Chiariello: "Mancini è la scelta giusta! Il vero problema? I giovani italiani giocano troppo poco"

Chiariello: "Mancini è la scelta giusta! Il vero problema? I giovani italiani giocano troppo poco"
Oggi alle 19:00Le Interviste
di Antonio Noto
Chiariello promuove Mancini e invoca più spazio ai giovani nel calcio italiano.

Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "Il Consiglio federale, Malagò ha annunciato che sta parlando con Roberto Mancini, che sarà il prossimo allenatore della Nazionale. Chi ha giocato a Monopoli o, più prosaicamente, al gioco dell'oca sa come funziona: ticchi, ticchi, ticchi, tacchi, ticchi, tocchi. Pronti e si parte, di nuovo, dal via. Tutto quello che è stato fatto è stato non solo inutile, ma è servito a fare l'ennesima brutta figura del calcio italiano nel mondo. Al punto che della Nazionale qualcuno ha titolato: 'Perde anche quando non scende in campo'.

Siamo diventati un popolo di perdenti nel calcio, a tal punto che ci facciamo ridere dietro. Non solo per aver mancato le qualificazioni mondiali quando i Mondiali sono stati portati perfino a 48 squadre e una Bosnia qualsiasi ci butta fuori, ma lo facciamo anche senza scendere in campo. Sì, perché ci stiamo per apprestare ad avere delle convocazioni in Nazionale subito dopo l'inizio dei campionati. Ci sarà una pausa lunga di tre settimane, sono state accorpate due pause in una e si dovrà ripartire. Fino a oggi, ufficialmente, ancora non c'è l'allenatore. Tutti sappiamo che Maldini e Leonardo hanno deciso di rinunciare all'incarico dopo 16-17 giorni di attività, si fa per dire.

Pretendevano di scegliere Pirlo, che non poteva essere nominato sia per motivi di opportunità politica, visto che ci mette la faccia come brand ambassador. Che significa? Significa ambasciatore del marchio, cioè uno che sposa un marchio e lo promuove. E lui promuove un marchio di scommesse illegali russe nel mondo. I soldi, si ritiene, di un Paese aggressore che nel mondo dello sport è stato messo al bando dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale. Ma soprattutto perché Pirlo non era la persona giusta per il curriculum che si ritrova e per quanto ha fatto fino a oggi. Perfino Gattuso, che chiede il suo scudiero, può essere considerato un professore. Non sempre la trasfusione dal campo alla panchina porta grandi risultati. Poi, per il futuro, chissà: magari Pirlo si affermerà come uno dei migliori tecnici del panorama mondiale. Ad oggi le sue tracce sono semisconosciute, visto che allena un club di Serie B araba che ha portato in Serie A. Attenzione, quando si parla di mondo arabo bisogna fare una distinzione. Una cosa sono gli Emirati Arabi e un'altra è l'Arabia Saudita. Pirlo allena nel campionato peggiore, quello più scarso in assoluto, quello che anche al Mondiale ha dato i peggiori segnali di qualità, perché il mondo asiatico è stato spazzato via come un fuscello. Considerando che la migliore delle asiatiche è stata l'Australia, che asiatica proprio non è, nel senso che appartiene a un altro continente ma partecipa alla Confederazione asiatica. Per capirci, quindi, non poteva essere Pirlo.

E i nomi che sono arrivati subito dopo hanno fatto tremare le vene ai polsi: Thiago Motta, per carità di Dio; Palladino, uno che l'Atalanta non ha confermato e che finora non ha nessuna esperienza internazionale; e Pioli, che era colui che aveva suonato il de profundis alla Fiorentina. Una Fiorentina morta con Pioli, consegnata alla Serie B. Ha fatto un miracolo Vanoli a Firenze, perché erano tutti rassegnati a una retrocessione clamorosa, visto che la Fiorentina era stata una delle squadre più attive sul mercato e sembrava dover competere per le zone europee. Con questi nomi Maldini e Leonardo si sono abbarbicati alle loro scelte, rivendicando autonomia. Ma non si può dare carta bianca a nessuno, specie se poi le idee sono di questo genere. Malagò si è presentato dicendo: "L'esperimento l'ho corteggiato, non ha funzionato. Meglio che se ne vadano subito". Intanto il mio amico di calcetto, quello dell'amichettismo di circolo, sarà il nuovo padrone della Nazionale e vicino gli mettiamo il "volemose bene" per eccellenza, che è Claudio Ranieri. La cosa divertente è che, se Pirlo era brand ambassador di un sito russo e quindi non si poteva considerare quello giusto, poi alla fine i giusti chi sono? Uno che l'anno scorso, al momento della difficoltà, ha rifiutato la Nazionale, Ranieri, perché ha preferito rimanere alla Roma, salvo poi esserne cacciato dopo aver litigato in malo modo con Gasperini. Il braccio di ferro l'ha vinto il Gasp e lui è rimasto fuori. Prima no, poi sì. E l'altro è uno che ha lasciato la Nazionale quando gli è convenuto andare a prendersi i soldi in Arabia. È vero che in quel momento era ai minimi storici, con Gravina che stava facendo di tutto per defenestrarlo, però è uno che da un giorno all'altro ha lasciato la Nazionale e ora se la riprende. Certo, non due esempi di provata fedeltà azzurra, ma questo ci dice il mondo di oggi.

Allora la scelta di Mancini va valutata per quello che è. È una scelta buona. Il percorso è stato tortuoso, molto ridicolo, con figure da "Cacao". Maldini e Leonardo, due meteore perniciose che sembravano la panacea di tutti i mali e invece si sono rivelati tutt'altro. Era Mancini all'inizio l'alternativa a Conte e Mancini è stato. Si poteva risparmiare tutto ciò? Certo. Però ora dobbiamo guardare avanti e partire dal dato di fatto. È Mancini l'uomo giusto per la Nazionale? Io ritengo di sì. È la Nazionale giusta per Mancini? Io ritengo di no, o perlomeno ni. Mancini non eredita un brutto gruppo di calciatori. Perché sì? Perché ha già allenato la Nazionale, ha vinto un Europeo in casa dell'Inghilterra, togliendo il titolo agli inglesi. Donnarumma ai rigori ha fatto il fenomeno, ma ha riportato in Italia un titolo che mancava dal 1968, cioè da 53 anni. Ha fatto 37 partite utili consecutive: non è stato solo un caso se ha vinto l'Europeo. Se è uscito dal Mondiale lo deve anche ai due rigori sbagliati da Jorginho contro la Svizzera. Sembrava andare tutto bene fino alla partita di Firenze con la Bulgaria, dove l'Italia steccò la vittoria. Da quel momento cominciò il precipizio e la parabola di Mancini finì lì. Però Mancini ha dimostrato che sa trattare con i giovani, sa trovare quelli giusti, ha visione e fa giocare la squadra.

Di quella squadra cosa gli è rimasto? Giocava con due esterni d'attacco, Chiesa e Berardi, più Insigne. Non c'è più nessuno dei tre. Giocava con un centravanti che non convinceva nessuno ma che in Italia faceva valanghe di gol, Immobile, che non c'è più. Aveva un centrocampo tecnico e di qualità con Jorginho, Barella e Verratti. Oggi è rimasto solo Barella. Probabilmente non ha ancora individuato il regista, perché quelli che si stanno affacciando sono due: Gaetano, andato all'Atalanta, e Fagioli, che sembra il migliore di tutti. I due giocavano insieme nella Cremonese con Alvini, vincendo la Serie B. Dietro ci sono il non convincente Ricci e Rovella, sempre pieno di infortuni. A questi si aggiunge Locatelli, che regista non è ma garantisce combattività e aggressività, con poca qualità. Come mezzali abbiamo un giocatore importante come Tonali, che ha preso il posto di Verratti. E c'è un altro giocatore che può emergere in quel ruolo: se davvero diventa mezzala, Vergara ha diritto a essere preso in considerazione. Un centrocampo con Gaetano, Vergara e Tonali potrebbe essere molto intrigante. In difesa non ha più la coppia Bonucci-Chiellini, che rimpiangiamo notevolmente. Bastoni e Calafiori sono di livello internazionale, ma giocano tutti nello stesso ruolo. Mancini della Roma è un usato sicuro, Scalvini prima o poi deve emergere e ai box c'è Buongiorno. Dall'Under 21 qualcosa si sta vedendo. Oggi Bastoni, Calafiori e Scalvini possono formare una buona cerniera difensiva. Il portiere è sempre lui, Gigio Donnarumma. Per i terzini, finita l'epoca Di Lorenzo, ci sono nomi interessanti. Il Napoli segue Foud da Catanzaro, poi c'è Palestra, oggi il gioiello italiano per eccellenza, anche se più abituato a fare il quinto che il quarto. A destra c'è Palestra, a sinistra c'è Dimarco. Non dimentichiamo Bellanova, Cambiaso e i giovani che stanno emergendo, come Bernasconi dell'Atalanta e Bartesaghi del Milan. I terzini sembrano il reparto in cui siamo messi meglio. Davanti, come centravanti, abbiamo Moise Kean, Pio Esposito e Scamacca, che tecnicamente rimane uno dei più forti anche se frenato dagli infortuni. Escludo Retegui dalla rifondazione. Mi piace molto anche Sebastiano Esposito, che può giocare sulla linea dei trequartisti. Qualcosa di buono c'è.

Ci sono giovani da cui ripartire: Scalvini, Palestra, Favasuli, Bartesaghi, Bernasconi, Ruggeri, Vergara vicino al più esperto Tonali. Davanti bisogna trovare gli esterni giusti, perché in questo momento l'Italia è carente proprio in quel ruolo. Zaccagni ha ormai i suoi anni, Politano peggio mi sento, Berardi anche, Chiesa è scomparso e Insigne gioca in B. Bisogna trovare nuovi talenti, gente capace di fare gol e saltare l'uomo. Per esempio c'è il talento del Torino, che l'anno scorso era a Castellammare. Può diventare un giocatore importante. E c'è sempre Raspadori, che è un buon talento. Le punte ci sono, mancano però gli esterni. Questo è il tema. Tocca a Mancini trovarli e ai club farli giocare e crescere. Bisogna investire finalmente sui giovani. Io spero che il Napoli lo faccia con Thiago Gabriele, con Favasuli e soprattutto con Vergara. C'è anche Pisilli, che si aggiunge agli altri. Insomma, Mancini parte da una base che non è pessima. Come ha scritto Amelia, ex portiere campione del mondo nel 2006, il problema principale dei nostri giovani è che non vengono inseriti nelle rose della prima squadra. Le rose hanno 25-26 giocatori, spesso riserve straniere che giocano pochissimo e potrebbero essere sostituite da giovani italiani che si allenano con la prima squadra e poi esplodono. Faceva l'esempio di De Rossi, che per un anno non ha quasi visto il campo ed è poi diventato un perno. Lo stesso vale per altri giovani del vivaio della Roma. Se vengono inseriti nel contesto della prima squadra, prima o poi avranno la possibilità di esplodere. Vedi Vergara: l'anno scorso è rimasto a Napoli e, quando è stato il momento, si è fatto trovare pronto.

Mancini va aiutato dal movimento calcistico, ma ha le qualità, il carisma e i titoli per prendere in mano la situazione e portare la barca finalmente in porto, facendo un buon Europeo, una buona Nations League e una qualificazione mondiale vincente. Quindi buon lavoro a Mancini, posto che sia lui il nuovo tecnico. E soprattutto buona lezione a Malagò, che ha capito quanta differenza c'è tra la nuotata del CONI e quella piena di serpenti".