Da 0 a 10: l'azzurro da sbattere fuori rosa, il dubbio che devasta ADL, la bomba di Politano e le allucinazioni di Allegri

Da 0 a 10: l'azzurro da sbattere fuori rosa, il dubbio che devasta ADL, la bomba di Politano e le allucinazioni di AllegriTuttoNapoli.net
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di Arturo Minervini
Porto-Napoli, da 0 a 10: l'azzurro da sbattere fuori rosa, ADL devastato da un dubbio, la bomba di Politano e le allucinazioni di Allegri

Zero a Lucca, che per un puro scherzo del fato si ritrova sullo stesso campo di De Bruyne, come se praticassero la stessa arte, come se uno come Lorenzo potesse mai sedersi allo stesso tavolo di Kevin. Come se uno che prova a centrare il cestino dei rifiuti con un foglio accartocciato pensasse di poter mandare a quel paese LeBron James su un campo da Basket. Come se fossero figli dello stesso Dio pallone, come se non gli farebbe bene ascoltare qualche consiglio, così magari capirebbe i motivi del suo fallimento a Napoli. Via a gennaio Lucca e fuori rosa. Subito. 

Uno l’errore imperdonabile non riconoscere  di aver preso uno di quei pacchi che si prendevano una volta al posto dei cellulari. Il Napoli sul mercato s’era fatto fregare, aveva iper-valutato Beukema, Lucca e Lang e non ha saputo accettare l’errore. Si è chiesto ad Allegri di rispolverarli, provando magari a beccare il nuovo fesso di turno che potesse cascarci. Dicette ’o cafone: Na vota me faje fesso!

Due gol subiti da corner, ma che roba è? Qui le questioni sono due e, onestamente, non riesco a capire quale sia più grave. Veramente pensiamo che lo staff di Allegri non prepari le marcature sugli angoli? Roba che anche al calciotto del lunedì. Oppure: i calciatori sono così demotivati che s’addormentano e si perdono l’uomo? Come la giri la giri, resta un disastro.

Tre punti su dodici e la speranza sempre affidata a domani. Un pochino come quando Mario Merola andava a chiedere lavoro nella zona portuale e gli dicevano di ripassare il giorno dopo. Mario rispondeva: “Diman, diman, e oggi?”. Ecco, il Napoli di Allegri è confinato in questa promessa affidata al futuro, una promessa mai mantenuta. 

Quattro reti subite, undici nelle quattro di Champions ed una instabilità difensiva paragonabile a quella di uno Stato alle prese con una guerra civile. Il Napoli è una costruzione senza fondamenta, non ci sono elementi che ti inducono a pensare: possiamo farcela, si potrà resistere, riusciremo a tenere in piedi almeno un muro. Niente. È un edificio dichiarato inagibile nel quale si continua a organizzare assemblee di condominio per discutere del colore delle tende con Allegri che fa l’armocromista. 

Cinque alla prestazione di Politano, che fa pure peggio nelle dichiarazioni a fine gara, alitando fuoco su un braciere già bello ardente. “Vediamo sempre noi italiani a metterci la faccia” dice Matteo, una rimostranza che dovrebbe eventualmente muovere all’ufficio stampa del Napoli che, fino a prova contraria, sceglie chi inviare davanti alle telecamere. Se poi, invece, c’è qualcuno che si tira indietro, allora sarebbe interessante capire di chi si tratta…

Sei mesi di Allegri e un apporto praticamente nullo alla causa. Nessun passo in avanti, nessuna base solida in cui possa rifugiarsi la squadra quando ci sono tante assenze. Contro il Porto nel secondo tempo l’unica giocata cercata era quella con palla a Politano e lancio cieco per lo scatto di Hojlund, roba vista tante volte ai tempi di Spalletti con Osimhen. Pare di essere finiti in "Memento" di Christopher Nolan: una squadra che sembra aver perso la memoria, incapace di ricordare cosa ha funzionato in passato e soprattutto di costruire qualcosa per il futuro.

Sette come i settanta minuti in cui Allegri ha avuto evidenti visioni mistiche, un’allucinazione in stile Homer Simpson dopo aver assaggiato il peperoncino del Quetzlatatateketlambo, coltivato nei manicomi criminali del Guatemala. Parla di una squadra che ha giocato bene, di non essere arrabbiato con la squadra e questo è l’unico punto su cui ha ragione: la rabbia dovrebbe averla contro se stesso.

Otto alla sincerità di Hojlund, che contraddice Allegri sulla bontà della prestazione e non nasconde la sua insofferenza dopo l’ennesima gara ad attendere il pallone, un Godot che per Rasmus non arriva mai. Rasmus si fa vedere per un paio di cavalcate, una di settanta metri, l’unica soluzione che ha per provare a rendersi pericoloso. È come Troisi quando si sognava la guerra di notte: quando arriva lui, sono finite tutte le munizioni ed è costretto ad accontentarsi di un fucile che fa cilecca. E non può essere solo colpa sua. 

Nove milioni il costo annuo di Allegri: De Laurentiis è in questi giorni l’Amleto di Shakespeare con tanto di capuzzella da tenere tra le mani affogando in un mare di dubbi: Esonerare o non esonerare, questo è il problema… Traghettare o non traghettare, questa la paura, dopo l’esperienza del decimo posto con Garcia e la scelta Mazzarri. Il presidente in questo momento resta fermo sulla propria decisione, vuole insistere con Allegri ma è chiaro che, dinanzi a questo catastrofici risultati, non potrà far finta di guardare altrove ancora per molto. Citando Allegri, contano i risultati: "il resto è silenzio”.

Dieci infortuni, questo è un alibi. Ma, ripeto, lo è più per la squadra che per l’allenatore, incapace ci costruire uno spartito che permetta a chiunque di trovarne conforto, anche quando manca qualche componente dell’orchestra. Resta, però, un tema che viaggia in parallelo rispetto alle considerazioni sul tecnico: anche lo staff medico non può che finire sotto esame. Serve una rivoluzione, pure in quel settore.