Milan alla deriva: due settimane dopo il fallimento ancora nessuna novità. E il Napoli attende

Milan alla deriva: due settimane dopo il fallimento ancora nessuna novità. E il Napoli attende

Per parlare di quello che sta succedendo al Milan bisogna tornare indietro. Non di tanto, era il 25 maggio e il club rossonero diramava un comunicato stampa in cui rendeva nota una rivoluzione: “Con effetto immediato, si conclude il percorso in AC Milan dell’Amministratore Delegato Giorgio Furlani, del Direttore Sportivo Igli Tare, dell’Head Coach Massimiliano Allegri e del Direttore Tecnico Geoffrey Moncada”. La nota stampa non si chiudeva con l’indicazione di chi prendesse il posto dei quattro epurati, ma con una promessa: “Ulteriori annunci relativi alle nuove nomine verranno comunicati non appena definiti, con l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione”.

Oggi sono passati 14 giorni e di quegli annunci non c’è ancora traccia. Il Milan non ha, di fatto, una dirigenza. C’è Gerry Cardinale, che controlla il club tramite RedBird. C’è Zlatan Ibrahimovic, il cui ruolo - proprietario, dirigente, consulente - non è mai stato davvero chiaro: la cosa certa è che è in partenza per gli Stati Uniti, dove commenterà il Mondiale per Fox Sports. C’è Massimo Calvelli: anzi no, perché fa parte del CdA in quota RedBird, ma non ha cariche ufficiali e non è mai stato convinto di voler diventare l’amministratore delegato di questo Povero Diavolo. Poi, il vuoto. C’è ancora Paolo Scaroni, il presidente destinato però a occuparsi più che altro di stadio - la sua creatura, gli va riconosciuto - e ormai poco altro. La fotografia dello stato del Milan è impietosa, è stata scattata venerdì pomeriggio a Parma: Scaroni ha partecipato all’assemblea della Lega Calcio Serie A, ma non alla successiva cerimonia per il sorteggio del calendario del prossimo campionato. C’era, in quarta fila, tra amministratori delegati e presidenti dei club, il team manager Alberto Marangon. Grande professionista, forse non la figura istituzionale più adatta a rappresentare il club in queste circostanze: questione di ruolo, non di altro. Eppure è il più alto in grado nel desolato organigramma di Via Aldo Rossi.

In queste due settimane, il Milan si è mosso. Ha tenuto alcuni incontri con pochi giornalisti, ha fatto trapelare una decina di nomi di allenatori, ha visto qualche crepa nel rapporto tra Cardinale e Ibrahimovic. Ha incassato parecchie critiche, un po’ da tutti, al punto che ormai suona come sparare sulla Croce Rossa. Ma non ha fatto nessun passo in avanti, almeno a livello ufficiale. Ha persino definito i piani per il proprio ritiro estivo, tra la Scozia e l’Australia: chissà cosa ne penseranno il direttore sportivo e l’allenatore. Restano le ultime righe di quel comunicato stampa: “l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione”. A livello semantico, “obiettivo” indica un risultato che si intende raggiungere, ma che non è scontato centrare. Ovviamente, avere una dirigenza, un allenatore, un amministratore delegato non sono un obiettivo, per una società di Serie A: sono il punto di partenza, la base, il minimo indispensabile, la conditio sine qua non per esistere. Si direbbe che valga lo stesso anche per il Milan, ma questi 14 giorni senza alcuna novità iniziano a far temere il contrario.