L'allenatore Marino: "Allegri pragmatico, scelta giusta per il post-Conte"
L'allenatore Giuseppe Marino è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Stiamo parlando della maglia numero 10 del Napoli. Nico Paz può essere il calciatore giusto per raccogliere un'eredità così importante?
"Se il paragone lo facciamo con Diego, io credo che non esisterà mai più, in vita terrestre, qualcuno che possa indossare quella maglia. Se poi ci vogliamo accontentare, perché abbiamo il palato fine con quel numero, allora io credo che oggi il numero dieci sia diventato un numero dieci moderno. Non esiste più quel dieci con i calzettoni bassi che correva poco ma che ti illuminava. Oggi, purtroppo, come ho sentito spesso dire anche da alcuni tecnici, il dieci si è spostato sull'esterno d'attacco. Ormai i dieci sono Yamal, Mbappé, sono questi giocatori che ti fanno la differenza, che ti saltano l'uomo. Non esiste più quel giocatore che ti cambia la partita. Totti ha iniziato un po' questa evoluzione, anche Baggio a fine carriera ha fatto la seconda punta. L'ultimo vero dieci, almeno per l'esperienza italiana, probabilmente è stato Antonio Cassano. Detto questo, Nico Paz, per quello che ha dimostrato, credo assolutamente sia un calciatore che possa rappresentare quel genio e sregolatezza di un tempo. Anche se forse farò un'eresia, io il dieci del Napoli ce l'ho già in casa ed è Kevin De Bruyne. Vedo in lui quel giocatore che vede linee di passaggio, che taglia le pressioni avversarie, verticalizza e crea situazioni dal nulla. Penso che il valore e lo spessore di Kevin siano ancora superiori a quelli di Nico Paz. Lui ha dimostrato tanto, ma deve ancora fare tanta strada. Io spero che rimanga e che Allegri riesca a ritagliargli il ruolo giusto."
Che impressione ti stanno facendo questi Mondiali? Hai visto qualcosa di nuovo dal punto di vista tattico e cosa ti ha colpito di più?
"Guardando i Mondiali ti dico che, sulla carta, la Francia è nettamente la più forte. Però ho la percezione che quest'anno ci possa essere qualche sorpresa, perché vedo le squadre sudamericane, come l'Ecuador, e quelle africane. Ormai il divario è diventato minimo, perché la tattica ha quasi annullato quelli che sono i valori tecnici in campo. L'organizzazione e la corsa fanno la differenza. Vedo anche le piccole nazioni dare filo da torcere e una volta superati i gironi può accadere di tutto. Io spero che ci sia una sorpresa. Mi piace tanto il Marocco, mi piace tanto la Costa d'Avorio e vedo in queste nazionali quella voglia, quella passione, quel sacrificio e quel senso di appartenenza che non vedo nelle grandi nazioni. Credo che alla fine prevarrà una squadra che ci metterà tanto cuore. Lo spero anche per dare un messaggio positivo ai giovani: tutto è possibile e tutto può cambiare."
Il calcio africano è cresciuto tantissimo, oggi non c'è solo forza fisica ma anche qualità tecnica.
"Sì, anche perché la maggior parte dei giocatori gioca nei campionati più importanti d'Europa. Se guardi il Marocco, la maggior parte dei calciatori gioca in Italia, Germania, Spagna o Inghilterra. Non c'è più il giocatore africano che gioca in Africa. Questo alza tantissimo il livello. Poi prevale anche l'idea tattica. Prima gli allenatori avevano identità molto marcate, adesso cercano soprattutto di valorizzare al massimo le risorse a disposizione. Vedi squadre che attaccano con i terzini dentro al campo, che difendono tutti dietro la linea della palla cambiando sistema di gioco. Da una squadra africana anni fa non te lo saresti mai aspettato. L'importante è superare i gironi e loro lo stanno facendo, poi diventa tutto ancora più bello."
Massimiliano Allegri ripete spesso che 'il calcio è semplice'. Secondo te cosa intende?
"Credo che lui identifichi il calcio come una semplicità di gioco. Oggi è diventato difficile fare le cose semplici, perché spesso gli allenatori vengono valutati per le innovazioni tattiche. La massima di Allegri è legata proprio a questo: sei sicuro che un'innovazione tattica faccia bene alla tua squadra oppure la fai solo per dimostrare di essere un allenatore innovativo? La semplicità è racchiusa nel trovare il vestito adatto alla tua squadra, fare quello che serve e non di più, il minimo indispensabile per portare il risultato a casa. Lui è un allenatore pragmatico e credo sia la scelta giusta in continuità con un altro allenatore pragmatico come Conte. Inoltre, quando subentrò a Conte alla Juventus fece benissimo. Razionalmente è la scelta migliore che il Napoli potesse fare. Oggi De Laurentiis vuole trasmettere l'idea di una società affermata che ha la possibilità di scegliere top manager e dare continuità a quello che è stato costruito. Vedremo se poi sarà una scelta azzeccata."
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