Forgione boccia la scelta della Figc: "Mancini è la vittoria di Malagò, ma la brutta figura resta"
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale, mentre Claudio Ranieri sarà il direttore tecnico della FIGC. Che giudizio dà su questa scelta?
"È la vittoria di Malagò. Voleva Mancini a tutti i costi, ma varie componenti, soprattutto la Lega, glielo avevano in qualche modo impedito. Questo ha portato al caos tra sabato e ieri. Malagò, però, una brutta figura l'ha fatta anche lui, inutile negarlo. Alla fine è riuscito a riportare sul tavolo il nome che aveva scelto all'inizio. Nel momento in cui gli è stato detto che Pirlo non andava bene, ha potuto dire: allora torno sulla mia scelta e non potete più dirmi di no. Si ritorna così a tre anni fa, all'allenatore che aveva lasciato la Nazionale in maniera indecente per andare a prendere soldi in Arabia. È vero, aveva vinto un Europeo, ma è stata un'eccezione in una Federazione che da vent'anni vive un netto declino. Tra l'altro era uscito dalle qualificazioni mondiali persino peggio di Ventura e della coppia Spalletti-Gattuso, perché lui si fermò contro la Macedonia del Nord in semifinale, mentre gli altri uscirono in finale. Le vicende di questi giorni hanno rafforzato la posizione di Malagò, ma credo che, almeno per ora, si stia dimostrando inadeguato al ruolo che ricopre."
Lei avrebbe puntato su Silvio Baldini per aprire un nuovo ciclo?
"Il problema è che Baldini non è un amico di Malagò, mentre lo è Mancini. Così come Pirlo era vicino a Baldini. Il problema è sempre lo stesso: in questo Paese si va avanti grazie agli agganci affettivi o di altro tipo, non attraverso la meritocrazia e una scelta ponderata. Baldini non va bene per un motivo, Pirlo non va bene per un altro e alla fine va bene Mancini perché è amico del presidente. Tutti speravano di arrivare ad Antonio Conte, ma figuriamoci se avrebbe mai accettato questa Nazionale e questa Federazione, soprattutto dopo tutti i nomi che erano stati fatti. Il problema nasce proprio da lì: si è sperato fino all'ultimo di convincere Conte, ma non c'è mai stato un vero aggancio. Alla fine ci si è dovuti accontentare di Mancini."
Dopo il ritiro di Dimaro e in vista di Castel di Sangro, quali sono le sue prime sensazioni sul Napoli di Massimiliano Allegri?
"In questo momento si naviga veramente a vista. Se prima non si riescono a piazzare i calciatori che devono uscire, sotto il profilo del mercato cambierà poco. Si arriverà probabilmente molto avanti, magari come accadde due anni fa con Conte, quando gli acquisti migliori arrivarono a campionato iniziato. Questo vale un po' per tutte le squadre italiane. Si sono mosse Roma e Fiorentina, mentre le altre sono ferme. Il Napoli subisce questa situazione non perché non abbia soldi, ma perché prima deve cedere alcuni giocatori. Siccome nessuno spende, tutto è bloccato. Dispiace perché il Napoli è vittima di dinamiche che conosceva già. Se alcuni acquisti importanti della scorsa stagione avessero reso come ci si aspettava, oggi probabilmente la situazione sarebbe diversa. Invece è stato necessario acquistare altri calciatori che hanno dato risposte migliori e adesso c'è un surplus numerico che va assolutamente sfoltito. Allegri ha accettato questa situazione e quindi bisogna aspettare con pazienza."
Che futuro immagina per Anguissa e Mazzocchi?
"Anguissa è un calciatore importante, questo non dobbiamo ripetercelo ogni volta perché lo sappiamo tutti. Bisogna capire se ha davvero intenzione di restare. Se vuole rimanere, allora bisogna trovare un accordo e prolungargli il contratto, visto che è in scadenza. Non si può trattenere un giocatore così senza rinnovarlo. Bisogna capire se Allegri è riuscito a ridargli quelle motivazioni che forse con Conte erano venute meno. Se Anguissa vuole restare e si trova la quadra con il club, resta un calciatore fondamentale. Non mi sembra affatto in fase calante. Fino all'infortunio è stato lui a trascinare il Napoli nei momenti più difficili della scorsa stagione e, almeno fino a gennaio, ha dimostrato di essere uno dei centrocampisti più importanti del campionato italiano."
La città si prepara alle celebrazioni del Centenario del Napoli. Che atmosfera si respira?
"Credo che saranno due giorni di grande festa popolare. Saranno due eventi diversi: uno organizzato dai tifosi, che vogliono viverlo a modo loro, e l'altro dal club. Qualcuno ha storto il naso per l'area riservata di Piazza del Plebiscito, ma non credo sia un vero problema, perché la piazza sarà comunque aperta e attraverso i maxischermi tutti potranno seguire lo spettacolo. Anche la cosiddetta processione da Piazza Carità a Piazza del Plebiscito sarà aperta a tutti. Si celebrano i cento anni di un club importantissimo e la società, insieme al Comune, ha organizzato una festa che definirei un Capodanno o un Carnevale di mezza estate, con una macchina organizzativa molto complessa. Invito tutti i napoletani a viverla con compostezza e gioia, perché il Napoli ha un peso enorme nell'identità e nell'umore della città."
Se il difensore atteso dal mercato non dovesse arrivare, la difesa del Napoli sarebbe comunque all'altezza?
"No, al momento non lo è. Una squadra che vuole competere per traguardi importanti deve partire da una difesa solida e una fase difensiva importante. Questo non lo costruisci con uomini non di primo livello. Al di là di Di Lorenzo, che è bravissimo quando spinge ma ha qualche limite in fase difensiva, il Napoli ha bisogno di acquistare un difensore di livello. Non ho dubbi che alla fine il club lo farà. Bisogna soltanto avere pazienza, ma il Napoli sa benissimo che Allegri fonda molto del suo calcio sulla solidità difensiva. Non ci voleva certo una zingara per capire che una grande squadra parte sempre da una grande difesa."
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