finta di niente per evitare di pagare Allegri (potenzialmente per tre anni) ma mettendo in conto un deprezzamento ulteriore della rosa (e giocando così non solo Lucca sarà invendibile) salutando i 60-70mln di euro della Super-Champions che è già lontana e che Allegri ha fallito già l'anno scorso senza coppe.
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