"Ho responsabilità verso i tifosi", Rizzetta svela risposta di ADL sulla cessione del Napoli

"Ho responsabilità verso i tifosi", Rizzetta svela risposta di ADL sulla cessione del Napoli
Oggi alle 14:45Le Interviste
di Francesco Carbone
Matt Rizzetta, presidente del Napoli Basket e intermediario di un fondo interessato al Napoli, ha raccontato i retroscena dei contatti con De Laurentiis

Il Napoli non era ufficialmente in vendita, ma i contatti tra le parti hanno comunque aperto uno scenario di confronto. Nel corso di una lunga intervista al podcast Bloomberg Business of Sport, Matt Rizzetta, presidente del Napoli Basket e intermediario del fondo americano interessato all’acquisto del club partenopeo, ha raccontato i retroscena delle conversazioni con Aurelio De Laurentiis. L’imprenditore ha spiegato come il dialogo sia nato con l’idea di una possibile partnership, nella quale il tema centrale è stato fin da subito quello della visione e della continuità del progetto.

La “legacy” al centro dei colloqui con la famiglia De Laurentiis

“Credo che il punto centrale delle nostre conversazioni sia sempre stato il tema della legacy. Bisogna ricordare che io sono un imprenditore che ha investito nello sport per passione. Oggi esiste UGP, esiste una struttura di private equity, ma non sono un gestore di hedge fund che passa le giornate davanti a un foglio Excel pensando a un'uscita tra cinque o sette anni. Sono entrato in questo mondo perché mi appassiona e perché per me conta il lascito che si lascia. Le conversazioni con la famiglia De Laurentiis sono partite proprio da questo concetto. I numeri erano un aspetto che avremmo affrontato eventualmente in un secondo momento. Quando guidi un club, come ho visto accadere a Campobasso e al Napoli Basket, ci metti il cuore e l'anima. È un lavoro che occupa venticinque ore al giorno, otto giorni a settimana, 366 giorni all'anno. Lavori più di quanto avresti mai immaginato. Per questo comprendo perfettamente quanto sia importante il concetto di legacy. Gran parte delle nostre prime conversazioni riguardava proprio questo: come costruire il futuro di un club che lui ha preso dal fallimento nel 2004 e ha portato dove si trova oggi. Non puoi semplicemente venderlo a un fondo che pensa di rivenderlo dopo cinque anni a una cifra superiore. Aurelio me lo ha detto chiaramente: ha una responsabilità verso i cento milioni di napoletani nel mondo, la maggior parte dei quali tifano Napoli. Se un giorno il club dovesse passare di mano, dovrebbe essere affidato alla persona giusta. Per questo ho sentito una profonda responsabilità nel dimostrare che sarei in grado di portare il club nel futuro, rispettandone la tradizione e l'eredità costruita fino a oggi, ma aggiungendo anche innovazione e attrattività internazionale. Alla fine, più ricavi significano più investimenti nel club. Più investimenti significano una squadra più competitiva. E una squadra più competitiva restituisce valore alla comunità, che è ciò di cui si tratta davvero”.