L'editoriale di Chiariello: "Lukaku-Da Vinci, lacrime napoletane. Ma mai più il Napoli orribile di Verona!"
Nel corso di 'Campania Sport' su Canale 21, il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto nel suo consueto editoriale: "Lacrime napulitane, credo che siano sempre in voga. La coincidenza: Romelu Lukaku al 96' trova il gol della vittoria in una partitaccia del Napoli, perché è stata una delle peggiori partite dell'era Conte. È scoppiato in lacrime perché tutto il vissuto da tanti mesi a questa parte, ricordiamoci che l'ultimo gol del campionato scorso lo realizzò proprio lui contro il Cagliari ed è stato anche il suo ultimo gol. Ci ha messo tanti mesi per rientrare, infortunio gravissimo il 14 di agosto, quando era il giorno del rompete le righe, stava finendo il ritiro, l'ultima amichevole e poi si doveva ripartire da Castel di Sangro. Non si è operato, ha scelto la terapia conservativa, non ha ritrovato la forma, il posto in squadra, è entrato col Como, ha sbagliato il rigore che ha aiutato a condannare il Napoli all'uscita dalla Coppa Italia. Insomma per lui un momento della sua vita difficilissimo, anche perché nel frattempo aveva perso il padre al quale era legatissimo. Il gol del 96 con la complicità di Montipò lo ha fatto scoppiare in lacrime, ha commosso tutti i napoletani.
Ma non è finita lì, perché quella stessa sera sul palco dell'Ariston un napoletano finiva in ginocchio piangendo a mani giunte per chi aveva vinto Sanremo, Sal Da Vinci. Lukaku alla prima dichiarazione post partita ha detto: 'Napoli mi ha ridato la vita - io ero morto, sportivamente parlando ovviamente - devo tutto a Napoli'. Sal Da Vinci ha preso il microfono e ha detto: 'Dedico questa vittoria a Napoli'. Napoli entra nell'anima, c'è poco da fare. Dopo poco arriva l'annuncio che il prossimo presentatore di Sanremo sarà Stefano De Martino, torrese, napoletanissimo. Lui sì che fa parte di una congrega, la De Filippi League, altro che Marotta League! Perché esiste la De Filippi League, quella l'accetto. Il fatto sta che Napoli sugli scogli, immagino che i vannaccini di turno si stiano mangiando una bella dose di limone e abbiano il fegato spappolato, problema loro. Noi però non possiamo ora mascherare tutto con le lacrime napoletane, dobbiamo focalizzare dei numeri molto importanti. -1, +4, -4 o 5, è tutto da capire, spiego perché. 11 sono le partite da disputare da qui a fine stagione, la retorica delle 11 finali famose, se poi sono finali come quella di Verona. Male mi sento, perché tutto è stato tranne che un atteggiamento da finale. Napoli molle, sfilacciato, lento, con la testa all'indietro più che in avanti e poi il solito schema del Napoli, se tale lo vogliamo chiamare, pallata sua e l'uno fai tu. Onestamente troppo troppo poco, anzi troppo troppo male, 11 partite alla fine, -4 dal Milan, ma il Milan deve fare domenica prossima l'8 marzo il derby con l'Inter dove probabilmente si certificherà quello che è già noto, che l'Inter vince lo scudetto, che a me era noto da tempo. A qualcun altro c'è voluto del tempo per capirlo, ma a me era noto da tempo e quando l'ho detto sono passato per anti-Napoli, vabbè pazienza. Quando uno dice la verità si becca pure gli improperi. Vorrei ricordare che l'Inter, che tutti pronosticavano chissà perché dovesse crollare per forza, nelle ultime 15 partite di campionato ha fatto 14 vittorie, avete capito bene, 14 su 15. Sapete quella che non ha vinto qual è? È proprio con il Napoli, dove il Napoli ha giocato meglio dell'Inter al San Siro, perché il Napoli quando gioca da grande squadra è una grande squadra, poi partite come quella di Verona dove veramente non ci sono giustificazioni, sembrava Copenaghen bis, la vendetta, anzi un punto peggio perché il Verona è veramente una squadra scarsa, la più scarsa della Serie A e aveva tanti assenti pure. Quindi il Milan deve andare a giocare il derby e deve venire a Napoli, dopo che il Napoli ha un trittico di partite che sulla carta. Caspita, Torino che si è ripreso con D'Aversa subito, però oggi è un gran partito del Torino che ha battuto 2-0 la Lazio di Sarri. Il Lecce che è ostico, perché Di Francesco sta lottando per la salvezza molto bene. Anche se è una squadra sulla carta scarsa, perché il Lecce ha una rosa forse la meno qualitativa della Serie A a parte il Verona, anche il Pisa è più forte del Lecce, però il Lecce gioca bene a pallone. E poi c'è il Cagliari, Pisacane ci aspetta a Cagliari, tre gare alla portata del Napoli ovviamente e poi viene il Milan, eccola lì. Quindi il Milan è a -4 ma non è così distante. Attenzione però, la logica strabica, se ci guardiamo dietro, stasera dovesse vincere la Juve, è +4 sulla Juve, se la Juve perde a Roma la distanza rimane, la Roma ci appaia di nuovo, la distanza sul quinto posto diventa +5 che è la piazza occupata dal Como che sale di gran corsa. E il Como ci aspetta al Sinigaglia, attenzione, partita complicatissima quella di Como.
Quindi i giochi non sono fatti, né per finire secondi né per uscire dai primi 4, bisogna stare molto attenti. Certo non col catastrofismo di Conte che come al solito ha detto addirittura che rischiamo di uscire perfino dalla Conference, ma il pacchetto Conte lo conoscete, è fatto così. C'è da guardare avanti e c'è da guardare indietro. Un campionato che finisse con Napoli secondo, dopo aver vinto la Supercoppa ed essere uscito solo ai rigori contro un forte Como, non sarebbe una brutta stagione anche se la macchia della Champions rimane indelebile. Un campionato che finisce con Napoli nelle prime 4 sarebbe una stagione salvabile anche se non entusiasmante e questo finale di stagione conta molto, non solo per la posizione e per i soldi che il club ne guadagna, ma anche per finire con un certo morale. Ora rientrano Anguissa, McTominay, De Bruyne, in che condizioni? Lo vedremo, lo capiremo, ma di certo si recuperano forze. Nel frattempo si sono conquistati alla bisogna e all'esigenza del Napoli due giovani come Vergara e Alisson Santos, che sono due titolari aggiunti. Si è intravisto Giovane con il cross per Lukaku. E si è rimanifestato Lukaku con Gilmour. Quindi Conte avrà un po' più di risorse, anche se dovrà fare a meno da qui a fine campionato degli indispensabili Di Lorenzo, Rrahmani e Neres. Non possiamo però più rivedere il Napoli di Verona, è un Napoli orribile, è un Napoli inguardabile e soprattutto ingiustificabile perché andare in vantaggio al secondo di gioco e rinunciare a giocare per tutta la partita non è pensabile. Poiché ogni partita fa storia a sé e noi sappiamo che questo Napoli ha fatto anche delle grandi partite in questa stagione, io mi auguro di rivedere il Napoli di Bergamo che per esempio mi aveva molto soddisfatto e che solo errori arbitrali gravissimi avevano penalizzato il Napoli, ma quello di sabato onestamente, lo dico con tutta sincerità, fa male alle coronarie per come si è vinto, al cuore per come si è sofferto e al fegato per quello che non abbiamo capito.
Ricordo Marchesi, per chiudere. E' stato il primo allenatore di Maradona ma è stato soprattutto l'allenatore del sogno, il secondo allenatore, anzi il terzo allenatore del sogno, il primo fu Chiappella, quando ci rubarono lo scudetto a Milano con il famoso Gonella di cui Gianni Improta ci ha raccontato mille volte che fu letteralmente aggredito tra la fine del primo e il secondo tempo negli spogliatoi di Mazzola e fischiò a senso unico. Poi arrivò Vinicio O'Leone che ha compiuto 94 anni e che ha tutto il nostro amore enorme come li ha compiuti 84 Dino Zoff, altro uomo d'amore per Napoli e Vinicio non è riuscito per correggere l'altra fine a ottenere quel famoso scudetto. Il terzo a provarci è stato proprio lui, Lino Marchesi, che ebbe con Rudi Krol, Nino Musella e tanto compianto Nino, il grande Jaguaro Castellini, Peppe Bruscolotti e tutta la banda di quell'anno lì uno scudetto che sembrava possibile ma che quell'autogol maledetto di Moreno Ferrario contro il Perugia frustrò quelle grandi speranze di fine stagione quando il Napoli finì terzo dopo aver avuto la possibilità davvero di vincere il suo primo scudetto della storia, Krol ancora lo rimpiange. Poi è tornato per salvare il Napoli e si è trovato ad allenare Maradona, una delle persone più serie, più perbene, più compite, più professionali che siano mai passate da Napoli. Ciao Rino".
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