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Pastore: “Allegri tende ad autoassolversi, ma dovrebbe utilizzare meglio i giocatori”

Pastore: “Allegri tende ad autoassolversi, ma dovrebbe utilizzare meglio i giocatori”
Oggi alle 15:00Rassegna Stampa
di Antonio Noto
Giuseppe Pastore analizza le difficoltà di Allegri e denuncia poca chiarezza e fiducia all’interno del club.

Giuseppe Pastore, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Sei d’accordo con la definizione di un’Italia da “Jurassic Park”?
“In realtà siamo in un’era geologica che non è né carne né pesce, perché se da un lato c’è, l’ho già visto e commentato, l’immagine della tribuna autorità di ieri, dall’altro c’è un’Italia che osa ma fino a un certo punto, che da un lato lancia Romano e poi però lo massacra il giorno dopo perché è stato il peggiore in campo. Allora non è così che si fa con i giovani che hanno giocato cinque partite in Serie A da titolare. Una volta che indossa la maglia della Nazionale contro De Bruyne, Tielemans, un Belgio comunque molto serio che ha fatto i quarti di finale ai Mondiali, ci sta che soffra. Dovrebbero dargli tempo. Ieri i due peggiori in campo, secondo me, sono stati Tonali e Barella, mio punto di vista. Dall’altro lato poi ha un po’ di paura a lanciarli tutti, perché mi aspettavo di vedere Kayode, mi aspettavo magari di vedere Vergara, magari al posto di uno che non è nemmeno un esterno di ruolo come Kean. Insomma, è una formazione molto approssimativa che ci può stare se consideriamo questo l’inizio di un nuovo ciclo che magari ci porterà al Mondiale tra quattro anni, ma non è detto che sia un nuovo ciclo. Per ora le premesse sono in realtà di un brancolare nel buio, a cominciare da un CT che è stato ripescato dalla periferia del calcio, dopo essersi defilato in maniera discutibile tre anni fa. Quindi c’è anche questo aspetto morale che non aiuta in questo momento la Nazionale a essere amata, come dimostrano i fischi dell’Olimpico e temo in generale i fischi virtuali di tutti gli appassionati italiani che in questo momento non riconoscono più quello per cui hanno sempre tifato fino a qualche anno fa”.

Con la situazione di Malagò, il nuovo ciclo del calcio italiano rischia di essere soltanto una chimera?
“Detto che il nuovo ciclo non mi sembra qualcosa per cui battersi fino all’estremo, mi sembra un ciclo ancora abbastanza discutibile, proprio perché non ha nulla di nuovo. Malagò, Mancini, Ranieri: il nuovo è qualcos’altro. Però parliamo anche di questa cosa, perché se Malagò salta e se salterà, salterà per motivi politici, che ne dicano i ministri e i presidenti del CONI. Le cause sono esplicitamente politiche, perché l’infrazione di Malagò, se di infrazione si tratta, è un reato leggero e puramente burocratico, che peraltro è stato ignorato per mesi fino a essere tirato fuori a settembre per motivi strumentali. Quindi questa cosa amareggia sicuramente Malagò, che si scopre solo a livello di amicizie e di tutele, e complica la vita del calcio italiano, anche perché al di là del risultato della Nazionale c’è un Europeo 2032 per cui già stiamo facendo bella figura a livello organizzativo e ne faremo una ancora peggiore agli occhi dell’UEFA. Mi auguro che chi sta facendo saltare Malagò abbia valutato questo aspetto, perché altrimenti rischiamo ulteriormente di tirarci la zappa sui piedi con tutto quello che attende il calcio italiano in termini di investimenti per gli stadi, per tutto quello di cui abbiamo bisogno. A me sembra una situazione di grande leggerezza da parte di tutta la politica, non solo del calcio, la politica del governo, del ministro Abodi, di chi ha scelto di andare dalla parte del governo e non dalla parte di Malagò, quindi non lo so, sono molto perplesso. È chiaro che Mancini, che è un problema minore, in questo momento rischia a sua volta di essere travolto da questo cambio, perché a parte il fatto che conosciamo Mancini e sappiamo che è uno che in carriera spesso è andato via, se ne è andato o se n’è perso dei punti di riferimento. Ha un contratto, mi pare, triennale, però sarebbe anche lui indebolito dall’uscita di scena di Malagò. Non lo so, come vedete i risultati del campo sono l’ultimo dei problemi in questo momento. Nonostante siano un grande problema, però sono il riflesso di una situazione molto precaria e molto caotica che purtroppo stiamo riuscendo a peggiorare”.

Intorno al Napoli e ad Allegri c’è già la ricerca di un colpevole oppure si sta cercando una soluzione?
“Se fosse già iniziata la caccia al colpevole sarebbe un problema, visto che ci sono ancora 33 partite di campionato, almeno sette di Champions. La stagione non prevede che a settembre si trovi il colpevole, si prevede la ricerca di soluzioni. A me sorprende molto, ma forse non dovrei più essere sorpreso, continua a sorprendermi il fatto che arrivino i bollettini su tutti i giornali da Castel Volturno ogni giorno, anche se non si allenano. Evidentemente si tratta di un modus operandi che io ricollego ad Allegri, perché si comportava così anche ai tempi del Milan, in cui è il tecnico che, informando, facendo filtrare un po’ le voci da Castel Volturno, cerca di chiarire la propria posizione. Non mi pare un atteggiamento corretto in generale, proprio perché se ci sono dei problemi li si affrontano tutti insieme, non con il distinguo: io non c’entro niente perché volevo un’altra punta, io non volevo Lucca, le premesse erano altre e quei senatori sono deludenti. Tutto questo è un pezzo di verità, perché nessuno è innocente, ma se nessuno si assume la responsabilità, che mi sembra il comportamento più maturo quando c’è una serie di problemi, ognuno scarica la responsabilità sugli altri e questo non fa il bene di una squadra. Vi sembra unito il Napoli in questo momento, intanto come società e non solo come spogliatoio? A me no, sinceramente. C’è un presidente che parla spesso ma ha un po’ sottratto l’appoggio all’allenatore che aveva scelto a luglio. Oltretutto vengono fuori voci di allenatori come Italiano che avevano chiesto garanzie. Mi pare che serva un po’ più di concentrazione sul futuro, che vede il Napoli impegnato in partite decisive per non perdere altro terreno dalla testa, mentre invece stiamo già a pensare al mercato di gennaio, stiamo già pensando a quello che sarà un futuro che è tutto da scrivere in queste pagine. Però ho capito che l’allenatore tende sempre un po’ ad autoassolversi negli ultimi anni della sua carriera. Non bisogna farlo. Se ci deve essere un’analisi, un commento, uno studio dei problemi del Napoli, si deve partire da chi la squadra la mette in campo e la mette in campo con risultati fin qui discutibili. Il peggior attacco degli ultimi vent’anni, un attaccante, una prima punta, che tocca pochissimi palloni e poi quando va in Nazionale invece torna a segnare e giocare bene. La partita di De Bruyne ieri sera avrà fatto fischiare parecchio le orecchie di Allegri, visto il De Bruyne di ieri sera che sembrava tutt’altro giocatore. Queste cose mi sembrano oggettive e mi sembrano un punto di partenza necessario invece di parlare di mercato, di presidenti che mancano, di gente che non è adeguata. I giocatori il Napoli ce li ha e dovrebbe cercare di utilizzarli meglio. Non vorrei che Allegri fosse stato preso per accompagnare il morto, richiamando quelle parole che aveva detto Conte”.

La cosa più preoccupante è allora la sensazione che il Napoli stia progressivamente scivolando in un processo di involuzione?
“Fatto tutto questo ragionamento insieme, forse è questa la cosa più preoccupante, cioè che il Napoli sembra stia pian piano scivolando in questo processo di involuzione. Non ricordo bene in che occasione abbia parlato e dove siano uscite le dichiarazioni che ha fatto sullo stadio, su altri colleghi presidenti. Mi sarei aspettato una... non dico che lui prendesse posizione, ma che quantomeno affrontasse anche un po’... desse una chiave di lettura o dicesse la sua su un Napoli che in questo momento sembra sempre guardare o al passato o al futuro e mai al presente. Quelle parole di Conte per me sono valide. Un allenatore certamente poco incline alla diplomazia, ma che è uno che ha sempre pensato al proprio tornaconto, però per questo era stato molto ruvido l’anno scorso, forse troppo. Non lo so, però in questo momento il Napoli sembra andare in propria direzione, cioè il non-mercato, che probabilmente non è una colpa questa, non è qualcosa di cui il Napoli deve vergognarsi, è un non-mercato che magari nasce da una difficoltà temporanea a livello economico, visto anche quanto ha speso il Napoli di Conte, che è uno dei responsabili secondo me della situazione. Non mi sembra giusto, non mi sembra sano parlare per spifferare le cose, farle uscire sui giornali senza mai affrontarle internamente. Mi sembra che trasmetta solo un senso di sfiducia l’uno con l’altro, di poca fiducia, di freddezza addirittura. Tra le cose che ho letto in questi giorni c’è anche quella che Allegri è deluso dal fatto che De Laurentiis non si presenti più allo stadio. Non lo so, far uscire queste cose e lasciarle lì a macerare, dandole in pasto ai tifosi senza un contesto, un’analisi, un commento, una smentita, una conferma, fa solo il male dell’ambiente perché autorizza la diffusione delle peggiori voci, delle peggiori illazioni. Non mi sembra un modo sano. Non ce l’ho con i giornalisti, ce l’ho con la società Napoli. Nessun aspetto, nessuna componente, né tecnica né amministrativa, sta facendo chiarezza e i tifosi alla fine si preoccupano proprio per questa mancanza di chiarezza più che per i risultati”.