Vergara duttile, D'Aniello: “Può fare l’esterno, la mezzala e un domani quest'altro ruolo"
Pasquale D'Aniello, allenatore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone, smartTv e DAB Campania. Il tecnico ha analizzato il nuovo corso della Nazionale di Roberto Mancini e soprattutto l'impatto di Antonio Vergara, protagonista delle prime apparizioni con l'Italia. Secondo Daniello, il giovane del Napoli possiede caratteristiche atletiche e mentali che lo distinguono da molti altri talenti italiani: “Partiamo dalla questione Mancini. Non voglio essere frainteso: Mancini ha semplicemente evitato di fare danni. In che senso? Fateci caso, guardate le partite della Nazionale lasciando stare adesso i risultati, perché quello è anche condizionato dall'episodio, ma guardiamo l'atteggiamento. Quando nei primi undici, cioè quando in campo con la Nazionale ci sono cinque, sei, sette persone che giocano in Premier League, cambia la scena. I ragazzi vanno a ottomila. Io sono anni che dico: andiamo piano, ci alleniamo piano e andiamo piano, perché noi ci freghiamo sempre di questa storia che siamo i più bravi tatticamente. Ok, benissimo, lo siamo stati per anni, ci ha portato a vincere alcune cose, a volte anche aiutati dagli episodi, perché non ci dimentichiamo che tanti trofei abbiamo vinto a botte di rigori. Quindi il calcio è cambiato, perché sono cambiate le epoche, sono cambiati i giovani, sono cambiati gli atleti. Oggi andate a guardare la formazione della Francia, la foto della formazione della Spagna: gli atleti oggi sono diversi, sono delle macchine. Quindi parli di aspetto, di fisicità, di impatto. Noi in Italia andiamo piano. Guardate pure la partita di ieri: quando è entrato Tonali andava al doppio. Calafiori va al doppio e Vergara perché oggi è facile da incasellare? Perché Antonio è un atleta. Antonio non ha una struttura fisica di un gigante, ma regge e botta con tutti, fa spalla a spalla con tutti. Poi sta per cadere e si rialza, ha una forza nelle gambe. Vi faccio una domanda: quanti calciatori italiani, nell'occasione del gol dell'Italia sul recupero palla di Calafiori, vanno ad ingaggiare un duello con Upamecano a campo aperto per cinquanta metri? Il giocatore medio italiano dopo dieci metri di scatto si rende conto che Upamecano è più forte e si ferma. Vergara gli è andato a rompere il supporto fino all'ultimo secondo. Ed è quello che contraddistingue Antonio rispetto agli altri. Quando in Italia capiremo, dai settori giovanili e dalle categorie dilettantistiche, che ci dobbiamo allenare di più, che i giocatori la devono smettere di fare le prime donne, che i giocatori vengono al campo, sono dei dipendenti, fanno il lavoro più bello del mondo, devono pedalare e stare zitti, forse sarà meglio per tutti”.
Vergara può diventare anche un centrocampista e ricoprire più ruoli rispetto a quello di esterno offensivo?
“Sì, è così, perché tu il giocatore ce l'hai. Io allenatore all'inizio dell'anno so: ho questi giocatori, devo andare a fare le coppie ovunque. Però so che Vergara, attenzione, se non mi gioca da attaccante esterno a destra, lo posso schierare a mezzala. Ragazzi, Vergara è uno che un domani, talmente intelligente, se deve fare il play, fa anche quello”.
Perché Allegri, almeno fino a questo momento, ne ha centellinato l'utilizzo?
“Non lo so, perché poi ognuno vede, non il calcio perché altrimenti sarebbe troppo generica la cosa, ma considera alcune dinamiche a modo proprio. Io non posso giudicare Allegri, sai perché? Perché Allegri ha gestito dei gruppi dove c'erano delle mentalità talmente forti, talmente importanti, che io posso dire, dal basso del mio essere nessuno, ‘il calciatore deve fare quello che dico io, punto’, però poi io non mi sono mai confrontato con quelle realtà, quindi sarebbe un giudizio gratuito il mio. Però ieri c'è stato un episodio che dà un input molto forte: a un certo punto, mentre Vergara si trovava nella trequarti avversaria della Turchia, dove poteva puntare, ha sterzato, è venuto dentro ed è venuto a giocare. Quindi quella è una reminiscenza del calcio italiano, dove ‘ok, ora devo andare io uno contro uno da solo, poi magari prendiamo contropiede’, e lì Mancini lo ha invitato ad andare e puntare. Perché purtroppo un ragazzo che ha fatto dieci anni di settore giovanile, sentendo sempre le stesse cose, quella reminiscenza ce l'ha, quell'ancoraggio ce l'ha necessariamente. Noi dobbiamo capire che in Italia siamo stati bravi per anni a usare la parolina magica ‘equilibrio’. Ok, è finita l'epoca dell'equilibrio. In Inghilterra hanno creato lo spettacolo. Gli stadi non solo sono pieni, sono anche piacevoli dove trascorrere qualche ora. Sono pieni anche in Serie B inglese e nelle categorie minori”.
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