Come cambiare il Napoli? Codignoni: "Serve più coraggio! Vergara sta dando dimostrazioni"
Manuel Codignoni, giornalista di Radio Rai, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "È chiaro che il Napoli non abbia raccolto quello che ci si aspettava, soprattutto perché quando prendi Allegri immagini una partenza sprint: è sempre stato molto bravo a cucinare il piatto con quello che trova nel frigorifero. C'è stata anche un po' di sfortuna in alcune partite, penso soprattutto all'Inter, e poi c'è la questione degli infortuni, che stanno trasformando la stagione del Napoli in una via Crucis dal punto di vista dell'integrità fisica. Però alcune cose sono state deludenti. Credo che nel confronto possano essere entrate anche le parole pronunciate da De Bruyne in Nazionale sulla necessità di un calcio più aggressivo. Il Napoli ha bisogno di una svolta e probabilmente il blitz di De Laurentiis voleva dare proprio questa scossa. Adesso, però, deve arrivare una risposta dal campo".
Il Napoli tende spesso ad abbassarsi eccessivamente, soprattutto quando passa in vantaggio. È un problema tattico, fisico oppure anche mentale?
"Da un lato c'entra la proposta di calcio dell'ultimo Allegri. Basta guardare anche le sue precedenti esperienze per accorgersi che determinati pattern si ripetono. Poi insisto sul tema degli infortuni: quando hai una rosa molto rimaneggiata si riducono sia le alternative negli uomini sia quelle tattiche. Però è vero che l'atteggiamento del Napoli in tante partite sia stato troppo timido. Non è quello che ci si aspetta da una piazza abituata negli ultimi anni ad altre proposte di gioco, da Conte a Spalletti. Alla fine, però, sono sempre i risultati a mettere tutti d'accordo: con tre o quattro punti in più probabilmente discuteremmo molto meno della qualità del gioco".
Quanto incide allora la componente mentale sulle difficoltà della squadra e quanto potrebbero aiutare alcune vittorie consecutive e il recupero degli infortunati?
"Il calcio è fatto di inerzia. Quando i risultati non arrivano può subentrare un po' di braccino e gli episodi negativi finiscono per pesare su tutta la squadra. Se il Napoli riuscisse a inanellare tre o quattro vittorie consecutive, credo che anche le prestazioni diventerebbero più convincenti perché i calciatori si toglierebbero un peso dalle spalle. Poi molti giocatori sono costretti agli straordinari per i tanti infortuni e questo può togliere lucidità. Il recupero di McTominay, se dovesse ottenere l'idoneità agonistica e tornare al 100%, sarebbe qualcosa capace di spostare nettamente gli equilibri anche nell'idea di gioco di Allegri".
De Bruyne, Hojlund e Vergara hanno mostrato un volto differente con le rispettive Nazionali. La sosta può restituire al Napoli giocatori più sereni e consapevoli?
"È la dimostrazione di quello che dicevamo. Quando togli la pressione legata a una squadra che non sta rendendo come previsto, emergono le qualità individuali. Sono giocatori forti e De Bruyne sa ancora essere uno dei migliori al mondo nella propria categoria. Fare bene con le Nazionali può aumentare l'autostima e poi trasferirla anche all'ambiente Napoli. Vergara, allo stesso modo, sta dimostrando di essere un giocatore forte. Ma proprio il suo caso apre un'altra riflessione: l'anno scorso ha esordito con il Napoli e ha sorpreso tutti anche grazie all'emergenza infortuni. Se Conte avesse avuto sempre la rosa al completo, avremmo scoperto ugualmente Vergara? È una domanda che dovrebbe farci riflettere".
Allegri continua a ricordare le poche presenze di Vergara in Serie A, mentre Mancini gli sta concedendo grande fiducia in Nazionale. Il tecnico del Napoli lo sta proteggendo troppo?
"Conosciamo il modo di Allegri di trattare i giovani. Credo che da parte sua ci sia il tentativo di coccolare e proteggere il talento di Vergara. Ma dall'altra parte serve anche il coraggio di gettarlo nella mischia e permettergli di diventare protagonista. Vergara sta dimostrando di essere un giocatore di livello assoluto. Il problema è più ampio e riguarda tutto il sistema italiano: siamo un Paese che spesso ha paura di investire realmente sui giovani e il calcio sconta questo modo di ragionare".
Perché in Italia si parla tanto della necessità di valorizzare i giovani, ma poi al primo errore vengono spesso messi in discussione?
"È proprio questa la contraddizione. A parole siamo tutti bravi a dire che bisogna puntare sui giovani, poi appena uno sbaglia viene massacrato. È successo anche a Romano dopo Belgio-Italia, nonostante sia un ragazzo di assoluto livello. Sono contento che Mancini sia pronto a ridargli fiducia. Vale per Romano, Vergara e per tanti altri. Pensiamo anche a Kayode: corsa, tecnica, personalità e fisico, ha tutto per diventare un calciatore importante. Ma qualcuno deve avere il coraggio di farli esordire. Ci vuole il coraggio di farli giocare, quello di difenderli e soprattutto quello di insistere. Anche gli allenatori devono avere le spalle larghe e prendersi le critiche che spesso vengono rivolte ai ragazzi. Naturalmente questo vale quando il giovane ha realmente qualità, perché non bisogna difenderlo a prescindere. Ma in Italia abbiamo tanti talenti e gli altri Paesi dimostrano che è proprio da lì che si costruisce il futuro della Nazionale. Senza dimenticare che valorizzare un giovane rappresenta anche un investimento economico enorme per i club: basta guardare ciò che ha fatto l'Atalanta negli ultimi anni".
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