Biazzo: "Allegri sta costruendo un Napoli offensivo. Mancini? Scelta indiscutibile"
Salvatore Biazzo, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.
La FIGC ha scelto Claudio Ranieri come direttore tecnico e Roberto Mancini come commissario tecnico. Quale sarà il ruolo di Ranieri e c'è il rischio di una sovrapposizione con Mancini?
"No, credo di no, perché in effetti si va a costituire una figura di supervisore rispetto a tutti i settori tecnici, quindi le Nazionali Under e la Nazionale maggiore. Quello che è accaduto prima è un po' atipico, anomalo, anche se è tipicamente italiano, perché Maldini e Leonardo avevano interpretato il ruolo in maniera assolutistica, cioè quella di poter imporre a Malagò, presidente della FIGC, una scelta, salvo poi non accettare quella di Malagò. Se ne sono andati e, secondo me, non hanno fatto una buona figura."
La scelta di Pirlo è stata sconfessata. Questo avrebbe inevitabilmente indebolito la posizione di Maldini e Leonardo?
"Se la vuoi sapere tutta, in effetti c'era un'incompatibilità, perché il figlio di Pirlo è nella più grande società di intermediazione d'Europa. Così anche il figlio di Maldini. Questo l'avevo scritto su Facebook e qualcuno ha attribuito a me il fatto di aver sfiduciato Leonardo e Maldini, ma io non ho questo potere: avevo delle conoscenze e le ho riportate. Queste erano le prime due incompatibilità. La terza riguardava Pirlo, che dice di aver fatto un'operazione commerciale. Il problema, però, è un altro. Questi grandi campioni hanno rappresentato benissimo l'Italia e continuano a vivere nel mondo del calcio anche dopo aver smesso. Ma esiste anche un mondo reale, fatto di politica e di prese di posizione dei governi. Uno ha fatto finta di non sapere, uno pretendeva di sapere, uno supponeva di sapere: è il gioco delle tre scimmiette. Il fatto che siano andati via non depone bene per loro, perché non hanno accettato il principio democratico secondo cui Malagò poteva esercitare un veto, così come loro avevano posto il veto sul nome di Mancini."
Dal punto di vista tecnico la scelta di Roberto Mancini la convince? E cosa pensa del ruolo affidato a Claudio Ranieri?
"Su Claudio Ranieri c'è poco da dire. Lo abbiamo avuto anche al Napoli, è un personaggio di calcio e la sua bravura va riconosciuta. Per quanto riguarda Mancini, sul piano tecnico non può essere discusso. Ha vinto un Campionato Europeo e poi è andato via. Molti ritengono che sia partito solo per i soldi dell'Arabia, ma quei soldi avrebbe potuto prenderli in qualsiasi momento. Il retroscena era un altro: Gravina non aveva confermato i contratti dei collaboratori di Mancini, come Oriali e gli altri componenti dello staff, perché voleva inserire Buffon e Bonucci. Chiellini no, perché oggi ha un ruolo importante e, oltre alla laurea in Economia e Commercio, ha anche una formazione specifica in management sportivo. Mancini se ne andò soprattutto per questo. Poi il suo nome circolava già da tempo, quindi era una delle intenzioni di Malagò. Io mi chiedo perché non evitare tutto questo caos e questa brutta figura. Il problema è politico. Chi immagina che la Federazione sia esente dalla politica sbaglia. Non è il Governo che voleva Mancini, ma soprattutto Malagò. Su Mancini avevano posto il veto Leonardo e Maldini. Quando è emersa la vicenda dell'operazione commerciale di Pirlo in Russia, Malagò ha dovuto prendere atto che quella candidatura non poteva più andare bene. A quel punto loro si sono arrabbiati e sono andati via."
Terminata la prima parte del ritiro di Dimaro, quali indicazioni le ha dato il Napoli di Massimiliano Allegri?
"Ti sarò molto sincero. Vedo in maniera positiva il lavoro che è stato fatto a Dimaro. È chiaro che l'ho seguito a distanza, attraverso gli allenamenti, le immagini e i racconti dei colleghi presenti sul posto, ma ho visto una squadra che ha giocato tantissimo con il pallone. Ho notato anche il lavoro con le sagome in mezzo al campo. Sono un'invenzione antica, che serviva per allenare i calci piazzati, ma quelle dinamiche vengono utilizzate per sviluppare il gioco, occupare gli spazi, vedere le linee di passaggio e lavorare sugli schemi. Questo mi fa pensare che Allegri stia già costruendo un'identità tattica precisa."
La prima certezza sembra essere la difesa a quattro. Che idea si è fatto del nuovo Napoli?
"La contraddizione, o meglio il paradosso, è che definiamo sempre Allegri un difensivista, uno da 'corto muso', ma in realtà ha a disposizione una squadra che, per caratteristiche, è sbilanciata in avanti. La difesa va bene così, ma se guardi il centrocampo e soprattutto gli attaccanti, il Napoli è una squadra veloce, dinamica, che aggredisce la profondità e attacca gli spazi. Anche l'impiego di Vergara da mezzala ha un significato importante. Allegri sta provando tutti i calciatori e li sta testando soprattutto in chiave offensiva. Anche Politano non è stato utilizzato da quinto di difesa, ma in un tridente offensivo. Poi chiaramente dovrà gestire le energie, anche per una questione d'età, ma l'entusiasmo c'è tutto. Alla fine credo che vedremo una formazione che, a livello di uomini, non sarà molto diversa da quella di Conte, ma che proporrà un calcio profondamente differente."
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