Thiago Motta dopo Allegri? Caiazza: "Non sono buoni i rapporti con ADL"
Ora si riparte, domenica la Lazio. Napoli in crisi dopo la sconfitta contro il Porto. Il giornalista Salvatore Caiazza è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.
È arrivato il momento di cambiare allenatore o bisogna continuare con Allegri?
"Cacciare Allegri significherebbe analizzare l'effetto e non la causa di questo disastro calcistico. L'allenatore ha sicuramente delle responsabilità, ma non tutte sono sue. Il peccato originale di questa stagione è aver accettato una squadra praticamente a scatola chiusa, senza intervenire su una rosa che aveva bisogno di un profondo rinnovamento. Diversi calciatori erano a fine ciclo e serviva un ricambio, come accaduto nell'estate del 2022 con le partenze di Insigne, Mertens, Koulibaly, Ospina e Fabian Ruiz. Inoltre, non sono stati valutati adeguatamente gli storici clinici di alcuni giocatori. Il caso di Badé è emblematico: fare una scommessa su un calciatore fermo da tre mesi è diverso dal puntare su uno reduce da un anno e mezzo di stop. Anche il mercato è stato insufficiente: il Napoli ha investito pochissimo e aveva bisogno di interventi ben più importanti. Ci sono poi situazioni contrattuali delicate, come quelle di Lobotka e Anguissa, mentre sono stati rinnovati giocatori over 30 che probabilmente avevano già dato molto. Ciclicamente bisogna cambiare qualcosa, altrimenti si rischia di arrivare a un punto di non ritorno."
Al di là delle responsabilità della società e del mercato, manca anche la capacità di gestire lo spogliatoio e dare un'identità alla squadra?
"Credo che questa squadra sia inferiore rispetto a quelle che lottano per i primi quattro posti. I risultati, purtroppo, mi stanno dando ragione. Ma il problema non è soltanto la qualità della rosa: manca un'organizzazione tattica e tecnica, perché dall'inizio della stagione il Napoli non ha mai avuto una vera identità. Ha vinto alcune partite soprattutto difendendosi e ripartendo, senza riuscire a imporre sistematicamente il proprio gioco. Anche questo è un limite dell'allenatore, che nonostante le numerose assenze non è riuscito a dare un segnale forte. Le tensioni viste in campo, tra Lucca e De Bruyne, lo sfogo di Politano, la rabbia di McTominay e la risposta di Hojlund ad Allegri, sono conseguenze dei risultati negativi. Quando le cose non funzionano, nello spogliatoio si finisce per andare tutti contro tutti. Alla Juventus, per esempio, la dirigenza è intervenuta direttamente dopo le sconfitte, congelando i rinnovi e chiedendo ai giocatori di assumersi le proprie responsabilità. Nel Napoli manca una figura capace di imporsi con autorevolezza sui leader dello spogliatoio. Manna è ancora giovane per assumersi questo tipo di responsabilità, mentre De Laurentiis sembra essersi momentaneamente distaccato. Servirebbe un intervento deciso della società, ma non è semplice capire come uscire da questa situazione, soprattutto considerando che domenica il Napoli affronterà una Lazio in grande forma."
Il ritiro può essere una soluzione per ritrovare compattezza?
"Il ritiro può servire soltanto se c'è una squadra che ha perso completamente la bussola. Ne ho visti tanti e posso assicurare che non sono i ritiri a cambiare le stagioni. Serve una presa di coscienza da parte di tutti. Ci vorrebbe un De Laurentiis sereno, capace di presentarsi a Castel Volturno, sedersi davanti alla squadra, guardare tutti negli occhi e chiedere cosa si voglia fare di questa stagione. Le tensioni viste contro il Porto dimostrano che Allegri ha perso parte della propria autorità. Se i giocatori reagiscono in quel modo, significa che c'è un malessere interno e che l'allenatore non riesce più ad avere il controllo della situazione. Anche la comunicazione del tecnico, quando sostiene di aver disputato 70 minuti positivi, è distante dalla realtà: al massimo si può parlare di un buon primo tempo, perché nella ripresa il Napoli è praticamente scomparso. Queste dichiarazioni non piacciono ai tifosi, ai giornalisti e, a quanto pare, nemmeno ai calciatori."
Con nove punti di distanza dal quarto posto e altrettanti dalla zona retrocessione, la stagione è ormai compromessa?
"Al momento la stagione è compromessa sotto tutti i punti di vista. I risultati negativi non dipendono dalla sfortuna, ma dall'incapacità di gestire le partite e i vantaggi. È successo contro Roma, Fiorentina e Inter: sono situazioni che si ripetono ciclicamente e rappresentano un difetto strutturale. Se una persona che non conosce la stagione guardasse soltanto il primo tempo contro il Porto, potrebbe pensare a una buona prestazione, ma basta osservare le altre partite contro Juventus, Fiorentina e Villarreal per capire che i problemi sono sempre gli stessi. Il lavoro di Allegri in queste 14 partite, sinceramente, non si è visto. Non so se il suo calcio non funzioni più o se le numerose assenze gli impediscano di esprimersi al meglio. Mi auguro di poter raccontare presto un Napoli vincente. Una vittoria contro la Lazio garantirebbe almeno quindici giorni più sereni e permetterebbe di recuperare qualche giocatore. Tuttavia, c'è il rischio che, una volta rientrati gli indisponibili, si ripetano gli stessi problemi. Arrivare a Porto con appena tredici giocatori di movimento, anche a causa degli infortuni e del fatto che giocano sempre gli stessi, ha reso tutto ancora più complicato."
Un ascoltatore propone di puntare sui giovani e cambiare allenatore, affidando la squadra a un tecnico come Fabio Pisacane. Come valuti questa proposta?
"Non condivido l'idea di scaricare tutte le responsabilità sui calciatori, sostenendo che quelli più esperti non abbiano voglia o non credano nel progetto. Alcuni erano arrabbiatissimi dopo la partita, segno che probabilmente tenevano a vincere. Non si può pensare che giocatori arrivati secondi lo scorso anno e capaci di vincere trofei abbiano improvvisamente smesso di impegnarsi. È evidente che qualcosa sia cambiato, ma bisogna capire cosa. Il Napoli di Conte, pur senza esprimere sempre un calcio spettacolare, aveva un'identità tattica molto precisa. I giocatori sapevano esattamente cosa fare e seguivano le indicazioni dell'allenatore. Anche con numerose assenze, Conte è riuscito a ottenere prestazioni importanti. Non possiamo pretendere lo scudetto o una finale di Champions League, ma possiamo chiedere almeno partite dignitose. Le difficoltà della rosa non giustificano prestazioni come quella contro il Porto."
In caso di esonero di Allegri, come valuteresti un eventuale arrivo di Thiago Motta?
"Bisogna considerare anche i rapporti tra Thiago Motta e De Laurentiis. Ricordo uno scambio di dichiarazioni poco felice tra il presidente e il procuratore dell'allenatore, che pubblicamente aveva sostenuto che non avrebbe mai allenato il Napoli. Non credo quindi che i rapporti siano particolarmente buoni, almeno per quanto emerso pubblicamente. Dal punto di vista tattico e delle idee di gioco, è sicuramente un allenatore che merita una valutazione, anche se l'esperienza alla Juventus è stata molto complicata e lo ha esposto a numerose critiche."
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