Vergara, Petino: "Parla la stessa lingua di altri tre azzurri, come fai a tenerlo fuori?"
Pierpaolo Petino, giornalista di Cronaca Azzurra, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone, smartTv e DAB Campania. Con lui siamo partiti da Antonio Vergara, dal ruolo che potrebbe ricoprire nel Napoli e dalla necessità di concedergli maggiore continuità dopo quanto mostrato anche con la Nazionale: “Io parto da una riflessione come quella di Carlo, cioè deve stare in campo. Si continua a parlare di giovane per un ragazzo di 23 anni che onestamente non è più da considerare un giovane nel calcio, ma è uno che a questa età avrebbe dovuto avere già un minimo di consacrazione. Tra l'altro, chi ha seguito Vergara ha visto che è sempre stato un enfant prodige, un giocatore che ha dimostrato sempre nel corso della sua carriera di avere grandi numeri, ma la miopia, la mancanza di coraggio di questo mondo hanno fatto sì che lui a 23 anni fosse visto ancora come un ragazzino, ma non è così. Talento puro del calcio italiano. Io mi sono divertito a leggere un po' le pagelle dei giornali italiani e sono tutti quanti strabiliati, perché d'altra parte chi vive a Napoli, chi conosce il Napoli, adesso ha imparato un po' a vederlo, ma nel resto d'Italia conoscono poco Vergara. È diventato un idolo anche a Bologna subito, perché è uno di quei giocatori che in qualunque zona del campo crea delle situazioni che ti consentono di vedere calcio, di creare una superiorità, di creare i presupposti. Ti salta subito all'occhio. E poi combatte, ti dà una mano dietro la linea, è generoso. Lo vedi dietro, recupera la palla, poi lo vedi avanti, lo vedi dappertutto. E ha grande voglia, si vede, la famosa fame che serve nello sport. Ora, sulla posizione in campo devo dire che considerarlo alla maniera, diciamo, limitativa, anche a me sembra un po' riduttivo per il giocatore, che invece trovo possa essere una meravigliosa seconda punta. Ma ti dico di più: nel momento di crisi degli attaccanti del Napoli, c'è una crisi che poi in realtà è un po' legata a Lucca, ma non a Hojlund. Io credo che Vergara abbia più o meno quella vocazione, quella caratteristica, e in più ha una cosa che lo distingue dagli altri: parla una lingua del calcio che è quella che parla De Bruyne, che è quella che parla Hojlund, che è quella che parla Neres. C'è quella lingua che alcuni calciatori conoscono e altri devono ancora imparare. E quindi come fai a tenere fuori dal campo questo ragazzo?”.
L'eventuale stop di Vergara, dopo quello di Favasuli, priverebbe Allegri proprio di quelle energie fresche di cui il Napoli sembra avere bisogno?
“Questa è veramente un'emergenza, così come lo è quella di un lato del campo, ovvero quello della fascia sinistra della difesa, dove adesso hai praticamente, con l'infortunio di Olivera, soltanto Spinazzola. Non è che puoi pensare che questo ragazzino, non più tale, comunque giocatore di grande qualità e dalle grandi doti tecniche e umane, possa poi sostenere tutto quell'impegno per magari nove-dieci giornate di fila, partite intere. Quindi veramente Allegri deve inventare. Lui ha un materiale che in questo momento, secondo me, è eterogeneo, non è omogeneo perché c'è una serie di complicazioni, anche per una sorta di non mercato che ha portato a tutto questo, per una convinzione sbagliata del presidente che, recuperando gli infortunati e quindi avendo una rosa profonda, quella che lui riteneva fosse, si potesse addirittura affrontare un campionato e una Champions senza spendere nulla. Detto ciò, l'acquisto di Favasuli è un grande acquisto, ma è un solo acquisto e tu non puoi pensare di affrontare una stagione senza la lucidità con la quale devi vedere uno come Di Lorenzo, per esempio, in questo momento cosa ti può giocare e quanto ti può dare, uno come Spinazzola, uno come Politano. Sono giocatori che non hanno più l'età, hanno dato e devono essere supportati da altri talenti. Poi si è riattivato De Bruyne, molto bene, un giocatore di grande qualità che viene da un infortunio serissimo. Bene, ma con chi dialoga De Bruyne?”.
In vista del prossimo ciclo di partite, il Napoli avrebbe bisogno di giocare più alto e con un baricentro maggiormente avanzato?
“Carlo, guarda, io condivido la tua idea, solo che come te seguo il calcio professionalmente da qualche annetto. Io devo dirti che dal primo allenatore che ho conosciuto professionalmente ad oggi, e qualcuno ne è passato, non ne ho trovato mai uno che in qualche maniera cambiasse idea o rinnegasse quello che pensava. Uno che ha cambiato idea è stato Sarri, devo dire, dimostrando grande saggezza, ma avendo un'idea granitica rispetto al modo di stare in campo. Ma questo è quello che gli sta chiedendo De Bruyne, in qualche maniera, velatamente, neanche troppo velatamente: cioè giocare dieci metri più avanti e avere come idea quella di domare l'avversario andandolo a prendere alto. Ricorderete che il Napoli di Spalletti andava a prendere l'avversario fin sotto la sua area di rigore per la gola ed era un'idea di calcio. Quella di Allegri è un'idea completamente diversa, è un'idea speculativa, è un'idea nella quale devi avere una grande capacità di assorbire l'avversario e poi di speculare sui momenti della partita che ti aiutano magari a fare il gol in più. Non è proprio quello che piace a noi, però poi bisogna avere l'intelligenza, e credo che Allegri sia uno competente e intelligente, di capire qual è la rosa che hai e quindi come utilizzarla al meglio”.
Pierpaolo Petino esalta Vergara e analizza le difficoltà della rosa e le richieste di De Bruyne ad Allegri.
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