Delio Rossi ricorda: "Litigai con il presidente per Cavani. Lucca? Nel Napoli ci sta"
A Radio Napoli Centrale, nel corso di Sempre Con Te è intervenuto Delio Rossi, allenatore: "Come ho visto il Napoli di Allegri? Non dimentichiamo, che il Napoli è inferiore solo all'Inter. È una squadra importante, non ha fatto mercato. Era già una squadra forte, anche senza mercato. Non l'abbiamo ancora visto. Ha un allenatore molto molto esperto. Abituato alle pressioni. Abituato a questo campionato. Sono convinto che verrà fuori, soprattutto se recupererà giocatori a metà campo. Recuperare Lucca psicologicamente? Il Napoli ha cercato un sostituto, è un giocatore che ci può stare. Non sposta gli equilibri. Io non conosco il ragazzo, ma tutte le volte che gioca vuole dimostrare e si sente in bilico. A volte i giocatori hanno bisogno di cazziatoni. Esistono due tipi di giocatori. Ci sono quelli che hanno motivazioni intrinseche. E sono il 2-3%, sono quelli che fanno la differenza e non hanno alcun interesse di chi è il loro allenatore e di ciò che li circonda. Altri invece hanno altri interessi come sapere se la propria compagna sta allo stadio, i tatuaggi, chi è l'allenatore ed altro ancora. Io ho avuto giocatori che bisognava prenderli di petto. Sul breve non paga, ma alla lunga sì. Non dobbiamo pensare che i calciatori prendono milioni di euro e poi a loro non importa più null'altro. I ragazzi non sono abituati a gestire la quotidianità. La prima cosa che fanno è comprare il SUV, perché vivono in un mondo in certi sensi non reale. Devi avere la fortuna di avere la compagna o l'allenatore o l'ambiente che fanno capire che è importante essere prima uomini.
Com'era giocare contro il Napoli? Ho allenato 18 anni in Serie A, ho allenato anche quando il Napoli era all'inizio dell'era De Laurentiis. C'è stata anche una diatriba tra me e il presidente Zamparini per Cavani, perché io volevo venderlo all'estero e non ad una diretta concorrente. All'epoca, noi al Palermo eravamo forti e il Napoli non era come oggi. Cavani sottovalutato? Come tutti i giovani aveva delle doti incredibili. Penso che sia il giocatore più forte dal punto di vista fisico che io abbia mai allenato. Non sentiva la fatica. Sentiva la porta, ma sbagliava spesso. Era frenetico. Ma un giocatore che arriva sotto la porta, prima o poi segna. Il problema è quando l'attaccante non ci arriva. Ha dimostrato di essere un campione. Il mio futuro? Io non so montare nemmeno una lampadina (ride ndr). Sono un allenatore e aspetto. Se mi manca il calcio? No, ma mi manca la quotidianità. Mi manca andare al campo, programmare allenamenti, risolvere le problematiche"
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